Bologna 2015. XXIX Edizione del Festival del Cinema Ritrovato. Una panoramica

Articolo di: 
Eleonora Sforzi
XXIX° Edizione Festival del Cinema Ritrovato

Anche quest'anno la dotta e culturalmente attiva Bologna è stata illustre cornice di quello che è probabilmente il festival più amato dai cinefili, ovvero “Il Cinema Ritrovato”, che si è tenuto dal 27 giugno al 4 luglio scorsi, ancora una volta ricco di retrospettive e riscoperte, incontri e approfondimenti, ma soprattutto di restauri straordinari.

Anzitutto, è doveroso segnalare che l'edizione da poco conclusasi è stata dedicata alla memoria di alcune personalità scomparse nell'ultimo anno che si sono distinte per il loro rapporto con il cinema: oltre a figure di rilievo quali Manuel de Sica, Ciro Giorgini, Paolo Morsiani e Jytte Jensen, ci hanno lasciato il regista finlandese Peter von Bagh, che da anni ricopriva il ruolo di direttore artistico del festival, Karl 'Baumi' Baumgartner e Gian Vittorio Baldi, ma soprattutto i grandi cineasti Francesco Rosi e Manoel de Oliveira.
La Cineteca di Bologna, in collaborazione con altre cineteche da tutto il mondo, ha allestito anche quest'annno un programma variegato nel segno del grande cinema e, allo stesso tempo, dei suoi aspetti da scoprire o riscoprire, attraverso le numerose pubblicazioni presenti alla Mostra mercato dell'editoria cinematografica e mediante ininterrotte proiezioni diurne presso le sale accoglienti del Cinema Lumiére, del Cinema Arlecchino e del Cinema Jolly e ulteriori proiezioni serali in piazza Maggiore, con la luna quale spettatrice privilegiata.

Molte sono state le sezioni del Festival, che hanno quindi gettato una nuova luce su periodi, registi e temi della storia del cinema spesso poco conosciuti o addirittura trascurati del tutto, accompagnando gli spettatori in luoghi e tempi diversi, armonizzando il piacere della scoperta della novità con quello del recupero di alcuni schemi noti e familiari per i fedelissimi de “Il Cinema Ritrovato”, che hanno potuto vedere, come di regola, i film sempre in lingua originale con sottotitoli internazionali.
Vivissima, ad esempio, la sezione “Ritrovati e restaurati”, che anche quest'anno ha accolto una selezione di grandi restauri di muti e di sonori realizzati in tutto il mondo, tra cui illustri esempi sono stati sicuramente le pellicole On the town di Stanley Donen e Gene Kelly, The third man di Carol Reed con Orson Welles, Woman on the run di Norman Foster, il capolavoro di Visconti Rocco e i suoi fratelli, Bunny Lake is missing di Otto Preminger. E ancora, meritano di essere citati i restauri di Goodfellas di Scorsese, della Trilogia di Apu di Satyajit Ray e la pellicola, uscita programmaticamente postuma, di Manoel de Oliveira Visita ou memórias e confissões girata nel 1982.
Nella sezione “Documenti e documentari”, inoltre, sono state accolte produzioni quali Magician: the astonishing life and work of Orson Welles dello scorso anno dedicato al grande regista americano, di cui quest'anno ricorre il centenario dalla nascita e celebrato con un'ampia retrospettiva; ma è doveroso segnalare anche la lucida indagine di Marcel Ophüls sui crimini di guerra, a partire dal processo di Norimberga nel film di 278 minuti, The memory of justice.

Nel corso del Festival sono state promosse, inoltre, interessanti “Lezioni di cinema”, con noti ospiti e studiosi, tra cui quella in ricordo della carriera di Peter von Bagh, del quale sono stati proiettati i più importanti film e al quale ha reso omaggio anche il regista finlandese Aki Kaurismaki, presentando la pellicola Le mani sporche del 1989. E, ancora, sono da segnalare l'incontro con il pittore del cinema Renato Casaro, di cui la Biblioteca Renzo Renzi ha ospitato una mostra di bozzetti originali, ma anche l'inedito colloquio con importanti rappresenti della Gaumont per i centoventi anni di attività, celebrati con numerose proiezioni di pellicole prodotte dalla casa francese, a partire dal serial muto di Louis Feuillade Les Vampires del 1915 per arrivare al magistrale Ascenseur pour l'échafaud diretto da Luis Malle nel 1958, del quale resterà indimenticabile la camminata di Jeanne Moreau sulle note di Miles Davis.

