Dresden di Jan Garbarek. Un sassofono nordico con l'impronta del grande jazz

Articolo di: 
Giovanni Battaglia
Garbarek Dresden

Nel 1963, all’età di 14 anni, Jan Garbarek casualmente ascoltò alla radio un pezzo eseguito dal quartetto di John Coltrane e fu una vera e propria folgorazione. Quella band così dinamica, dove il batterista Elvin Jones ed il pianista McCoy Tyner davano vita ad un approccio ritmico possente ed innovativo, rappresentava la totale rottura degli schemi della musica jazz degli anni ’50: il grido interiore del sassofono di Coltrane non era altro che la materializzazione di quello che sarebbe stato il nuovo modo di intendere l’esplorazione musicale del decennio successivo e non solo.

In quegli anni, infatti, la band di Coltrane, così aperta specialmente agli stimoli dell’oriente (era molto interessato alla musica indiana al punto da incidere un album dal titolo India), rappresentò immediatamente per il giovane norvegese il modello con cui confrontarsi.

Il passaggio successivo fu l’ancor maggiore complessità della musica di Albert Ayler, il grandissimo musicista americano il cui suono rabbioso, duro, destrutturato, spesso addirittura incompleto, con richiami talvolta solo accennati al folk, al gospel, al free jazz, rappresentava il nuovo confine da scoprire.

Nel 1964 Garbarek ebbe la possibilità di suonare con Don Cherry, il quale univa le tradizioni folk di tutto il mondo in un’unica varietà di free jazz. Nel 1969 nasce l’etichetta discografica ECM ad opera di Manfred Eicher e nel 1970, ad Oslo, viene registrato Afric Pepperbird, disco d’inizio del sodalizio tra i due, che darà i migliori frutti nelle varie collaborazioni esterne di Garbarek con Keith Jarrett e Charlie Haden, a cui si aggiunge ovviamente una vastissima produzione in cui il musicista norvegese gioca un ruolo da leader.

Gli anni ’70 rappresentano per Garbarek la riflessione sulla cultura scandinava, che viene filtrata con un percorso personalissimo di reinterpretazione e rilettura attraverso la formazione ayleriana, che prevedeva rapidi accenni e decostruzione della melodia. Il suono di Garbarek negli anni è diventato riconoscibilissimo, grazie allo sviluppo di un proprio stile di ispirazione lieve che utilizza toni acuti e lunghe note sostenute che ricordano gli inviti alla preghiera islamici.

Il rapporto tra il musicista e il suo produttore/editore è qualcosa di più di una semplice relazione professionale: i due hanno attraversato insieme gli anni ’70, ’80 e ’90, crescendo congiuntamente con continuità; è per questo che il sodalizio tra la ECM ed il sassofonista norvegese non poteva disattendere le aspettative dei numerosi fan anche con l’ultimo disco, Dresden, un doppio album - registrato nell'ottobre del 2007 all'Alter Schlachthof di Dresda - che raccoglie circa due ore di musica di grandissima intensità.

Inoltre è anche il primo album dal vivo del nostro, che, come è noto, non è tra i più prolifici musicisti in circolazione: infatti sono passati oramai sei anni da In Praise Of Dreams, ultimo album da leader di Jan Garbarek.

Il cd si apre con il brano “Paper Nut”, un grande pezzo intriso di sonorità nordiche, profondo ed intenso con un sassofono che genera una ritmica insistente quasi ossessiva, la quale finisce per destrutturarsi nel secondo brano, “The Tall Tear Trees”, in cui tastiere e basso sono determinanti nel creare il tessuto sonoro su cui il sassofono entra ed esce nervosamente.

Pur mantenendo il suo tipico suono maestoso ed espressivo, Garbarek in questo disco trova una diversa forza armonica grazie anche alla presenza del grande batterista francese Manu Katché, che impartisce un nuovo ritmo alle composizioni, ed al bassista brasiliano Yuri Daniel, da molti paragonato a Jaco Pastorius.

Questo disco è la perfetta sintesi della personalità del grande musicista scandinavo, un uomo profondamente interessato alla conoscenza di tutte le forme espressive, colto, aperto a tutti i generi, compresi il pop ed il funk che sembrerebbero così lontani dalla tradizione scandinava e dalla musica colta e quasi mistica di cui si è fatto portabandiera per tanti anni.

Le triangolazioni tra il suo sax, le tastiere e la batteria sottolineate dal basso di Daniel sono straordinarie ed equilibratissime, frutto di una rara tendenza a non rubarsi mai la scena l’uno con l’altro. Un disco da non perdere.

Pubblicato in: 
GN18 Anno II 18 luglio 2010
Scheda
Autore: 
Jan Garbarek
Titolo completo: 

Jan Garbarek (Group):

Dresden. In Concert

Jan Garbarek: sassofono soprano e tenore
Rainer Brüninghaus: piano,tastiere
Yuri Daniels: basso
Manu Katché: batteria

ECM Records, 2009. Distribuzione Ducale Music

Tracklist

Disco 1

1. Paper Nut
2. The Tall Tear Trees
3. Heitor
4. Twelve Moons
5. Rondo Amoroso
6. Tao
7. Milagre Dos Peixes

Disco 2

1. There Were Swallows
2. The Reluctant Saxophonist
3. Transformations
4. Once I Dreamt a Tree Upside Down
5. Fugl
6. Maracuja
7. Grooving Out!
8. Nu Bein
9. Voy Cantando

Anno: 
2009
Voto: 
9
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