- Articolo di:Teo Orlando
Era grande l'attesa di pubblico e critica per l'esordio in prima assoluta – nella sua versione italiana al Teatro dell'Opera di Roma – di Inferno di Lucia Ronchetti. Attesa che è stata pienamente soddisfatta, da un'opera che arricchisce il panorama del teatro musicale contemporaneo con un capitolo di straordinaria potenza visiva e acustica: e, potremmo aggiungere, con una fruibilità anche per un pubblico non troppo avvezzo a sperimentalismi sonori e ad accordi dissonanti. Dal 19 febbraio al 7 marzo al Teatro Costanzi con Tito Ceccherini sul podio e David Hermann alla regia.
Berlino. L'imponente Konstellationen di Diane Arbus
Prima di imbarcarmi in questa recensione, premetto che non mi era mai capitato di vedere così tante fotografie di un artista contemporaneo in una sola mostra. E’ un’esposizione monografica imponente. In effetti, la reprospettiva “Konstellationen” ci mostra una panoramica immensa sul lavoro dell’influente e schiva fotografa americana Diane Arbus, esibendo ben 454 stampe, alcune delle quali mai prima d’ora mostrate al pubblico. E oso dire che, nonostante l’introspezione nel lavoro di Arbus che la mostra regala ai visitatori, forse sono troppe.
L’assalto visivo è notevole, questa non è una mostra da approcciare con leggerezza, e rimango convinta che probabilmente meriti più di una visita per poterla apprezzare in pieno. L’allestimento del Gropius Bau, maestoso edificio berlinese progettato da quel Walter Gropius che originò il movimento Bauhaus, è originale, e permette al visitatore un’esperienza unica. Le foto non sono esposte in ordine cronologico o tematico, permettendo al visitatore di passeggiare nelle numerose stanze e creare il proprio percorso, e avere così un’esperienza completamente unica, muniti di un libretto di riferimento che elenca le foto, i titoli e la data (non ci sono altre informazioni sotto alle foto esposte, sono soltanto numerate).
Molte immagini sono purtroppo esposte parecchio in alto, e non si possono vedere ed apprezzare bene, ma presumo che tutto questo voglia contribuire a un effetto di “full immersion” nel mondo di Arbus, piuttosto che a un’analisi minuziosa di ogni foto.
I lavori in mostra spaziano dalla fine degli anni ’50 al 1971, anno della scomparsa di Arbus. I ritratti inclusi rappresentano bambini, artisti circensi, nudisti, anziani, coppie a passeggio, artisti drag, adulti vulnerabili, attempate signore dell’alta società, intellettuali e personaggi dell’epoca (anche i nostril Nanni Loy e Marcello Mastroianni, in visita a New York, vi fanno una comparsa).
Questa mole di immagini riesce a dare un’idea della varietà di lavori intrapresa da Diane Arbus, e sottolinea il suo approccio non intrusivo, a tratti voyeuristico, ma mai giudicante. Ci sono foto, che possono sembrare poco etiche, specialmente se viste con occhi contemporanei: alcune fotografie di ragazzine minorenni in campi nudisti si sarebbero potute anche omettere, senza per questo intaccare il discorso visivo di Arbus.
Le sue immagini più note sono esibite a fianco di altre mai viste ma non per questo di minore impatto: ne risulta il ritratto di un’artista con una visione non sentimentale ed edulcorata del mondo e delle persone che la circondano.
Concludendo, dopo aver visto anche altre mostre di immagini di Diane Arbus, devo riconoscere che il metodo espositivo potrebbe non essere apprezzato da tutti, ma offre comunque uno sguardo ampio e integrativo sui vari aspetti del lavoro di Arbus, dalle commissioni per riviste ai progetti personali, e riesce inoltre a sottolineare l’influenza che Arbus ha avuto su altri artisti visivi contemporanei sia in termini di contenuti che di stile.


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