- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Académie de France à Rome. Il giardino e la Rivoluzione
Ogni anno a Villa Medici, l’Accademia di Francia a Roma, che occupa uno degli spazi piu' prestigiosi, in esterni ed in interni, di Roma, trovandosi nella villa piu' magnifica di Roma, ovvero Villa Borghese, e di fronte a Trinità dei Monti, vi è la presentazione finale dei borsisti ospitati ogni anno. Di scena dal 28 giugno all’8 settembre 2025, la mostra è in questo anno curata da Lilou Vidal ed ha come titolo Cambiare la prosa del mondo.
Si entra attraverso un varco rappresentato da una porta un pò antica, un pò scorticata dal tempo e si prosegue con dei video notturni, quasi varcando la soglia temporale delle stagioni, in un tempo infinito che ci conduce ai manoscritti medievali del '300, di cui Nicolas Sarzeaud è uno specialista. Per questo, invita a collaborare l'artista ospite Carlotta Bailly-Borg, che si inventa tanti frati e altre bizzarre figure che fanno da contorno agli ammalianti tessuti trasparenti e cangianti di colore di Nicolas.
Si prosegue il viaggio giungendo alla cornice con il quadro di François-Marius Grenet con Galileo che studia con compasso e squadra le misure dei pianeti ed alla sua abiura per salvarsi la vita: sono esposte una serie di finestre rotonde di una prigione immaginaria e reale. Le foto di Nicolas Daubanes, studioso dei sistemi di costrizione, ha ripreso appunto la finestra della stanza di Villa Medici a Roma dove, nel 1633, in seguito alla condanna del Santo Uffizio, Galilelo Galilei era stato rinchiuso. I riflessi di una smerigliatrice vengono quasi ad illuminare questo fondo scuro e grigio-nero della finestra rotonda. Ricorda come qualsiasi sistema ed istituzione di potere costringa a mentire i propri accoliti, per conservare il proprio dogma e status quo: il faut passer à travers une porte étroite, ricorda André Gide nei Sotterranei del Vaticano, citando San Paolo. Il titolo è del tutto esplicativo: Le scale che conducono alla cella di Galileo e Villa Medici.
Entrare in un giardino con delle api, che ne sustanziano la generosità e la salubrità, anche se di porcellana, è magnifico: e così Bianca Bondi, sudafricana trasferitasi a Parigi, ci accoglie con i profumi delle piante odorose, insieme al conturbante e sinuoso profumo della cera d'api, proveniente dall'antica teca dorata con dei rilucenti vasi di vetro soffiati in colori azzurrini e carta da zucchero. Il titolo, Verità perenne, imperi che cadono, in perfette geometrie di pietre, suona poeticamente come una previsione numinosa sul nostro futuro.
Per tornare all'ambito politico, di cui la mostra dei sedici borsisti è principalmente fautrice in senso critico, citiamo: Luisa Yousfi, che ha pubblicato un libro, Rester barbare, sulla diaspora franco-algerina e, con Daubanes, ricorda le parole di un padre plaestinese, Nawaf Al-Salayme, al figlio, prima di essere incarcerato a Gerusalemme in una prigione israeliana l'anno scorso.
Seguendo il tema dell'opposizione ai regimi, bisogna annoverare il video di Ana Vaz, che riprende la casa dell'architetto Oscar Niemeyer, che ha progettato Brasilia ed il Palazzo delle Nazioni Unite a New York. La sua casa fu la casa presidenziale anche all'avvento della dittatura militare che governò il Brasile dopo un colpo di stato il 31 marzo 1964 e depose il presidente democraticamente eletto, João Goulart. In proposito è citato in video un pensatore cattolico: Plinio Corrêa de Oliveira, di cui riportiamo un estratto dalla sua oper maggiore di teologia della storia, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Capitolo XII: Carattere pacifista e antimilitarista della Rivoluzione:
"Nel paradiso tecnico della Rivoluzione la pace deve essere perpetua.
Infatti la scienza dimostra che la guerra è un male. E la tecnica riesce a evitare tutte le cause di guerra.
Da ciò una fondamentale incompatibilità fra la Rivoluzione e le forze armate, che dovranno essere completamente abolite. Nella Repubblica Universale vi sarà soltanto una polizia, finché i progressi della scienza e della tecnica non giungeranno a eliminare il crimine."
Tratto da: Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (Titolo originale: Revolução e Contra-Revolução; Pubblicato su Catolicismo, São Paulo, Brasile, Aprile 1959 (I et II), Gennaio 1977 (III); Traduzione di Giovanni Cantoni- Prima edizione italiana, 1963, Dell’Albero, Torino. Seconda e terza edizioni italiane, 1972 e 1976, Cristianità, Piacenza.)
Il titolo dell'opera di Ana Vaz è Anhangá, e nella mitologia di diversi popoli indigeni del Brasile, è uno spirito o figura malvagia, spesso tradotta come "spirito maligno" nella lingua Tupi. E' del tutto chiaro che Anhanga è la sottomissione dei popoli al potere concentrazionario di regimi totalitari come quello della dittatura militare brasiliana che governò il Brasile dal 1964 fino al 1985, e che annoverà un Médici tra i suoi presidenti: Emílio Garrastazu Médici, che fu anche a capo dei servizi segreti, tra 1969 e 1974, succeduto ad Artur da Costa e Silva.
Poco piu' avanti viene mostrato un video di Amelia Rosselli, la poetessa italiana figlia del socialista antifascista Carlo Rosselli, da Claudia Jane Scroccaro, per l'inedita convergenza tra poesia e musica in Spazi Metrici. Accanto, la lettura collettiva riassunta dal manuale dell'Arpantage, di Lise Wajeman, ricorda la condivisione come lettura critica della realtà.
Clovis Maillet riporta alla vita delle acque, nella cisterna di Villa Medici, le necropoli romane attraverso la terra cotta: mentre Alessandro Gallicchio ha invitato Edi Hila, che espone i suoi disegni ritratti tra Balcano e Mediterraneo, ancora su arte e regimi totalitari.
La conclusione però è dolce: ci ha accolto la borsista Alice Héron, chef di Villa Medici per quest'anno con le sue ceramiche moderne e avvilluppanti come l'acqua in grigi, neri e panna. Sopra, dimoravano conchiglie di cioccolato bianco aromatizzato al bergamotto: pasticcini con crema chantilly decorata con fiori di zafferano e peonia; encore, fragole con pachino su rametti di rosmarino: un sorbetto alla fragola e barbabietola rinfrescante col suo porporoso color bordeaux. Una vera délice per il palato e per gli occhi che, prima ammiravano, poi annusavano ed ancora degustavano.
Complimenti alla grazia con cui è stato tutto organizzato per visitare e "degustare" l'esposizione con gusto e amabilità, nonchè uno sguardo critico al presente ricordando gli eventi del passato in una prospettiva di cambio di corso.



