- Articolo di:Teo Orlando
Domenica 4 gennaio 2026 nel piccolo e raccolto Teatro Il Cantiere, situato nel cuore di Trastevere, abbiamo assistito a un incontro speciale: quello tra Marilena Paradisi e Kevin Harris, nel nome del jazz storico e dell'avanguardia contemporanea. Si presentava con una promessa impegnativa: un concerto “speciale” incentrato su improvvisazione e libertà creativa, con l’interplay come vera trama della serata. Non si tratta di etichetta di comodo: l’assetto in duo, essenziale e scoperto, impone che ogni secondo venga guadagnato con ascolto reciproco, perché senza una scaletta protettiva (o un repertorio “salvagente”) la musica vive o muore nel modo in cui due personalità riescono a farsi spazio senza schiacciarsi.
Bayreuther Festspiele 2025. La notte sublime di Tristan und Isolde
Al Bayreuther Festspiele 2025 l'opera che rappresenta il primo Musikdrama per Richard Wagner: Tristan und Isolde. Una Handlung, secondo il sottotitolo del compositore stesso, un'“azione interiore”. La prima di questo allestimento con la regia dell'islandese Thorleifur Örn Arnarsson, le scene di Vytautas Narbutas e di costumi di Sibylle Wallum, si è svolta l'anno scorso il 25 luglio 2024. Quest'anno si apre il 3 agosto e si continua con altre quattro recite: il 10, 13, 23 e l'ultima stasera, 25 agosto. Sul podio il Maestro Semyon Bychkov.
Il mito medievale di Tristano e Isotta si ciba dell'epos romantico, ed avidamente – con le sue varie versioni, dalla doppia Isotta fino al poema del XIII secolo del Minnesänger tedesco Gottfried von Straßburg da cui proviene in larga parte la scelta di riscrittura wagneriana (Tristan und Isolde, 1856-1859, ispirata e dedicata a Mathilde Wesendonck). Tristan und Isolde diventa, attraverso la scomposizione e la ricomposizione del Maestro del Musikdrama (da lui stessa riformulata come denominazione in Wort-Ton-Drama, parola-suono-dramma), il grande afflato che, nel mondo illusorio e attraverso il filtro d'amore e allo stesso tempo di morte, rivela, al di là del Velo di Maja schopenahueriano, l'unione insanabile ed inscindibile di un amore eterno quanto infinitamente erotico, come la melodia (infinita) che lo sostanzia. Per approfondire, consiglio L'amore e l'occidente di Denis de Rougemont che esplicita la storia di Tristano e Isotta attraverso criteri diacronici e di analisi topica del tema principale di amore e morte, alla luce della dicotomia occidentale di matrice cristiana del mito di Tristano.
In proposito, la grande nave prima scomposta in tre parti, poi ricomposta dopo l'afflato tra Tristan und Isolde, ci è piaciuta molto: ne diamo quindi grazie sia al regista Thorleifur Örn Arnarsson sia allo scenografo Vytautas Narbutas, lituano, che ha un sapore rinascimentale ed anatomico allo stesso tempo, che si nota anche osservando le sue tele. Nelle parole del regista Arnarsson ritroviamo un'evidente corrispondenza con il mito, e le citiamo: "In Tristano e Isotta non c'è alcun arrivo, solo il desiderio dell'irraggiungibile, del luogo «dove il mio cuore mi ha promesso la fine dell'inganno». Due persone che aspirano a liberarsi dai ruoli loro attribuiti, a sfuggire alla presunta menzogna del quotidiano. Due persone che soffrono nella vita, la cui trasfigurazione amorosa consiste nel voler ricreare un momento irrimediabilmente passato. Due consacrati alla notte." Apro una parentesi perchè, con questa espressione il regista rimanda sia a Thomas Mann sia a Novalis, Der Nacht Geweihte (benedetto/destinato dalla notte, Geweihte trad.mia; da Hymnen an die Nacht, 1800). Thomas Mann (1875-1955) tenne una famosa conferenza all’Università di Monaco intitolata "Dolore e grandezza di Richard Wagner" (nel link il mio approfondimento in due parti), in cui chiarì quanto Wagner fosse lontano da qualsiasi legame attribuitogli con il nazismo e perchè Mann asserisce che della musica è il simbolo più autentico.
