- Articolo di:Livia Bidoli
Il percorso autunnale a Santa Cecilia si apre con i grandi concerti per pianoforte ed orchestra del russo (naturalizzato americano nel 1943) Sergej Rachmaninoff: al pianoforte una stella del piano come Nikolai Lugansky, nato a Mosca e, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, un altro russo, ma di San Pietroburgo, Stanislav Kochanovsky. Tre serate, 21, 24 e 27 settembre, tutte dedicate all'astro russo emigrato l'anno seguente alla rivoluzione d'ottobre, nel 1918, nella grande mela, New York. Delle tre serate, ne abbamo seguite due in particolare, quella del 24 settembre, con il raro Concerto n.4, L’isola dei morti e la Rapsodia su un tema di Paganini; e quella del 27 settembre, con il Concerto n. 3 e la Sinfonia n. 2.
Bayreuther Festspiele 2026. Rienzi, il bianco e nero della distopia
Per la prima volta nella storia del Bayreuther Festspiele, l'unico grand opéra di Richard Wagner è approdato al festival fondato dal compositore di Lipsia nel 1876: non solo, Rienzi, der Letzte der Tribunen, l'ultimo dei Tribuni, dedicato alla storia di Cola di Rienzo (Roma, 1313 – Roma, 8 ottobre 1354), è tuttora attuale, come hanno ben dimostrato Alexandra Szemerédy e Magdolna Parditka, curando la regia, le scene ed i costumi in modo esemplare per questo nuovo mondo del futuro in cui lo hanno ubicato.
Rienzi è un'opera terminata nel 1840 e con la sua prima a Dresda il 20 ottobre 1842 di circa sei ore (poi è stato ridotto, ma non di tanto): grand opéra in cinque atti è tratto dal romanzo di Edward Bulwer Lytton, la figura principale del romano Cola di Rienzo rimane tuttora controversa, sia rispetto alla storia vera e propria, sia alla figura, che oggi potremmo sicuramente definire di un influencer fondatore di un partito (in Italia abbiamo anche avuto dei comici in questo ruolo).
Cola di Rienzo all'inizio era l'idealista Tribuno del Popolo, abbreviato in Rienzi, che difendeva i loro diritti contro gli espropri e la violenza della casta nobiliare: un Tribuno sancito dal Popolo Romano come figura liberatrice e repubblicana dell'epoca, in lotta contro gli odiati nobili, sfruttatori del popolo e di Roma. Chiaramente questa figura ha un nesso particolare con Wagner e la sua biografia: grande amico dell'anarchico Bakunin, scrisse Rienzi tra 1837 e 1840, otto anni prima dei Moti rivoluzionari di Dresda ai quali partecipò, scampando all'arresto “solo” perché era un compositore – ergo ritenuto inoffensivo dai guardiani della pace pubblica. In questa prospettiva si comprende anche meglio l'opera che, a partire dalla meravigliosa Ouverture, avvolge con una musica romantica e colma di pathos che, nella versione completa dura quasi cinque ore, ma che in questa come nella maggioranza degli allestimenti dura poco meno di quattro ore, comprendendo il balletto, una delle caratteristiche del Grand Opéra.
In questa messinscena, a cura delle ungheresi Alexandra Szemerédy e Magdolna Parditka, partiamo dalle case come scatole, compartimenti stagni in cui ognuno comunica separatamente, isolato dagli altri (referenze allo stato di prigionia durante la pandemia 2020?), tramite smartphones, ed in cui appare tutto frammentato e coordinato da monitor che si trovano dappertutto. L'elezione di Rienzi si svolge con gli elettori che votano con il dito, quindi attraverso il riconoscimento biometrico, ed Adriano indossa continuativamente una cuffia bluetooth.
Al posto del balletto diverte moltissimo la pantomima di un piccolo Wagner dorato che dirige le sue opere a teatro nella piccola Bayreuth: una mise en abyme con la statua di Wagner creata da Cottar Whorl per il centenario del 2013, davanti al "petit Wagner" sfilano i personaggi del Ring, Siegfried ed il drago, Lohengrin con il cigno, Klingsor, Parsifal, e così via con la ripresa dei costumi originali delle messinscene precedenti piu' iconiche.
