Medusa's Spite.Intervista per il nuovo album dopo Morning Doors.Prima parte

Articolo di: 
Alessandro Nardis
Medusa's Spite

I Medusa’s Spite sono quanto di più raro si possa trovare oggi all’interno del panorama (becero) della discografia musicale non solo italiana (qualcuno potrebbe ricordarci che qui si vince facile), ma addirittura mondiale. Non credo di esagerare. Come definire altrimenti una band in attività da quasi 20 anni che ha sempre perseguito l’ideale della Musica come Arte? Tale parola, Arte, credetemi, con i Medusa’s Spite non viene mai usata a sproposito. Tra continui cambiamenti e trasformazioni, rimangono coerenti solo all’idea che la musica sia qualcosa di pregevole, una compagna da nutrire e rispettare.

Se il nostro amato/odiato paese fosse uno di quelli (Inghilterra, Germania, Francia) dove la cultura e la ricerca della forma artistica avesse ragion d’essere anche nel nostro tempo (e non solo retaggio di un passato anche troppo idealizzato), i Medusa’s Spite avrebbero un posto rilevante all’interno dell’asfittica discografia italiota, sempre più alla ricerca di talenti (o fenomeni da baraccone) televisivi.
Per quanto mi riguarda (ma tra chi li conosce bene è opinione comune) i “ragazzi” sono uno dei pochissimi gruppi italiani che non mi vergognerei mai di far ascoltare ad un amico inglese, magari uno di quelli nato e cresciuto a suoni alternativi (che poi sia rock, rap o elettronica poco conta). Siamo casi difficili cantava Giovanni Lindo Ferretti. E loro fortunatamente lo sono.

Alessandro NardisIl vostro modo di concepire un prodotto musicale rimanda ad una prospettiva culturale non solo lontana anni luce da quella italiana, ma più in generale fuori dalle dinamiche odierne del consumo facile (e spesso superficiale) di un prodotto artistico. Insomma il tutto e subito con voi non funziona. Come si sentono oggi i Medusa’s Spite a convivere con questa situazione? Percepite intorno a voi un’atmosfera diversa rispetto a 15 anni fa, periodo in cui usciste con Floating Around, quando c’era ancora una certa attenzione intorno all’uscita di un album?

Stefano Daniele. Leggo consumo facile e penso a un prodotto facile. Un prodotto facile viene confezionato per chi ha bisogno di consumare in fretta. Facile è meno difficile, meno impegnativo. Lo erano anche all'università alcune dimostrazioni di matematica rispetto ad altre. Per un "Artista" che vive il tempo che gli è concesso non è mai semplice esprimere in musica, pittura o scultura le proprie esperienze o mettere in suono o immagine la propria fantasia. Lo è ancor di più oggi in un mondo dove regna tanta confusione o ancora peggio dove è tutto estremamente chiaro. Ci vuole tempo, lo stesso che serve per metabolizzare un grande dolore o una gioia troppo grande. Non si consuma tutto e subito, a meno che non ci sia dietro un disegno ben preciso. Un calcolo. Nell'arte non si fanno mai calcoli. Tutto e subito mi fa venire in mente il sesso a pagamento, il rapporto non impegnativo con una prostituta. Per un "Artista" sarebbe un immenso impegno anche quello.

Ci siamo rapportati alla musica sempre  in maniera seria, un rapporto d'amore sincero che dura da anni. Un rapporto impegnativo. Prima che all'ascoltatore o allo spettatore pensiamo a lei e a non rovinare questo rapporto. E' successo 15 anni fa e si ripete ancora oggi. L'unica differenza è qualche anno e qualche chilo in più da parte nostra e molta meno voglia di impegnarsi da parte di chi legge, ascolta o guarda in generale. 

A.N. So che in questo periodo state lavorando al vostro prossimo album. Potete dare qualche anticipazione?

Stef. Il nuovo album è il miglior album possibile. Intanto perchè riusciremo a terminarlo e poi perchè vedrà la luce nel 2013 e racconterà di altri Medusa's Spite. Quelli di Floating Around erano tre ragazzi che approcciavano alla musica e agli strumenti in maniera disordinata e troppo passionale come si fa col primo amore.
Se li guardo provo  tenerezza nei loro confronti. Non avevamo idea di cosa fosse una band. Oggi c'è maggior consapevolezza. Il tempo crea e distrugge di continuo. Ci siamo sempre ispirati ai grandi della musica. E quando abbiamo chiuso la seconda parte di Morning doors, "Morning doors (the glass path)" un pò grandi ci siamo sentiti anche noi.
C'è energia nel nuovo album, calore. Meno cinismo, veleno e più verità. Velocità e riflessione. Armonia.
Al momento sono otto i brani eletti a parlare e dire quello che abbiamo da dire. Anticiperemo presto attraverso i nostri spazi raggiungibili dal sito della band i nomi delle tracce. Mi piacerebbe poter anticipare l'uscita dell'album con un brano rappresentativo in anteprima online.
Vediamo. Quel che è certo è che non venderemo la pelle al nemico.