La sistematica struttura musicale che sottende al Tristan und Isolde è essa stessa una consustanziazione dello stato interiore dei due amanti: la catena di Leitmotive è la magnifica proiezione di ciò che accade sulla scena “interiore”: e così i motivi si intrecciano per avversarsi, oppure sono l'uno origine dell'inverso dell'altro (la Sofferenza e il Desiderio), in un connubio in cui l'uno svela l'altro. Questo intreccio affascinante barbaglia nella luce finale del terzo atto, dopo essersi scinta e discinta attraverso tutto il percorso di svelamento, proposto, ed imposto dalla coraggiosa Isolde. Proponendo nel duetto del secondo atto una summa dell'illusorietà finalmente abbattuta dal buio di quella notte (con)sacrata e sacrale sovracitata e ripresa da Novalis, l’invocazione alla notte “O sink hernieder, Nacht der Liebe” (Oh scendi quaggiù, notte dell’amore) e il Sogno d'amore –, che, attingendo all'origine primaria, la rende un tutt'uno con l'azione interiore (Handlung, lo ricordiamo) che si rivela ai nostri occhi.
Eccoli i versi cantati da Tristan und Isolde culimanti sulla notte che prende il dominio sul giorno (Atto II, scena terza):
O notte eterna,
dolce notte!
Augusta, sublime
notte d’amore!
Colui che tu hai stretto,
colui al quale hai sorriso,
come senza timore
si sveglierebbe mai da te?
Bandisci dunque il timore,
o dolce morte,
o ardentemente invocata
morte d’amore!
Nelle tue braccia,
a te sacri,
quale ardore santo ed antico,
libero dall’angoscia del risveglio!
(Orig. ted.:O ew‘ge Nacht, süsse Nacht! Hehr erhabne Liebesnacht! Wen du umfangen, wem du gelacht,wie wär‘ ohne Bangen aus dir er je erwacht? Nun banne das Bangen, holder Tod, sehnend verlangter Liebestod!In deinen Armen,
dir geweiht, urheilig Erwarmen, von Erwachens Not befreit!).
L'enorme potenza e grande espressività, che si dispiega fin dal primo atto, raggiunge “animalesche e selvagge” attorialità sia nel canto sia nel corpo, chiara traduzione di quell'intensità erotica che è coniugata intrinsecamente con la spiritualità che si addensa nel nucleo fulgido del Tristan.
L'austriaco Andreas Schager (ascoltato in Parsifal nel title role il 30 luglio), vestito in costume propora rosseggiante, era struggente ed affiatato con la voce potente e drammatica di Camilla Nylund, in particolare per il duetto vibrato all'unisono sulla notte “consacrata” loro nel ventre di una nave che sa di Erinnerung, ricordi insoluti, incompleti: dardi luminescenti che si manifestano attraverso le luci rutilanti di Sascha Zauner. I costumi di Sibylle Wallum raccontano la storia che Tristan vuole obliare sul bianco sporco dall'inchiostro indelebile della memoria, sulla lunghissima veste di Isolde, le cui parole raccontano la storia della pietà di lei per Tantris (che le ha ucciso il diletto e sposo Morold) e poi le accuse per Tristano che la conduce al Re Marke in sposa, come una preda; al centro di una scena che è la sua condanna, finchè lui non affronterà la sorte che li lega.
Ed è stata la struggente Brangäne di Ekaterina Gubanova (ascoltata nel Parsifal come Kundry il 30 luglio) a "solvere" l'inganno con il filtro giusto, ovvero quello non richiesto, ossia d'amore. Lei, che pregherà lo scudiero di chiamare Tristan, mal consigliato dall'amico Kurwenal che lo intende solo nella fulgida uniforme dell'eroe.
Il basso Günther Groissböck lo conosciamo bene, e nel ruolo di Marke è vibrato nel profondo della drammaticità della parte: affranto quanto compassionevole, ci è parso nella sua fulgida comprensione di questo “dramma interiore” che adopera il filtro come “apologia” di un reato di cui si carica consapevolmente, evidenziandone la caratura psicologica, pienamente intrisa della volontà wagneriana nella sua espressione più alta ed immersa nel Leimotiv come intima esplicitazione del portato originario e spirituale.
Ci ha commosso con la sua voce affranta dal dolore per la perdita dell'”eterno eroe Tristan” il Kurwenal di Jordan Shanahan) , che con forza si era imposto nel primo atto subito come suo difensore, e strenuo, fin nell'ultima ora. L'odioso Melot di Alexander Grassauer è pienamente nella parte.
La direzione di Semyon Bychkov è stata grandemente apprezzata con vari richiami: i cantanti Nylund, Schager, Gubanova e Groissböck i piu' applauditi. Lo scroscio condivisivo si è allungato per dieci minuti per una recita colossale, indovinata anche per l'allestimento, sublimemente dedicato alla Notte.


