IUC. Bashmet e la Rivoluzione di Ottobre 1917

Articolo di: 
Livia Bidoli
Yuri Bashmet e i Solisti di Mosca

Alla IUC il 14 marzo 2017 un programma tutto dedicato al centenario della Rivoluzione d'Ottobre del 1917 con una star russa alla viola ed alla direzione: Yuri Bashmet con i Solisti di Mosca, che hanno presentato un programma dedicato agli strenui oppositori in musica e rinnovatori culturalmente di quel regime. A cominciare dal meno conosciuto Sviridov, passando per Prokof'ev, Schnittke e uno dei più grandi sinfonici del Novecento: Dimitrij Šostakovič. A corredo, in prima istanza, il Preludio ed il Lamento di Silvia Colasanti – di recente celebrata col cavalierato del Lavoro dal Presidente della Repubblica a soli 42 anni (classe 1975) –, scritto e dedicato a Bashmet ed ai suoi Solisti di Mosca.

La Sinfonia da camera op. 14 per archi (1940), scritta nel 1940 da Georgij Sviridov, si evidenzia subito per la massima influenza del Maestro Šostakovič al Conservatorio di Leningrado: sia per il ritmo, sia nell'andamento generale, con le melodie frizzanti di angoscia che si stempera solo nei momenti più vivaci ed eterei, svettanti nell'aere. Tanto diversa dal celebre valzer della composizione Snowstorm che ci allieta le sere natalizie – e di cui nota una cullante rimembranza nostalgica nel secondo movimento –, questa Sinfonia ha la struttura di quartetto esattamente come quella che in ultimo ascolteremo di Šostakovič, che appunto è una sinfonia “derivata” dalla scrittura del Quartetto n. 8: ovvero l'orchestrazione del quartetto per orchestra. Echi della cultura popolare russa si fanno avanti in lontananza mentre il terzo movimento, “staffilettato” e poi gravemente lento nel suo percorso riflessivo, omaggia ancora il Maestro. Il quarto movimento, più lirico e pungente, tracima col suo pizzicato dando il via al legato del motivo principale intensamente struggente.

Le Visions fugitives op. 22 di Sergej Prokof’ev sono celebri nel loro arrangiamento a cura di Rudolf Barshai, e qui eseguite appunto nella doppia trascrizione Barshai/Balashov: sono una serie di composizioni per piano ultimate nel 1917, una concatenazione di episodi, venti in totale di circa poco più di un minuto ciascuno, con una loro singolarità a volte eterea e un variabilissimo repertorio timbrico. Sfuggenti e influenzate nella parte sognante da Scriabin,mentre nell'estroversa sezione ritmica si odono i rivolgimenti della Rivoluzione che in quel momento era al suo apice. Bashmet con i suoi Solisti di Mosca ne esegue sei, una summa di stati d'animo ridotti in musica e massimamente espressivi: l'Animato, il Commodo, Ridicolosamente, Feroce, Inquieto e Dolente, il giusto prologo al Preludio, Presto e Lamento di Silvia Colasanti, compositrice di peso della capitale che tanto ha scritto per viola, in particolare quest'ultima trina composizione per Yuri Bashmet del 2014 ed eseguita per la prima volta a Roma. Una sorta di “cavalcata” per Barshai allo strumento solista che da un ostinato si stempera in passo cadenzato e lirico: prova tensiva di virtuosismo con un finale che “scoda”.

Il Concerto "For Three" di Alfred Schnittke, è stato scritto nel 1994 per Bashmet e per due altri grandi strumentisti, Gidon Kremer e Mstislav Rostropovich: è quindi un onore averlo sentito interpretare da Bashmet e dai Solisti di Mosca alla IUC. Il concerto si struttura come una specie di triplo concerto solista: concepito per il violino di Gidon Kremer, il violoncello di Rostropovich  e la viola di Bashmet, cui è assegnato un movimento ciascuno per poi riunirsi in un contrappunto dialettico finale. Dal feroce e grave violoncello di Alexei Naidenov trascoloriamo allo strano dolente della viola di Bashmet, al rarefatto e riflessivo violino di Andrei Poskrobko.

La Sinfonia da camera op. 110a nella trascrizione per orchestra di Rudolf Barshai non è che il Quartetto n. 8 in do minore di Dmitrij Šostakovič, che fu eseguito, per volontà del compositore, ai suoi funerali nel 1975. La sua composizione data 1960, dopo la sua visita a Dresda, rasa al suolo a guerra finita – ed oggi completamente ricostruita –, ed è espressamente dedicato "alle vittime del fascismo e della guerra", non alle vittime di una parte sola, ma a tutte le vittime, come chiariscono queste parole del compositore: "Provo eterno dolore per coloro che furono uccisi da Hitler, ma non sono meno turbato nei confronti di chi morì su comando di Stalin". La sua firma, il motivo DSCH (re, mi bemolle, do, si), qui come nei quartetti 5 e 6 e nelle sinfonie 8, 10 e 15, e nella censurata da Stalin Lady Macbeth del distretto di Mcensk, ricorre come dominante espressiva, angosciante e struggente in un ostinato trascinante cui Bashmet dona un respiro orchestrale di un effettismo tracimante, come un continuo colpo al cuore, tramutando il grido in forza egemone dei suoni che riempiono la sala per il clou del concerto. La levigatezza della musica di  Dimitrij Šostakovič, ricca di contrappunti e di spessore e turbolenze senza sosta e ricche di senso a scavare sottotterra, come il cane di T.S. Eliot nella Wasteland: “keep the dog far hence, that's friend to man” ("tieni lontano il cane, che è amico dell'uomo": e che quindi scava sotto la neve nella morte dello spirito ancora inaridito dai rigori della guerra, la prima in questo caso in The Burial of the Dead, 1922).

Non sono in grado di esprimere a parole quel che Bashmet con i suoi Solisti è stato in grado di conferire alla musica perché, nonostante questa sia una delle composizioni più ascoltate e ripetute dal vivo – anche a distanza di mesi ancora alla IUC nell'interpretazione del Belcea Quartet – per quanto mi riguarda, in questa trascrizione inoltre, è di una compostezza e profondità assolute, sacrali. Il confronto con la versione dell'Emerson Quartet (Decca) di eccellenza quanto la sua, ne pone in evidenza i tratti singolari facendola apprezzare ancora con riflessione.

Applausi fortissimi e grande calore del pubblico per un concerto lungo, sentito e ricco di difficoltà, nell'ascolto e nell'esecuzione, ed è ancora più apprezzabile allora il grande numero e favore di pubblico trasversale che a gran richiesta si è meritato il bis della frizzante Polka di Schnittke che volentieri ha suonato Bashmet con i suoi.

Pubblicato in: 
GN20 Anno IX 17 marzo 2017
Scheda
Titolo completo: 

IUC - Istituzione Universitaria dei Concerti
Aula Magna dell'Università "La Sapienza"
Città Universitaria - Palazzo del Rettorato
Piazzale Aldo Moro 5, Roma

Martedì 14 marzo alle 20.30

Yuri Bashmet
I Solisti di Mosca

Visions fugitives op. 22 di Sergej Prokof’ev
Sinfonia da camera op. 110a di Dmitrij Šostakovič
Sinfonia da camera op. 14 di Georgij Sviridov
Concerto "For Three" di Alfred Schnittke
Preludio, Presto e Lamento di Silvia Colasanti

Bis: Polka di Alfred Schnittke