- Articolo di:Teo Orlando
Il concerto che la IUC ha ospitato martedì 31 marzo 2026 nell’Aula Magna della Sapienza, affidato a Veronika Eberle e Dénes Várjon, aveva un disegno programmatico di rara intelligenza: due rapsodie di Bartók, alternate a due sonate di Ludwig van Beethoven e di César Franck, con una disposizione quasi a "canone inverso": ossia, la prima rapsodia di Bartók viene posta all'inizio, a introdurre Beethoven, mentre la seconda a metà, come preludio simbolico a Franck. Simbolicamente, costituiscono, le quattro composizioni, una piccola storia del duo per violino e pianoforte fra Vienna, Budapest e Parigi: dalla Rapsodia n. 2 BB 96a SZ 89 di Bartók si passava alla Sonata op. 47 “A Kreutzer” di Beethoven; dopo l’intervallo, era il turmo della Rapsodia n. 1 BB 94a SZ 86 e della Sonata in la maggiore di César Franck.
68° Festival di Spoleto. L'intimità dell'acqua
La coreografa andalusa Blanca Li aveva riscosso un grande successo nelle scorse edizioni spoletine con Le Bal de Paris, uno straordinario spettacolo virtuale premiato anche alla Biennale di Venezia. Blanca Li è avveduta coreografa, danzatrice, attrice e regista di fama ormai internazionale. Nel giugno 2024 è stata nominata presidende dell’ente pubblico del Parc e della Grande Hall de la Villette, uno dei piu prestigiosi centri culturali Francesi. Ora è tornata al 68° Festival dei Due Mondi con una coreografia emozionante e di grande originalità. Dido and Aeneas, basata su una registrazione della musica di Henry Purcell (1689) eseguita dall'Orchestra de Les Arts Florissants di William Christie.
Li aveva già collaborato con Christie e Les Arts Florissants per Les Indes galantes di Rameau. Dido and Arneas è la prima vera opera inglese, un lavoro unico, innovativo, che ha svolto un ruolosignificativo nello sviluppo del teatro musicale britannico. Sebbene scritta più di trecento ann i fa, è una delle opere più eseguite dell'epoca barocca e sopravvive tuttora in repertorio. Come una tragedia di Shakespeare, combina perfettamente la passione amorosa e il dovere eroico, secondo una endiadi cara al barocco, senza concedere allo spettatore un minuto di respiro.
Fin dal suo debutto a Londra nel 1689, la struggente opera in tre atti Dido and Aeneas di Purcell, ispirata alla leggenda narrata da Virgilio nell’Eneide, ci rappresenta la storia del fuggitivo eroe troiano che interrompe il suo amore appassionato per la regina cartaginese Didone a causa del dovere di fondare quella che sarà poi Roma, cui il fato lo destina.
Dopo il vaticinio della strega, che rivela la predestinazione, Enea spinge la sua
amata alla disperazione e verso una morte lancinante. Molto efficace la coreografia, in perfetta sintonia con la musica in una collocazione fuori dal tempo, destinata a cinque coppie di ballerini, dove una grande ricchezza
di tecniche coreografiche esalta l'atmosfera di magia e intimità amorosa. Infatti non si intende seguire pedissequamente il libretto, bensì solo più genericamente e astrattamente, il cangiante flusso delle emozioni, quasi una galleria di frammenti amorosi, per dirla con Roland Barthes.
La musica di Purcell contiene alcuni tratti caratteristici dello stile barocco inglese: tensione emotiva dall'inizio alla fine, ricchezza melodica combinata con un'ampia galleria di vocalità e dà libero sfogo alla fantasia. L’opera è famosa per il suo libretto breve e toccante ma soprattutto per la sua musica, in particolare il lamento finale di Didone prossima al suicidio, When I am laid in earth, culmine di un'opera tragica in cui la coreografa sottolinea ancora una volta una grande intensità emotiva.
Nonostante il suo stile laconico, la musica è caratterizzata da espressività musicale e potenza drammatica che commuovono ancora oggi. Tutta la musica e le parole sono state abilmente tradotte in movimento, ma con un'evidenza più simbolica che narrativa. Una performance insomma concepita nello stile di un pregnante simbolismo pieno di estro e libertà.
La coreografia dal canto suo è ricca di interessanti spunti cinetici. La scena è completata dalle luci che enfatizzano il cammino di questo dramma interiore ricorrendo talvolta anche alla controluce, che fa dei danzatori quasi delle statiche silhouette.
L'acqua, versata a sorpresa sul palco dai dieci danzatori, invade la scena come simbolo del mare che prima avvicina e poi allontana per sempre Enea, inizio e fine di un intenso dramma amoroso. I ballerini in costume da bagno scivolano sull'acqua come sulle onde metaforiche di una tempesta emotiva. Una lunga barca, quasi una canoa umana costituita dai corpi dei danzatori che remano ritmicamente all’indietro, intensifica ed esalta il pathos drammatico dell’abbandono come presentimento della fine tragica. Unanimi i consensi e le salve di applause per uno spettacolo per niente scontato.




