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Miniatore avignonese Guillaume Durand Pontificale 1357

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“L’irriverente band del carismatico Eugene Hütz porterà la tipica debauchery dei loro live set direttamente sul palco di Umbria Folk Festival…e le sorprese non mancheranno di certo...”. Così iniziava la presentazione sul sito internet del magnifico concerto dei Gogol Bordello che si è svolto a chiusura della manifestazione “Umbria Folk Festival” martedì 24 agosto 2010.
Il film che Roberta Torre ha presentato per la sezione Controcampo Italiano a Venezia 67° è incentrato sulla falsità, di due tipi: estetica e religiosa. In I baci mai dati troveremo ciò che una bambina di 14 anni è costretta a subire per essere nata in un paese retrogrado ed in una periferia del sud. Con toni irreali quanto ironici e grotteschi, Manuela (Carla Marchese) viene ritratta nel negozio di parrucchiera di Piera degli Esposti tra caricature di donne obese, ipertruccate ed il cui unico assillo è conquistare l’uomo di turno: con dieci centimetri di tacco in più ed un giro ai tarocchi.
Vi è un’opera al MACRO di Via Reggio Emilia a Roma, in comodato dalla collezione di Claudia Gian Ferrari che andrebbe attentamente osservata mentre si ascolta l’Opening di Mishima di Philip Glass (1985): The Innocents di Bill Viola (1951). Il trillio dei frammenti di vetro che perdurano nel November 25: morning, creano un clima rarefatto che apre alla mistica dello svanimento dei due adolescenti ritratti nel video del 2007.
Il 12 agosto 2010 (repliche il 13, 14 e 15) è andata in scena a Montepulciano (SI) in piazza Grande sul sagrato del Duomo la prima di Francesco d'Assisi, il nuovo Bruscello, espressione vitale della Comunità Poliziana (così si chiamano gli abitanti del comune), che ha incontrato il caloroso plauso del pubblico; la critica si riferisce alla prima rappresentazione.
Un libro strano l’ultimo di Amèlie Nothomb, Il Viaggo d’inverno: una parabola sull’impossibilità di sincronizzare i tempi in amore, una vendetta sottile che principia dagli stessi nomi dei protagonisti. Zöile, Astrolabe e Aliénor Malèze sono nomi che contengono un malessere in sé stessi, a cominciare dal cognome Malèze della scrittrice Aliènor: suona in francese come “mal aise” a disagio, e trattasi di una scrittrice babbiona e ritardata che fa venire da subito il dubbio che sia a lei a scrivere Senza anestesia, In vivo e Stadio terminale, titoli perfettamente confacenti allo stile dark-grotesque di Nothomb.