Aldilà però della prima, incredibile vittoria di questo Tribuno del Popolo Romano che aveva come obiettivo la liberazione del popolo romano dai propri oppressori, i nobili, fa sorridere che noi ritroviamo la medesima storia, come ci avverte Matteo attraverso le parole di Gesù: "Tu incontrerari molte maschere che ti illuderanno e ti faranno credere che siano me, il vero Messia" (l'intero passaggio è scorso in inglese e tedesco ed è presente nel programma: Matteo, 24,1-33, dalla Bibbia), col medesimo finale dittatoriale, lontano in ogni epoca, passando per Cromwell, e non solo nella storia del secolo scorso.
D'altronde la Propaganda, che è il vero mezzo di ogni regime per instaurare il controllo sulla popolazione, è stata sempre il mezzo d'ordine principale, ben prima della polizia. Convincere le persone ad adeguarsi, con mezzi persuasivi come i media, è propedeutico anche in democrazia. Semplice ed efficace, oltrechè economico. Oggi come ieri, si pagano giornalisti, influencer che convincono miliardi di persone a ripostare lo stesso messaggio, a dare eco alla propaganda, meglio della radio usata da Goebbels, o della televisione per persuadere chiunque ad ottemperare ai dettati di una legge non scritta, e ben piu' efficace. Certamente, la liberazione pssa altrove, ovvero nel questionare sulle stesse notizie, su come vengono "offerte" al pubblico, ovvero una sana critica come modo di vivere. Chiedersi, perchè, come, e "se". Cosicchè quel "cubo magico" del potere, non diventi un triangolo della potenza che significhi legittimare qualsiasi azione con il timore di perdere un comfort o la sicurezza.
L'Uomo del Futuro che voleva diventare Rienzi, che cammina aldilà della storia non esiste, semplicemente. Dobbiamo diventarlo noi, quell'uomo o quella donna, senza farci abbindolare da una promessa che si rivelerà fallace. Il Prof. Tommaso di Carpegna Falconieri, dell'Università di Urbino, racocntandoci la storia che spesso anche i romani conoscono poco, ricorda come l'ascesa e la caduta di un uomo di potere è rapida in entrambi i casi e Rienzi poteva fidarsi solo di sé stesso (e di Irene, quasi sempre).
Il bianco e nero quindi, è perfetto per i colori di una messinscena dedicata a descrivere una dicotomia fortissima, nutrita anche del rosso, colore del dinamismo: le luci, grige, fredde, che si scaldano solo nella pantomima, sono a firma di Bernd Gallasch. I video, che spesso ritraggono battaglia, rivolte, e proclami, a cura di Leonard Koch.
Prima di parlare delle voci, dobbiamo allungare un applauso meritatissimo al Coro ed al suo Direttore: Thomas Eitler-de Lint, che continua a formulare questo personaggio tanto affiatato ed unito che il pubblico ha acclamato ad ogni cambio di atto.
Nathalie Stutzmann ha diretto con grande coerenza l'Orchestra del Bayreuther Festspiele, sottolineando le ouverture con la loro bellezza armonica, acompagnando le marce trionfali con assoluta grandiosità, e sostenendo le voci con estrema accuratezza; un'ovazione pe lei ed anche per le registe ungheresi, Alexandra Szemerédy e Magdolna Parditka, di cui è stata apprezzatissima la visione scenica.
Voci immense come quella di Andreas Schager, l'altr'anno ascoltato come Parsifal (in replica per l'ultima volta quest'anno) proprio qui nel Festpielhaus, sono una garanzia per una parte difficilissima ed impervia, sperticati i passaggi tragici e recitativi assertivi, come esige il personaggio di questo Tribuno, dittatore moderno e populista.
Altra parte rimarchevole per la sorella Irene, che nella drammaturgia curata da Markus Kiesel propone approfondimenti, in particolare sul legame incestuoso con il fratello ed il mistero della perdita del fratellino. Gabriela Scherer è il soprano che la interpreta, l'anno scorso ascoltata come Gutrune, dalla voce fiammante e lancinante, fedele al fratello a qualsiasi costo.
Adriano, amante riamato da Irene, è stato un exploit completo per Jennifer Holloway, soprano americano dalla voce piena, coinvolgente, struggente al massimo grado ed anche particolarmente intellegibile, con un'attorialità in piena forza.
Vitalij Kowaljow recita la parte di Steffano Colonna (la seconda "s" per noi italiani non c'è, però citiamo l'originale come bisogna) prodigiosamente come Michael Nagy nel ruolo dell'altro rivale Paolo Orsini.
Il pubblico ha pienamente apprezzato l'intera messinscena, in tutte le sue parti, e gli applausi sono stati un caldo abbraccio per tutti.
Nella scheda trovate i prossimi allestimenti dell'estate 2027.



