- Articolo di:Giulio Migliorini
‘Dite: non foste mai convalescente/ in un aprile un po’ velato? È vero/ che nulla al mondo, nulla è più soave?’ recitava ‘La passeggiata’ di Gabriele d’Annunzio, ed anche me quest’opera singolare ha beneficato. Pelléas et Mélisande, dramma lirico in cinque atti e dodici quadri di Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck, rappresentato la prima volta il 30 aprile 1902 all’Opéra-Comique di Parigi, va in scena tra il 22 aprile e il 9 maggio 2026 al Teatro alla Scala di Milano per sei rappresentazioni. Assisto alla seconda, domenica 26 aprile alle ore 14:30. L’Orchestra della Scala è diretta da Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci.
Angiolini secondo Lorenzo Tozzi. Un inno alla democrazia e alla libertà
Le *Memorie di prigionia* di Gasparo Angiolini, curate da Lorenzo Tozzi, sono un documento straordinario che unisce storia, arte e politica in un racconto appassionato e commovente. Angiolini, celebre coreografo del Settecento, si rivela qui non solo un maestro di danza, ma anche un pensatore profondamente democratico, la cui voce risuona con sorprendente attualità.
Attraverso le sue riflessioni scritte in carcere e durante l'esilio, Angiolini dipinge un quadro vivido degli ideali rivoluzionari che animarono l'Europa tra Sette e Ottocento. La sua adesione ai princìpi di libertà, uguaglianza e fratellanza non è solo teorica, ma vissuta con intensità e coerenza, tanto da costargli la prigionia sotto il regime austriaco. Le sue parole, cariche di speranza e disillusione, ci ricordano che la democrazia non è mai un traguardo definitivo, ma una continua conquista.
Ciò che colpisce di più in queste pagine è l’onestà intellettuale di Angiolini. Pur essendo un fervente repubblicano, non risparmia critiche ai francesi, accusati di aver tradito gli ideali rivoluzionari per avidità e opportunismo. Allo stesso tempo, denuncia con coraggio l’ipocrisia dei governi autoritari e la crudeltà delle armate austro-russe. La sua scrittura, a tratti poetica e sempre incisiva, è un monito contro ogni forma di tirannia e un invito a difendere la verità, anche quando è scomoda.
Questo libro non è solo un’opera storica, ma un messaggio per il nostro tempo. In un’epoca di dubbi e confusione politica, come sottolinea Tozzi nella prefazione, le riflessioni di Angiolini ci ricordano l’importanza della partecipazione civile, della giustizia sociale e del rispetto per la dignità umana. La sua figura, sospesa tra arte e impegno politico, incarna l’ideale di un intellettuale che non si limita a contemplare il mondo, ma agisce per cambiarlo.
*Memorie di prigionia di un coreografo democratico* è un libro necessario, che unisce rigore storico e passione civile. Angiolini, con la sua voce limpida e appassionata, ci invita a riflettere sul senso profondo della democrazia e sul valore della libertà. Una lettura che lascia il segno e che, come scrive l’autore, serve da "esempio di una lezione di sana democrazia" per le generazioni future.



