Bayreuther Festspiele 2025. Parsifal in AR, tra litio e cobalto

Articolo di: 
Livia Bidoli
Parsifal Bayreuth 2025

Ancora sul palcoscenico dei Bayreuther Festspiele il prossimo 2026, abbiamo visto il Parsifal con la regia di Jay Scheib, e con la Realtà Aumentata, di cui si è occupato Joshua Higgason. Il pomeriggio del 30 luglio (le performance cominciano tutte alle 16 quest'anno) abbiamo ascoltato e visto "doppiamente", con gli occhiali AR, il Parsifal dedicato a Rainer Casper, che ne ha curato le luci dal 2022 al 2024 (si è spento il 7 dicembre dell'anno scorso). Sul podio Pablo - Héras-Casado e tre formidabili voci per cominciare: Andreas Schager (Parsifal), Ekaterina Gubanova (Kundry), Georg Zeppenfeld (Gurnemanz).

Prima di commentare questa speciale versione in realtà aumentata (AR), qualche cenno storico sull'opera. La versione scelta da Wagner per scrivere il libretto del Parsifal è quella di Wolfram von Eschenbach del 1210 del Parzival, prima di tutto; mentre quella, più connessa al ciclo arturiano, di Chrétien de Troyes, intitolata Perceval ou le Conte du Graal (1180), ha un peso minore: fra le due versioni vi è una notevole differenza e Wagner trasse da Eschenbach anche il Lohengrin terminato nel 1848, dove il cavaliere è figlio di Parsifal. Vi è poi una diretta discendenza, simbolicamente evidenziata dal cigno che Parsifal ha appena ucciso quando incontra Gurnemanz per la prima volta nella foresta.

Concepita per il teatro di Bayreuth, il Bayreuther Festspielhaus nel quale ci troviamo, il luogo di culto eretto secondo l’idea wagneriana sostenuta fortemente da Re Ludwig II di Baviera (1845-1886), anche finanziariamente, il Parsifal, l’ultimo dei drammi musicali di Wagner, è il Bühnenweihfestspiel, la rappresentazione scenica sacrale che concettualmente rendeva l’apice wagneriano completo, sia nel senso di ciclo, sia nel senso musicale, innervandosi esso sul coacervo di motivi innestati nel Preludio, grande ed ampia prova che nelle pause racchiude l’anelito per l’infinito di matrice spiccatamente romantica (la Sehnsucht).

Ed ora ciò che abbiamo visto a Bayreuth quest'anno. La scena, a cura di Mimi Lien, che si para di fronte a noi è apocalittica e, come ci informa il regista Jay Scheib nell'intervista inclusa nel libretto: "Ho pensato allo spazio di una miniera delle terre rare dove si scavano il litio ed il cobalto, principalmente per costruire cellulari, computer ed anche auto dell'ultima generazione". Non solo, la prima scena presenta un "monolite" e fa subito pensare al film di Stanley Kubrick 2001, Odissea nello spazio (1968), quindi l'inizio di un nuovo mondo, forse su un altro pianeta.

Le luci di Rainer Casper sono fredde, sui toni del blu e del verde, come se ci trovassimo in una caverna illuminata da fasci di luce industriale (simili a riflettori da cantiere), che conferiscono una dimensione da fine del mondo: eppure questo, insieme alla grande corona quasi aliena e simile ad un'aureola, ci infonde ancora di più timore verso il sacro mondo del Graal. Ha detto bene il regista Jay Scheib in memoriam di Rainer Casper:  "È un poeta della luce, capace di rendere metallico il sacro". Gli effetti video, integrati con le luci, come le grotte illuminate da schermi, e la stessa realtà aumentata (da ora in poi la chiameremo AR), rinforzano questo senso di estraniamento dal reale. 
Il tributo di Scheib alla scomparsa improvvisa durante le fasi di pre-produzione di Rainer Casper, che aveva già lavorato con Scheib in progetti come "World of Wires" (2012) e "Bat Out of Hell" (2017), e che era stato inoltre il curatore delle luci del Ring di Frank Castorf dal 2013 al 2018, è dovuto: il design luci del Parsifal è stato completato dal team di Casper in suo onore, mantenendo integralmente le sue bozze originali. Ed allora, quando vediamo le due scritte, prima sulla schiena di Parsifal, ovvero "Remember Me" che sembra, ad una prima lettura, contraddire quella sul dorso di Kundry intarsiata in una colomba, ovvero "Forget Me", sappiamo che non sono in contraddizione tra di loro. La prima si riferisce alla presa di coscienza e al riconoscimento di Parsifal quale è; quella su Kundry all'oblìo per la prima parte della sua vita, ovvero da incantatrice, seduttrice, e figura di wandering jew ("Ich sah - Ihn - Ihn -und - lachte...da traf mich - Sein Blick.": trad. ita."Io vidi - Lui - Lui -e - risi...Ed ecco mi colpì - il suo sguardo."; nonchè alla parte di percorso in seguito da ricordare insieme al battesimo ricevuto, consustanziato dalla colomba bianca ben visibile sul suo dorso.

