- Articolo di:Daniela Puggioni
Il 7 agosto scorso Dido and Æneas, opera in tre atti di Henry Purcell, su libretto di Nahum Tate ha inaugurato, al Teatro Caio Melisso, l’80° stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto. Lo spettacolo del 7 agosto di cui scriviamo ha ottenuto una entusiastica accoglienza. L’opera, ha avuto un’anteprima giovedì 6 agosto alle ore 20.30 e sono previste repliche sabato 8 agosto alle 18.00 e domenica 9 agosto alle 17.00. Domenica 27 settembre alle 17.00 e lunedì 28 settembre alle 20.30 sarà ripresa al Teatro Comunale di Todi.
Aegyptus. Intervista all'Egittologa Massimiliana Pozzi
Una mostra che raccoglie pezzi ritornati dal Metropolitan Museum di New York, altri dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, molti ancora da Palazzo Altemps e dal Museo Nazionale Romano e tutti in mostra nell'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano dal 3 luglio al 15 novembre 2026.
L'esposizione titola AEGYPTUS – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserto in epoca romana, immersiva e crossmediale: coniuga videoarte, archeologia e intelligenza artificiale, raccontando un capitolo ancora poco conosciuto della storia antica: la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. Il progetto, ideato da Elisabetta Bruscolini, è curato da Alfonsina Russo, Angelo Piero Cappello, Federica Rinaldi e Alessio De Cristofaro ed Elisabetta Bruscolini nell'ambito delle attività di cooperazione culturale con l'Africa e il Mediterraneo. Per l'occasione abbiamo intervistato l'Egittologa Dott.ssa Massimiliana Pozzi che ci ha guidato nella scoperta dei tesori ospitati al Planetario di Roma.
Il percorso espositivo analizza la fusione tra culti egiziani e romani, approfondendo figure divine come Serapide, Iside e il dio Canopo. Particolare attenzione viene rivolta alla maestria tecnica nella lavorazione di pietre dure e calcare, oltre alla funzione degli oggetti funerari come gli ushabti. Il testo evidenzia anche il problema del mercato clandestino, distinguendo tra manufatti originali, imitazioni antiche e falsi moderni. Infine, l'intervento di un ufficiale dei Carabinieri sottolinea l'importanza delle operazioni di recupero per restituire queste opere al loro contesto storico e geografico.
Alla Dott.ssa Pozzi abbiamo chiesto subito come si sono diffuse le divinità egizie a Roma?
Dott.ssa Pozzi. La diffusione delle divinità egizie nel mondo romano è avvenuta attraverso un complesso processo di sintesi culturale, scambi commerciali e fascinazione religiosa. I punti chiave identificati nelle fonti includono la creazione di divinità "a tavolino": Un esempio emblematico è Serapide, una divinità creata nel III secolo a.C. da Tolomeo I. Questa figura nasce da una sintesi tra divinità egiziane (come Api e Ptah) e caratteristiche romane/greche (riprendendo l'aspetto di Giove o Zeus) con lo scopo esplicito di unire le popolazioni locali e i nuovi arrivati. A Roma, Serapide ebbe un culto estremamente importante, con un grandissimo tempio situato vicino al Colle Quirinale.
Che importanza hanno avuto gli scambi commerciali nella diffusione del culto?
M. Pozzi. La diffusione fu favorita dalla frequentazione romana di zone specifiche dell'Egitto, come il Delta del Nilo. Divinità locali come il Dio Canopo (una versione di Osiride originaria della località di Canopo) ebbero un enorme successo a Roma proprio perché il nord dell'Egitto era il primo approdo per i romani. Inoltre, sin dall'VIII secolo a.C., oggetti egiziani o "egittizzanti" (amuleti, scarabei, statuette) circolavano nel Mediterraneo attraverso il mercato fenicio, finendo nei corredi funerari italici ed etruschi.
La religiosità popolare e domestica ha favorito anche le figure legate alla protezione della casa e della nascita, come il dio Bes, descritto come un genio tutelare dal volto grottesco che scaccia il male, è stato ritrovato in moltissime forme nel mondo romano, tra cui lucerne e statuette fittili.
Si può parlare già allora di Egittomania?
