Il castello di vetro. Amore e nevrosi in una famiglia disfunzionale

Articolo di: 
Teo Orlando
Il castello di vetro

Ecologismo profondo e vita anticonformista al limite tra bohémien e clochard: il tutto condito in salsa americana, anzi da profonda provincia statunitense. È quanto ci propone il nuovo film del premio Oscar® Brie Larson, Il castello di vetro (The Glass Castle). La storia raccontata si basa sull'autobiografia di Jeannette Walls, cresciuta in una famiglia eccentrica e disfunzionale, resiliente e misteriosamente affiatata.

Siamo in presenza di un amore incondizionato che tiene avvinta Jeannette Walls, una giovane donna molto determinata (Brie Larson, che interpreta il suo ruolo in modo convinto e preciso: fredda e glaciale quando occorre, sentimentale e insicura in altre circostanze), la quale, influenzata dalla natura imprevedibilmente selvaggia e forastica del suo problematico padre, Rex Walls (Woody Harrelson), alcolizzato e semi-disoccupato, trova il necessario spirito di decisione per costruirsi una vita di successo, seguendo le proprie regole.

Il film segue da presso il romanzo autobiografico di Jeannette Walls, dove la scrittrice, diventata anche un'affermata giornalista, svela i segreti della sua infanzia e della sua giovinezza: un’infanzia particolarmente oscura, fatta di povertà, catastrofi, atti di ribellione e reclusione dalla società. E una giovinezza, al contrario, dove cerca a ogni costo di farsi strada, fin dagli anni dell'università, combattendo contro i più tipici pregiudizi sociali.

L'infanzia è un misto di avventura e incubo, poiché si trova costretta a vagare, con i suoi genitori e tre fratelli, in lungo e per largo negli Stati Uniti, tra le città desertiche del Sud-ovest o accampati sui monti del Nord. Il padre non riesce a conservare i lavori che volta per volta ottiene se non per breve tempo, e si sente anche perseguitato dall'FBI. Spesso i bambini devono soffrire letteralmente la fame e andare in giro in abiti logori, venendo spesso presi in giro dagli occasionali compagni di classe delle scuole che frequentano, quando non basta più lo home schooling (in cui il padre legge ai figli classici in modo disordinato, o spiega loro le costellazioni osservando il cielo). È in questi momenti drammatici che il padre promette alla ragazza che un giorno vivrà in un castello di vetro, menzogna che presto rivelerà la sua inefficacia, mentre il matrimonio rischia di andare a rotoli: del resto, nei primi cinque anni del ménage familiare, i suoi genitori cambiarono ben 27 indirizzi perché non avevano soldi per l'affitto. E la moglie di Rex, Rose Mary, sua madre, non era da meno: illusa di essere una grande artista, conviveva con difficoltà con un pronunciato disturbo bipolare.

Quando la famiglia ritorna nella città natale di Welch negli Appalachi, si adatta a vivere in una catapecchia di tre stanze senza acqua, elettricità o riscaldamento, umida e sporca, brulicante di parassiti, serpenti e topi. Dal momento che Jeannette non sopporta più questo, a 17 anni si trasferisce a New York, dove vive nel Bronx con la sorella maggiore Lori. Per sbarcare il lunario prende in prestito denaro da ogni sorta di persone e lavora in uno studio legale, fino a laurearsi al New York's Barnard College. A 27 anni, Walls inizia a lavorare come giornalista di gossip al New York Magazine, sposando un imprenditore e vivendo a Park Avenue per otto anni.

Nel film alcuni particolari cambiano: ad esempio, si allude al fatto che il suo matrimonio vada a rotoli perché Jeannette preferisce ritornare ai suoi vincoli familiari e perfino riaccostarsi al padre, quasi moribondo e domiciliato in una casa occupata da squatters. In effetti, la peculiarità più sorprendente, e quasi straziante, che caratterizzai il film è il suo senso di profondo amore familiare, un amore magico e tanto smisurato quanto la particolarità dei  genitori di Jeannette. Tutto ciò le ha permesso di trasformare la sua giovinezza in una grande avventura e in un percorso rigenerante verso la redenzione, fino a provare sulla sua pelle tutta la luce e le tenebre del mondo. Quasi un romanzo di formazione alla rovescia, e per questo diverso da altre produzioni cinematografiche analoghe: ad esempio dalle avventure della famiglia hippy, ecologista e no-global (che festeggia il compleanno di Noam Chomsky), che, guidata da Viggo Mortensen, abbiamo ammirato in Captain Fantastic.

Pubblicato in: 
GN5 Anno XI 3 dicembre 2018
Scheda
Titolo completo: 

Il castello di vetro
Titolo originale:    The Glass Castle
Lingua originale:    inglese
Paese di produzione:    Stati Uniti d'America
Anno:    2017
Durata:    127 minuti
Genere:    biografico, drammatico
Regia:    Destin Daniel Cretton
Soggetto:    memorie di Jeannette Walls
Sceneggiatura:    Destin Daniel Cretton, Andrew Lanham
Produttore:    Erik Feig, Ken Kao, Gil Netter
Produttore esecutivo:   Mike Drake
Casa di produzione:    Lionsgate, Netter Productions
Distribuzione (Italia):    Notorious Pictures
Fotografia:    Brett Pawlak
Montaggio:    Nat Sanders
Effetti speciali:   Louis Craig
Musiche:    Joel P. West
Scenografia:    Sharon Seymour

Interpreti e personaggi

Brie Larson: Jeannette Walls
Naomi Watts: Rose Mary Walls
Woody Harrelson: Rex Walls
Sarah Snook: Lori Walls
Josh Caras: Brian Walls
Bridgette Lundy-Paine: Maureen Walls
Max Greenfield: David
Dominic Bogart: Robbie
Iain Armitage: Brian da bambino

Al cinema dal 6 dicembre 2018