- Articolo di:Livia Bidoli
Il percorso autunnale a Santa Cecilia si apre con i grandi concerti per pianoforte ed orchestra del russo (naturalizzato americano nel 1943) Sergej Rachmaninoff: al pianoforte una stella del piano come Nikolai Lugansky, nato a Mosca e, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, un altro russo, ma di San Pietroburgo, Stanislav Kochanovsky. Tre serate, 21, 24 e 27 settembre, tutte dedicate all'astro russo emigrato l'anno seguente alla rivoluzione d'ottobre, nel 1918, nella grande mela, New York. Delle tre serate, ne abbamo seguite due in particolare, quella del 24 settembre, con il raro Concerto n.4, L’isola dei morti e la Rapsodia su un tema di Paganini; e quella del 27 settembre, con il Concerto n. 3 e la Sinfonia n. 2.
Anaïs Nin secondo Louis Adriessen. Erotismo integrale per i suoi diari in musica
Il 10 luglio 2010 al Teatro dei Rozzi, come secondo spettacolo della 67° Settimana Senese, è andata in scena la prima assoluta di Anaïs Nin di Louis Adriessen, monodramma su testi di Anaïs Nin, commissionato dall'Accademia Musicale Chigiana di Siena e dalla London Sinfonietta.
Andriessen racconta di aver conosciuto prima gli arrangiamenti di musica spagnola del padre Joaquín Nin e poi i diari di Anaïs, nota per i suoi testi erotici. Successivamente è stata pubblicata l'edizione integrale dei suoi diari, Incest, in cui descrive il rapporto incestuoso con il padre: I await my father with deep joy and impatience. My Double ! My evil Double! (Aspetto mio padre con gioia profonda e impazienza. Mio Doppio! Mio demoniaco Doppio!). Altri fattori hanno poi influito sulla scelta del soggetto: il rapporto costruttivo e già sperimentato con Cristina Zavalloni, definita dal musicista: diabolica, e la creazione di un nuovo gruppo: Nieuw Amsterdams Peil, che intende dedicarsi alla musica del XX° e XXI° secolo, da parte di suoi due amici Gerard Bouwhuis e Heleen Hulst.
Attraverso i brani scelti dal suo diario emerge la donna: Anaïs Nin che affronta sé stessa con coraggio: ”Solo Henry (Miller, N.d.R.) riesce a sentire il mostro perché anche lui ne è posseduto”. Una donna inquieta, tormentata e affascinante che coinvolge lo spettatore nello svolgersi del monodramma. Sul palcoscenico a destra sono posti i musicisti: otto, al centro un sofà rosso, dietro uno schermo su cui verranno proiettati i filmati, sul proscenio alcuni oggetti di uso quotidiano: una teiera, una banana...
Una musica angosciosa e pregnante affidata ai soli pianoforte e violino ci introduce nei pensieri di Anaïs, che interpretata da Cristina Zavalloni si prepara il tè e mangia una banana... Sullo schermo, successivamente, compaiono alcuni significativi amanti di Anaïs: Antonin Artaud, René Allendy, prima suo psicanalista su consiglio di Artaud, Henry Miller e ... il padre; le loro parole, nei filmati e nelle registrazioni audio, interpretate da Han Buhrs, si contrappongono al canto della protagonista. Seguiamo i pensieri di questa donna disperata ma decisa a essere sé stessa, a vivere le sue angosce con passione ma anche con ironia grazie all'intensa interpretazione della Zavalloni che dona ad Anaïs voce e corpo, coinvolgendoci totalmente. Adriessen ha detto di essere stato condizionato nella sua composizione dal periodo dei primi anni trenta, in cui Anaïs scrisse i diari, e ha utilizzato, oltre a pianoforte e violino, sassofoni, clarinetti e percussioni, probabilmente per questo la voce della cantante è amplificata. La musica è ispirata all'espressionismo, Kurt Weill e al jazz dell'epoca i cui stili sono ricreati e fusi in modo originale rendendo efficacemente l'atmosfera, il significato e l'emozione dei testi e del canto.