Il Graal è simboleggiato da una sorta di forma geometrica a doppia piramide, un pendolo, velato e mostrato da una specie di giovine seduto come un antico egizio, che si vede di profilo. Al lato destro del palco, sono poste delle reliquie preziose in vetrine antiche insieme ad una colomba su un altarino. Il pendolo è il simbolo della gravità, oscilla secondo il moto terrestre di questa società postindustriale e postapocalittica, quasi un monito a salvare la terra da sé stessa, questo deserto di miniere dove gli uomini-operai respirano gas venefici e sono torturati dal materialismo imposto da un potere silenzioso e minaccioso.

Ed ora parliamo della realtà aumentata, che è stata piuttosto agevole da indossare: si tratta di un paio di occhiali neri che misurano prima sulla testa dello spettatore, e possono essere anche adattati per alcune diottrie, in caso di problemi di vista. Gli occhiali si trovano in una scatola al lato dello spettatore (i 300 che potevano farne uso)  e sono anche modulati in base al posto in cui si è seduti. Si può vedere il palcoscenico in ogni caso e seguire entrambe le scene: le proiezioni sono formulate su alcune forme mutatis mutandis attraverso un algoritmo. 

All'inizio una foresta spoglia e con alberi altissimi compare in AR: ci troviamo in una terra desolata, molto cyberpunk, come le scene: i simboli sono vari, dall'occhio su triangolo rovesciato, alla spirale, all'otto disteso, come il nastro di Möbius, tutti di matrice ermetico-esoterica. Poi vi sono vari animali, dalla volpe alla lepre, quest'ultima simbolo di rinascita primaverile. Il nastro di Möbius si riconnette poi all'Ouroboros, che è il serpente che si morde la coda, tatuato anche su Kundry. D'altronde, camminare sul nastro simboleggia il percorso circolare dell’iniziato, che torna al punto di partenza trasformato, come nel mito dell’eterno ritorno di Nietzsche, che Wagner conosceva approfonditamente, e si connette alla materia primeva del Parsifal, che è proprio un percorso alchemico per il protagonista, ovvero, di "riconoscimento" della sua identità di "puro folle".

Addirittura i simboli, nella visione di Scheib e nella AR, ci sono sembrati veramente tanti ed alcuni, di ardua penetrazione, li colleghiamo ai personaggi, partendo da Kundry. La strega sotto il dominio del mago Klingsor - un ex cavaliere del Graal diventato emblema del male - è in bianco e nero, sia nel costume sia nei capelli, similmente a Crudelia Demon. Molto cyberpunk come l'intero allestimento, Kundry, la magnifica Ekaterina Gubanova per voce e attorialità, maestosa ed allo stesso tempo alla pari con Parsifal, con cui ha una relazione che nel libretto originale non compare, qui è quasi una sposa. Una sorta di Maria Maddalena apocalittica. 

Klingsor, invece, è tutto in rosa chiaro fluo e con un copricapo con le corna da toro, quasi una parodia, visto che è evirato: il rosa fluo lo collega sia al mondo psichedelico sia ad una sessualità fluida, trans o queer. Inoltre il suo essere evirato è in contrasto con la sua statura di malvagio, e quindi la sua oscurità, ben visibile nelle corna, simbolo di virilità. Un mondo di illusione che ben canta e recita il baritono hawaiano Jordan Shanahan, dalla voce grave e torbidamente seducente. Shanahan, a Bayreuth canta anche il ruolo di Kothner in Meistersinger e quello di Kurwenal in Tristan und Isolde.