M. Pozzi. Certamente. Il fascino per l'Egitto portò a una vasta produzione locale di oggetti che imitavano lo stile egiziano. Molti di questi "egiziaca" trovati in Italia sono produzioni romane che interpretano i modelli originali, a volte senza una comprensione totale (come l'uso di "falsi geroglifici"), ma dimostrando un forte interesse estetico e religioso. Un altro aspetto fondamentale fu la fascinazione per i riti funerari: i romani furono profondamente colpiti dal culto funerario egiziano, adottandone talvolta i materiali (come il porfido o l'alabastro per le urne cinerarie) e i simboli (come le statuette ushabti o la rappresentazione dell'anima Ba), sebbene reinterpretandoli secondo il proprio gusto.
In sintesi, la presenza di queste divinità a Roma non fu solo il risultato di importazioni dirette, ma di una vera e propria contaminazione bidirezionale che portò alla creazione di templi monumentali, come l'Iseo di Campo Marzio, e all'integrazione di temi egizi nelle ville romane, come Villa Adriana.
Possiamo approfondire questo aspetto?
M. Pozzi. Si, ed è del tutto prepeonderamente a Roma, dove si trovavano diversi importanti centri di culto dedicati alle divinità egizie, tra cui i più celebri citati nelle fonti sono il sovracitato Iseo di Campomarzio, che è indicato come il tempio egizio più noto e ricordato della città,.
Il Tempio del Quirinale viene subito dopo per importanza: situato vicino al Colle Quirinale, era un "grandissimo tempio" che, sebbene oggi sia meno ricordato rispetto all'Iseo di Campomarzio, rappresentava un centro di culto molto vasto,. Esiste un dibattito accademico sulla sua esatta attribuzione: è spesso associato ad Apide o a Serapide, e la grande ricchezza di statue di Serapide rinvenute a Roma testimonia l'importanza di questo culto.
Oltre ai templi urbani, le fonti menzionano anche l'influenza egizia in complessi monumentali privati, come Villa Adriana, dove la presenza di temi e statue (come il famoso Canopo ora ai Musei Vaticani) dimostra il grande successo di queste divinità nel mondo romano.
Qual era la funzione del Dio Canopo a Roma e come veniva raffigurato?
M. Pozzi. ll Dio Canopo a Roma era una divinità legata al culto di Osiride, di cui rappresentava una versione locale originaria della città di Canopo, nel Delta del Nilo. La sua funzione e le sue caratteristiche principali nel mondo romano includono l'essere un contenitore di acqua salvifica. Il Dio Canopo veniva rappresentato sotto forma di un vaso destinato a contenere l'acqua salvifica, sormontato da una testa umana. Ebbe uno straordinario successo nel mondo romano, probabilmente perché il nord dell'Egitto era il primo approdo per i romani che visitavano la regione. Il successo fu tale che si trovano moltissime riproduzioni di varie qualità e materiali (come il marmo), comprese produzioni locali italiane di epoca romana che imitavano i modelli egiziani.
Esiste un legame del Dio Canopo con un luogo in particolare romano?
M. Pozzi. Il legame è molto forte con le ville imperiali, di cui l'esempio più famoso proviene da Villa Adriana ed è attualmente conservato ai Musei Vaticani.
Le fonti chiariscono che esiste spesso confusione tra il Dio Canopo e i "vasi canopi" usati per conservare gli organi durante la mummificazione. In realtà, il nome dei vasi funerari deriva proprio da questa divinità a causa di un'errata associazione fatta dai primi studiosi, che scambiarono le due tipologie di oggetti a causa della comune forma a vaso con testa umana.
In sintesi, a Roma il Dio Canopo non era solo una divinità d'importazione, ma un simbolo religioso di grande popolarità associato alla salvezza e alla protezione, integrato profondamente nella cultura e nell'estetica romana dell'epoca.
Ringraziando ancora per la visita guidata a cura dell'Egittologa Massimiliana Pozzi, alla pregevole mostra di Aegyptus al Planetarium di Roma, auguriamo a tutti di visitarla - c'è tempo fino al prossimo autunno, ovvero al 15 novembre - con la fortuna del Dio Canopo a irrorarvi le tempie accaldate mentre vi recate per un rinfresco alal vicina Fonatana delle Naiadi di Piazza Esedra alias Repubblica.


