Nicola Sani alla IUC. Doppia anteprima in rosso e nero

Articolo di: 
Livia Bidoli e Simone Vairo
Nicola Sani

Il concerto Four Darks in Red, svoltosi il 22 marzo 2011 alla IUC - Istituzione Universitaria dei Concerti, ha avuto come protagonista assoluto, e festeggiato per il suo compleanno (nato nel 1961 ha compiuto esattamente cinquant’anni), il compositore Nicola Sani. Il Quartetto d’Archi di Torino, l’Ensemble Algoritmo diretto da Marco Angius sono stati coadiuvati dallo stesso Nicola Sani alla regia del suono e da Fabio Ferri come sound engineer.

A corollario, il celebre Quartettsatz in la minore per pianoforte e archi di Gustav Mahler, il Langsamer Satz per quartetto d’archi di Anton Webern e la Première Rhapsodie per clarinetto e pianoforte di Claude Debussy.

In prima istanza, si osservi la scelta dei Quartettsatz in la minore di Gustav Mahler come ‘brano’ d’apertura al fine di spaziare all’interno del Novecento per condurre il pubblico all’ascolto della sperimentazione sonora. In tal senso, infatti, viene considerato il compositore tedesco: un primo anticipatore, soprattutto nella sua Prima sinfonia (Il Titano), dell'analisi delle componenti interne al suono che darà origine fra anni '70 e '80 alla ‘musica spettrale’ e soprattutto a una nuova interpretazione del processo compositivo, decretata dall’unione di ‘idee’ sonore tra loro diverse e da legare all’interno dell’armonia del brano.

I quartetti di Mahler del 1876, infatti, nonostante fossero una composizione per un saggio al conservatorio, rappresentano un amalgama perfetto delle sonorità che dialogano tra loro in un continuo evolversi. Alla IUC tale lettura del brano è stata data, con estrema maestria, dal Quartetto d’archi di Torino i quali, più che sulla semplice lettura del brano, hanno preferito marcare l’interpretazione.

Si permetta qui un piccolo appunto a livello ‘contestuale’: non è un caso che Sani abbia deciso d’iniziare con il Quartettsatz di Mahler. Non pochi mesi fa, infatti, aveva sostenuto alla Fondazione Scelsi un piccolo intervento sul rapporto tra la musica contemporanea e la pellicola di Scorsese Shutter Island; in essa, per l’appunto, era presente il quartetto in questione considerato come determinante a livello di narrazione.

Tornando all’aspetto sperimentale della ricerca sonora, s’insista su tale aspetto considerando il brano di Nicola Sani Four Darks In Red per quartetto e spazio sonoro: una prima esecuzione assoluta.   La composizione gioca su una continua dialettica tra gli strumenti usati sia in modo tradizionale (attraverso uno sfregamento delle corde che mettono in mostra un suono in tensione che non accenna a  risoluzione), sia come percussioni (con il battere degli archi molto incisivo). Si notino, al fine d’entrare nello specifico dell’argomento ‘sperimentazione’, due fattori di notevole interesse per il nostro percorso: il titolo del lavoro e la parola ‘spazio sonoro’. Il primo, infatti, prende spunto da un quadro omonimo di Mark Rothko il quale ha rappresentato la giusta ispirazione per mettere in chiaro come, nel corso del Novecento, il linguaggio musicale si sia modificato a tal punto da diventare non solo autonomo, ma in grado di ricercare la sua espressione a contatto con un aspetto più materiale: in questo caso, la pittura. In tal senso, infatti, lo sfondo del quadro di Rothko (secondo Sani) dona l’idea del quartetto d’archi: il suo colore rosso acceso si ricollega all’unione delle fasce cromatiche e timbriche degli strumenti.

La vera sperimentazione insita in Four Darks In Red, però, nasce soltanto attraverso l’analisi del secondo termine precedentemente esposto: lo spazio sonoro. Tale termine è inteso come ‘base elettronica ad otto canali’, posta al di sotto del quartetto. Ciò determina un ulteriore piano di dialettica musicale poiché la parte elettronica è stata registrata facendo suonare pianissimo e sempre assieme i quattro strumenti ad arco. Da essa, però, il suono (captato a volume basso dai microfoni) viene comunque riprodotto dal vivo, così da mettere in evidenza e raddoppiare le qualità timbriche degli archi. Un’analisi sonora impossibile da percepire ad orecchio nudo. Ciò, quindi, ci permette di entrare all’interno del materiale musicale a nostra disposizione al fine di carpirne i segreti più intimi. Un alto livello sperimentativo riproposto da Sani che manterrà tale direttiva anche per il seguente Black Area In Reds.

La seconda parte del concerto è stata aperta da uno dei primissimi brani di Anton Webern (1883-1945), di matrice ancora romantica, prima della svolta post-schönberghiana. Ancora si odono infatti virate parzialmente ispirate da Schubert (il Quartetto n.887 per esempio) nel Langsamer Satz per quartetto d’archi in mi bemolle (1905). La fluidità e la sottigliezza di questo quartetto preludono a ben differenti impennate, come i raffinati quartetti di Leóš Janáček (1854-1928), in particolare il Quartetto per archi n.1, la Kreutzer Sonata (1923), ed il n.2 Intimate Letters (1928), entrambi successivi.

La composzione di Sani composta per la Commissione IUC in prima assoluta ha, come la prima, tratto ispirazione da un dipinto che Mark Rothko (1903-1970) dipinse nel 1958: Black Area in Reds. Il tema dominante è ancora il rosso distinto dal nero attraverso delle fasce nel primo caso, qui il nero invece è sovrapposto esso stesso al rosso, appunto in un’area delimitata come dice il titolo.