I costumi che ha scelto Meentje Nielsen per le Fanciulle in Fiore di Klingsor (Blumenmädchen) sono sugli stessi toni del rosa fluo, che è evidentemente il correlativo oggettivo della corruzione-illusione rappresentato da entrambi. Prostitute con tacchi alti e vesti al minimo o attillate e volgari, si agitano meccanicamente come in un rave party. La seduzione delle Fanciulle in Fiore è tossica e consumistica, con dei richiami agli influencer odierni; i fiori sono finti oppure ologrammi vistosi e kitsch. Uno di questi è un gigantesco anthurium, con una spata a forma di cuore ed uno spadice ricadente a forma di clindro, dai chiari attributi sessuali femminili (la spata) e maschili (lo spadice). Sulle vesti della Fanciulle in Fiore vi sono vistose macchie di quel sangue che si riconnette ad Amfortas - ripreso in video mentre continua a perdere sangue dalla sua ferita che non rimargina. Michael Volle, in proposito ascoltato dall'inizio nella parte di Amfortas, è pateticamente nella parte, grandissima presenza e voce all'altezza di una parte terrbilmente sofferente, come anche il padre morente ed anzianissimo Titurel, con la voce di Tobias Kehrer. Il cadavere del padre morto viene poi riportato in un semplice sacco nero con un mazzo di fiori, come durante una guerra.

Un decano sia per Parsifal sia per Tristan (che abbiamo visto in seguito il 3 agosto) è Andreas Schager (Parsifal), che ha impersonato la parte con perizia e presenza scenica. Estremamemnte affiatato con Kundry, impersonata da una magnetica Ekaterina Gubanova; è stato affiancato da un eccellente Georg Zeppenfeld nella parte di Gurnemanz, il piu' applaudito insieme a Schager e Gubanova. Zeppenfeld lo abbiamo poi ascoltato anche come Hans Sachs in Die Meistersinger von Nürnberg (2 agosto) e Re Marke in Tristan und Isolde (3 agosto).

Il finale, sotto questa enorme corona semialiena, su una pozza di acqua verdognola, con i cavalieri vestiti da pesce, Kundry e Parsifal come una coppia di sopravvissuti, è enigmatico: lascia nel dubbio su quella Durch Mitleid Wissend, sapiente e consapevole attraverso la compassione, paradigma che mitizza il dogma di un futuro cristiano di redenzione. La musica ed il testo però, lo convolano, e noi scegliamo di credere in questi ultimi con cui Wagner ci ha dettato la sua visione del'avvenire.

Il Coro, guidato saldamente dal Maestro Thomas Eitler de-Lint, si uniscono all'eccellente Orchestra del Bayreuther Festspiele, ed al Maestro Pablo Heras-Casado a ricevere applausi scroscianti per dieci minuti, insieme a tutte le voci, sebbene la scena apocalittica della corona sulla piramide ed uno stagno secco abbia ricevuto qualche motivata critica dagli amanti della tradizione. Richiami a ripetizione per Schager, Gubanova e Zeppenfeld.

Pubblicato in: 
GN40 Anno XVII 18 agosto 2025
Scheda
Titolo completo: 

Bayreuther Festspiele 2025
Bayreuth - Germania
Premiere il 25 luglio 2023
Repliche l'8, 17, 24, 26 agosto 2025

Performance del 30 luglio 2025 con Realtà Aumentata

Parsifal
Bühnenweihfestspiel
Rappresentazione scenica sacrale in tre atti
Musica e libretto di Richard Wagner
Prima assoluta 26 luglio 1882, Bayreuth

Direttore Semyon Bychkov
Regia Jay Scheib
Scene Mimi Lien
Costumi Meentje Nielsen
Luci Rainer Casper
Video Joshua Higgason + AR Parsifal
Drammaturgia Marlene Schleicher
Maestro del Coro Thomas Eitler de-Lint

Amfortas Michael Volle
Titurel Tobias Kehrer
Gurnemanz Georg Zeppenfeld
Parsifal Andreas Schager
Klingsor Jordan Shanahan
Kundry Ekaterina Gubanova

Primo cavaliere Daniel Jenz
Secondo cavaliere Till Faveyts
Primo Scudiero Lavinia Dames
Secondo Scudiero Margaret Plummer
Terzo Scudiero Gideon Popper
Quarto Scudiero Matthew Newlin

Le fanciulle in Fiore di Klingsor
Evelin Novak, Catalina Bertucci, Margaret Plummer, Victoria Randem, Lavinia Dames, Marie Henriette Reinhold

Voce di contralto Marie Henriette Reinhold

Orchestra e Coro del Bayreuther Festpiele

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