A.N. Avete sempre rivendicato con orgoglio la scelta di essere “fuori” dal panorama musicale italiano, un corpo estraneo. Ritengo che tale emancipazione sia stata resa possibile anche a partire da una profonda riflessione sul mezzo artistico che ha generato in voi uno stile forte e riconoscibile; ed è  proprio in virtù di questo stile che si viene a creare tutto un universo concettuale, quello dei Medusa’s Spite. Sentite vostra questa prospettiva?

Stef: Assolutamente sì. La sento e la rivendico e penso di poter parlare anche per gli altri. Non sarò certo io e non saranno certo i Medusa's Spite a prendersi la responsabilità di dover rispondere di quanto poco è stato fatto in questo paese in termini di portata artistica e concettuale negli ultimi 15 anni.

A.N. Ti faccio una domanda, secondo te dalla spazzatura che va in onda in tv potrà uscire un nuovo De Gregori o De André? Un nuovo Dalla?

Stef. Vero che abbiamo percepito sempre rock, elettronica e rap italiani o meglio nell'idioma italiano come corpo estraneo. Un ibrido estraneo anche a sé stesso. Non condanno mica chi l'ascolta. È solo che l'italiano su quei generi a me non ha mai suonato bene. Un po' come cantare un'opera lirica in inglese. Le poche che ho sentito le ho odiate.
Non è vero allo stesso tempo che non abbiamo una cultura di quanto a livello autoriale e artistico è stato fatto in questo paese e a chi attribuire l'appellativo di "Artista". A chi lo merita. Torneremmo come in un eterno ritorno alla prima domanda che hai posto, quella sul consumo facile e sull'impegno.

A.N. Sono passati 15 anni dal vostro primo album, Floating Around. La vostra scrittura si è fatta progressivamente più complessa. Sicuramente, pur mantenendo un vostro stile riconoscibile, avete intrapreso un percorso che vi ha portato ad abbracciare un genere anche più rock, evidente in Morning Doors. Rimango stupito della capacità di scrittura di pezzi come Will Hunting (illo tempore vi dissi che non avrebbe sfigurato all’interno della discografia degli U2) e The Sun, semplici e complessi al tempo stesso, dei veri e propri capolavori. Ritenete ancora oggi che quella sia la vostra “dimensione” ideale a livello di composizione o pensate che il bello debba ancora venire?

Stef: La conoscenza e il tempo fanno miracoli. Abbiamo ascoltato talmente tanta musica e visto talmente tanti concerti che mi stupirei se non fossimo in grado di articolare e razionalizzare un brano a seconda delle esigenze. Ci mettiamo così tanto tempo per fare un album perché mentre si realizza un album bisogna fare tante altre cose. Viaggiare, scambiare, scegliere, fermarsi, mettere su famiglia o continuare per la propria strada, vivere. Il rock è subentrato soprattutto in un coinvolgimento di sensi tra il sound di Seattle (Nirvana, Soundgarden, Mudhoney, Alice in Chains ) quello di Chicago (The Smashing Pumpkins ) e quello britannico (Radiohead, Mansun, Pulp etc). Tutti questi gruppi li abbiamo cercati e seguiti in Italia quando venivano. Tanta esperienza mischiata alla nostra elettronica è stata messa al servizio di un progetto più grande, quello di raccontare la giornata del nostro tempo di un ragazzo qualsiasi attraverso il suono dei suoi passi, della sua voce e della sua quotidianità. I testi erano la chiave dei suoi pensieri e dettavano i tempi di questa giornata. Con Morning Doors (the glass path) è come se si fosse chiuso un libro.
Certo, tanto di bello deve ancora venire, ma, mi dà sollievo poter pensare che una volta morti qualcuno possa tornare a sfogliarlo e dire : "Cavolo che hanno fatto questi".
Erano i Medusa's Spite.

Axel: In parte questa percezione "più rock" è dovuta anche alla scelta, che si è andata finalizzando in questi ultimi anni, di creare una line up del gruppo più orientata ai Live ed alla voglia di suonare davanti ad un pubblico, e che ha di fatto portato alla ricerca di nuove dinamiche compositive e di arrangiamento dei brani. Non penso poi esista una vera dimensione ideale compositiva ma per quello che ci riguarda il bello è già qui.

Pubblicato in: 
GN18 Anno V 12 marzo 2013
Scheda
Titolo completo: 

Medusa's Spite

Stefano Daniele: Voce, tastiere, chitarra acustica, pianoforte
Paolo Daniele: Chitarra elettrica, voce, sinth
Axel Donnini: Basso
Guido Cascone: Batteria