Numerosi, poi, gli ulteriori incontri incentrati ora su singoli restauri ora su discussioni di più ampio respiro relativi alla conservazione della memoria cinematografica e, in tal senso, al ruolo di archivi, musei e cineteche, ma soprattutto al valore della pellicola rispetto al supporto in digitale: un tema di grande interesse soprattutto perché si configura un problema aperto su cui è necessario porre mente al fine di operare con metodologie consapevoli e impostate criticamente. Si tratta di una questione molto cara al grande regista Martin Scorsese, assiduo promotore di restauri e di progetti di conservazione cinematografica sostenuti attraverso la Film Foundation e la World Cinema Foundation anche in collaborazione con la Cineteca di Bologna, già autore di un interessante documentario sull'argomento del 2012 intitolato Side by Side.

Per la sezione “Lezione di cinema”, di grande importanza indubbiamente quella con Isabella Rossellini, della cui madre Ingrid Bergman quest'anno viene celebrato il centenario della nascita con una sezione incentrata sui suoi esordi, nel periodo pre-hollywoodiano; altrettanto interessante è stata quella dedicata a Buster Keaton: della sua opera è stato promosso un progetto di restauro di ampio respiro, il cui punto di partenza è stata la suggestiva proiezione delle pellicole One week e Sherlock Jr. in Piazza Maggiore, con le musiche composte e dirette da Timothy Brock, eseguite dall'orchestra del Teatro Comunale di Bologna.

Oltre alla nota sezione “Cento anni fa”, che ha raccolto film di vario genere realizzati nel 1915, il festival ha presentato e armonizzato molti altri ambiti di interesse, tra cui un approfondimento sulle commedie brillanti di Leo McCarey, quali alcuni cortometraggi con Stanlio e Ollio, il celeberrimo Duck Soup (La guerra lampo dei fratelli Marx) del 1933, ma anche altre dal retrogusto amaro, quale Make way for tomorrow del 1937.
Questa ventinovesima edizione del Festival del Cinema Ritrovato, ha, inoltre, dato spazio ora a rarità del cinema italiano del dopoguerra e ai film di Renato Castellani, ora a pellicole poco conosciute per le sezioni sul Cinema a colori in Giappone e sul Cinema del disgelo russo, oltre che alla pressoché sconosciuta Nouvelle Vague iraniana.

Sono state dedicate porzioni del programma ad alcuni ambiti del muto ancora in attesa di essere riscoperti e apprezzati: è il caso del pioniere del cinema tunisino Albert Samama Chikly, del quale è stata presentata una panoramica relativa al suo lavoro di fotografo e regista; altrettanto interessante, poi, la retrospettiva dedicata alla poliedrica attrice del muto Valentina Frascaroli, che ha collaborato anche con André Deed, conosciuto in Italia con il nome di Cretinetti. Infine, si è configurato come denso di fascino l'approfondimento sulle produzioni cinematografiche realizzate dalla famiglia Velle: a partire da féeries e i film a trucchi di Gaston, che ricordano il modello mélièsiano, alle pellicole a cui ha lavorato come operatore il figlio Maurice, fino ad arrivare alla sua compagna Mary Murillo, che divenne sceneggiatrice negli Stati Uniti.

Quest'ultima edizione del Festival del Cinema Ritrovato, la cui colonna sonora è stata senza dubbio la musica jazz protagonista di una sezione dedicata a film musicali, si è distinta ancora una volta per una ricchissima programmazione, densa di finestre aperte su spazi e tempi diversificati e in grado di far viaggiare la mente e l'immaginazione degli spettatori provenienti da paesi diversi, grazie a questo straordinario patrimonio visivo, che di anno in anno si moltiplica e si rinnova.

Pubblicato in: 
GN34 Anno VII 16 luglio 2015
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