- Articolo di:Teo Orlando
Era grande l'attesa di pubblico e critica per l'esordio in prima assoluta – nella sua versione italiana al Teatro dell'Opera di Roma – di Inferno di Lucia Ronchetti. Attesa che è stata pienamente soddisfatta, da un'opera che arricchisce il panorama del teatro musicale contemporaneo con un capitolo di straordinaria potenza visiva e acustica: e, potremmo aggiungere, con una fruibilità anche per un pubblico non troppo avvezzo a sperimentalismi sonori e ad accordi dissonanti. Dal 19 febbraio al 7 marzo al Teatro Costanzi con Tito Ceccherini sul podio e David Hermann alla regia.
Berlino Fotografiska. La controcultura di Shepard Farey
“Iconico” è un’attributo che ben si presta al lavoro di Shepard Farey. Questa collezione di stampe e lavori originali, intitolata Photo Synthesis, in mostra a Berlino negli spazi di Fotografiska fino al prossimo 8 marzo, è concentrata sul lavoro ritrattistico di Shepard Farey, artista popolarissimo (vedi i murales che realizza in tutto il mondo), ma al tempo stesso impregnato di contro-cultura.
Conosciuto dai più per il famoso poster per la campagna presidenziale di Barack Obama del 2008 (“Hope”) che ha ispirato innumerevoli memes, Farey non si è mai crogiolato nel suo successo ripetendo un unico, riconoscibile stile visivo, ma si è costantemente spinto oltre, evolvendosi e incorporando la sua ricerca di nuovi elementi grafici e fotografici, caratteristica che contraddistingue il suo approccio e ciononostante rende i suoi lavori immediatamente riconducibili a lui.
Photo Synthesis è una retrospettiva che ben rappresenta l’approccio dell’artista: ogni ritratto è fortemente individuale seppur permeato dall’inconfondibile uso di colori e stilizzazione tipico di Farey.
I lavori in mostra sono stati ben scelti, l’esposizione è stata curata in modo da percorrere l’evoluzione di Farey dall’immagine stilizzata del famoso volto di “Obey”, attraverso gli esperimenti con litografie, elementi di disegno grafico, fino ai collage digitali di ultima generazione e alcuni nuovi lavori prodotti specificamente per “Photo Synthesis”.
Come suggerisce il titolo della mostra, la fotografia è fondamentale per queste opere, in quanto l’immagine di base è spesso fotografica, ma l’intervento multimediale di Farey risulta nel trascendere di una singola arte visiva, creando immagini che mischiano con successo tecniche diverse, affondando le loro radici nella street art e la poster art degli anni ’60 e ‘70.
La scelta dei soggetti da ritrarre è importante quanto lo stile inconfondibile: da David Lynch a Frida Kahlo, da Keith Haring a Lenin, da Ian Curtis a JFK. Icone culturali e politiche sono fianco a fianco in un affresco che rispecchia cambiamenti civili, senza predicare specifiche ideologie.
Le opere in mostra al Fotografiska di Berlino, in un sito che per decenni ospitò il centro culturale Tacheles, storicamente occupato da artisti che lì vivevano e creavano, e che ha conservato la street art che lo decorava, sono perfettamente esposte in un ambito che le valorizza e sottolinea l’evoluzione del segno di Farey.


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