Allievo di Guaccero, Nottoli e Stockhausen, Nicola Sani fa procedere la sua ricerca sonora di pari passo con la sua formazione sperimentativa, legata allo sviluppo tecnologico ed all’arte “intermediale”, con esperienze di composizione insieme a grandi registi come Antonioni, Andò, Gregoretti (solo per citarne alcuni). Di pari passo le sue interazioni con le arti elettroniche e video: da Nam June Paik a Daniele Abbado e molti altri. Presidente della Fondazione Scelsi dal 2004, è stato Direttore Artistico del Teatro dell’Opera di Roma dove ha condotto programmi in cui ha rivelato alla capitale eccellenze com Fura dels Baus, Robert Wilson e Anish Kappoor (solo per citarne una rappresentanaza), emancipando l’Opera di Roma da tendenze tradizionalistiche e ripetitive per programmi e scelte registiche, nonché musicali. Direttore del Festival Kryptonale di Berlino, cura la sezione Arte Elettronica del Festival RomaEuropa ed è membro del board di Opera Europa, associazione di cui fanno parte i maggiori teatri d’Europa. Come compositore possiamo citare influenze di Cage, Feldman, Wolff, quanto Nono e Stockhausen e non ultimo Giacinto Scelsi a cui il primo brano sembra essersi ispirato preponderatamente, sia per sviluppoo che per “respiro” musicale.

La composizione, più solida e permeante della prima, oltreché acustica, senza rilievi elettronici, di Black Area in Reds, si presenta strumentalmente come un quartetto d’archi coadiuvato da un trio composto da clarinetto, pianoforte e percussioni, innestando un confronto tra gli strumenti che si rendono autonomi, proprio come viene distinto nettamente nel quadro di Rothko la striscia nera dal fondo rosso.

L’inizio è piuttosto tonante, le percussioni lasciano insinuare gli archi nello spazio sonoro, che serpentinamente se ne appropriano mentre il piano dona qualche nota per cadenzare l’impulso al ritmo. Il piano continua a vibrare mentre Ciro Longobardi lo pizzica sulle corde con le mani. Gli strumenti non dialogano fra di loro: un gruppo solipsistico che elabora un suono affilato atraverso le svariate percussioni (gong, grancassa, tamburi, xilofono) a tratti roboante a tratti da sobbalzo, quando il gong viene suonato con vari tipi di bacchette di materiale insolito. Le virate improvvise si fanno estreme. Una scrittura “emotiva” quella di Sani, a riflettere i colori sonori tramite i dipinti di due colori eccessivi: il rosso ed il nero, un unione tra l’energia più esplosiva con l’annullamento fisico del colore, il nero, che in realtà li ingloba tutti come ci mostra lo spettro di essi. La musica spettrale di Radulescu, i percorsi emozionali dello Scelsi di Uaxuctum (La leggenda della città Maya distrutta da essi stessi per ragioni religiose,1966) sono ben evidenti.

Le sonorità espressioniste di Claude Debussy (1862-1918), sono un punto di snodo nel Novecento sia per il colore, con la Première Rhapsodie per clarinetto e pianoforte (scritta per un concorso nel 1910), sia per le evoluzioni percettive che danno al mondo “intermediale” (adoperando le parole di Sani), una posizione di primissimo piano. Questo brano di estrema brillantezza, in cui la clarinettista Roberta Gottardi dell’Ensemble Algortimo spicca per l’unicità dell’afflato con le note, dispiega un lirismo accennato a tratti, con lievi pennellate e via via più cadenzato dalle repentine variazioni. Un brano che conclude il concerto simbolicamente nel colore che ha scelto per iniziarlo. Citiamo a chiosa le parole di Wasily Kandiskij (da Dello spirituale nell'arte. L'effetto del colore da W. Kandinsky, Tutti gli scritti vol.2 ed.Feltrinelli (1973):

"In generale il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull'anima. Il colore è il tasto, l'occhio il martelletto, l'anima il pianoforte dalle molte corde. L'artista è una mano che toccando questo o quel tasto mette in vibrazione l'anima umana.”

Una lode infine per la magnifica caratura sia del Quartetto d’Archi di Torino sia per l’Ensemble Algoritmo nondimeno al direttore e fondatore dell’Ensemble nel 2002 Marco Angius, esperto di Sciarrino: una réunion di superbi interpreti della musica contemporanea che hanno saputo dare un rilievo raffinatissimo a tutte el composizioni presentate in forma di concerto.

Pubblicato in: 
GN45 Anno III 28 marzo 2011
Scheda
Titolo completo: 

Istituzione Universitaria dei Concerti
Martedì 22 marzo ore 20.30
Aula Magna – Sapienza Università di Roma - Piazzale Aldo Moro 5

Quartetto d’Archi di Torino
Ensemble Algoritmo

Marco Angius direttore
Fabio Ferri sound engineer
Nicola Sani regia del suono

"Four Darks in Red"
Note e visioni sui colori di Rothko

Mahler    Quartettsatz in la minore per pianoforte e archi
Sani     Four Darks in Red per quartetto d'archi e spazio elettronico
                              su otto canali *
Webern     Langsamer Satz per quartetto d’archi
Debussy     Première Rhapsodie per clarinetto e pianoforte
Sani                     Black Area in Reds, per clarinetto, pianoforte, percussioni,
                               quartetto d’archi**

* Prima esecuzione assoluta, commissione e produzione dell'Institut International de Musique Electroacoustique di Bourges
** Prima esecuzione assoluta, commissione IUC

Il concerto rientra nel progetto
“InConcerto - Capolavori dal barocco ad oggi”
realizzato con il sostegno della Regione Lazio -
Assessorato alla Cultura, Arte e Sport

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