Santa Cecilia. Trionfa Beatrice Rana con le Variazioni Goldberg

Articolo di: 
Daniela Puggioni
Beatrice Rana

La Stagione da Camera di Santa Cecilia ha proposto mercoledì scorso Le Variazioni Goldberg nell'interpretazione di Beatrice Rana, che è stata lungamente acclamata dal pubblico al termine del concerto.

Variazioni Goldberg, nome suggestivo che evoca un'aurea montagna, seducente similitudine ma non di Johann Sebastian Bach, che l'aveva denominata Aria con diverse variazioni, bensì apocrifa contenuta nella prima biografia (1802) scritta da Johann Nikolaus Forkel (1749 – 1818). Secondo l'aneddoto sulla sua composizione, non si sa se di sua invenzione o se raccontato da uno dei due figli del compositore,  Wilhelm Friedemann ( 1710 – 1784) o  Carl Philipp Emanuel Bach (1714 –  1788), da lui consultati durante la stesura della biografia, l'Aria con diverse variazioni era stata commissionata a Bach da un nobiluomo di Dresda, Hermann Carl von Keyserlingk, sofferente di insonnia, allo scopo di passare le notti con la musica per clavicembalo suonata da Johann Cottlieb Goldberg. Goldberg era stato allievo dello stesso Kantor nel 1742 e nel 1743 e poi del suo primogenito Wilhelm Friedemann. Le date non collimano perché l'Aria con diverse variazioni fu stampata nel 1741 e non reca, come era consuetudine in questi casi, la dedica al nobiluomo che l'aveva commissionata.

Nella realtà storica l'Aria con diverse Variazioni è la quarta parte e formidabile conclusione del Clavier-Übung, Esercizio per tastiera, un'opera nata dalla attività di didatta di Bach in famiglia e non solo, che aveva poi fatto stampare. La struttura propone l'Aria, le 30 Variazioni e di nuovo l'Aria, che conclude, cosa che ha fatto pensare a Glenn Gould e non solo, ad una grandiosa costruzione ciclica. L'Aria è in forma di  Sarabanda con abbellimenti e ha un basso di origine italiana, gagliarda italiana, usato anche da altri, tra cui Händel nella Ciaccona con 62 variazioni. Nel ritratto più fedele alla fisionomia di Bach e da lui commissionato in occasione della sua adesione  come quattordicesimo membro alla "Società dei corrispondenti per le scienze musicali", il Kantor ha in mano un foglio con su cui è scritto Canone triplo a sei voci e tre linee musicali la terza è proprio quella di questo basso.

Trentadue brani come trentadue sono le battute dell'Aria,che è bipartita con ripetizione, come lo sono tutti brani solo quattro ne hanno 16,(3, 9,21 30) mentre la sedicesima, l'Ouverture, ne ha 48. L'Ouverture è alla francese con una “fughetta" nella seconda parte, è posta  a metà del percorso ed è un nuovo inizio di un percorso più complesso del precedente; il pianista Jörg Demus separava le due parti con un intervallo e ripartiva dall'Ouverture. All'interno della composizione le variazioni sono divise in 10 gruppi di 3 variazioni, 10 è il numero dei Comandamenti e 3 la Trinità. La terza variazione è sempre un Canone, salvo l'ultima, con gli intervalli in progressione partendo dall'unisono, sono tutti su una tastiera e a tre voci, tranne il ventisettesimo, alla nona, a due voci e su due tastiere. Le variazioni sono tutte in sol maggiore, una tonalità serena, salvo tre variazioni la 15, la 21 e la 25, che è un punto cruciale del percorso emotivo, parallelo alla grandiosa architettura musicale della composizione. La varietà non è data dalle tonalità diverse ma dalle variazioni ritmiche, con l'uso di ritmi di danza diversi, dall'uso di scale, trilli, arpeggi, virtuosismo, contrappunto e l'abilità compositiva nei canoni, due dei quali 12 e 15 cono inversi. L'ultima variazione propone un quodlibet che sul basso dell'Aria inserisce i temi di due canzoni popolari ”Da lungo tempo non sto insieme a te; avvicinati avvicinati di più a me” e “Cavoli e rape mi hanno scacciato. Se mia madre avesse fatto cuocere la carne, sarei rimasto più a lungo” , il carattere scherzoso e familiare qui è si manifesta chiaramente.

La riproposizione dell'Aria conferisce alla composizione un carattere ciclico anche per Alberto Basso. Si è a lungo dibattuto se la composizione doveva essere eseguita filologicamente al clavicembalo o anche al pianoforte, a nostro modesto avviso la musica di Bach, il modo in cui è costruita prescinde dallo strumento per cui fu scritta anche se bisogna tenere conto dei problemi che comporta, in compenso il modo di affrontarlo scelto dall'esecutore è molto interessante per l'ascoltatore. Venendo alla protagonista della serata, Beatrice Rana è una giovane pianista già affermatasi in Italia e all'estero, nell'affrontare l'Aria con Variazioni di Bach aveva dimostrato nelle sue interviste di avere idee molto chiare. Ha manifestato di essere ben consapevole dei problemi tecnici legati al passaggio dal clavicembalo a due manuali, due tastiere, diversificate timbricamente, cosa che crea problemi per gli incroci delle mani e rende il suono del pianoforte più uniforme, cosa che ha ritenuto di compensare con un attento uso del pedale. Riguardo alla composizione di cui ha eseguito i ritornelli previsti non condivide la visione ciclica, ma ritiene che ci sia anche un percorso espressivo da interpretare, tale che la ripetizione finale dell'Aria non può essere uguale. L'esecuzione è stata coerente con le idee precedentemente esposte, il tocco preciso e sensibile ha reso ben chiare le architetture bachiane, i problemi virtuosistici sono stati superati agevolmente con una grande cantabilità e attenzione alla complessa tavolozza ritmica, insomma un'esecuzione entusiasmante, i lunghi applausi e le ripetute chiamate sono state più che meritate.
 

Pubblicato in: 
GN21 Anno IX 24 marzo 2017
Scheda
Titolo completo: 

Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Stagione da Camera
Sala Sinopoli – mercoledì 15 marzo 2017ore 20,30

Beatrice Rana pianoforte
Bach Variazioni Goldberg BWV 988

Vedi anche: 

Alberto Basso Frau Musika. La vita e le opere di J. S. Bach. Vol. 2: Lipsia e le opere della maturità (1723-1750).
Editore: EDT