Bernini e l’immagine sovrana di Urbano VIII Barberini

Articolo di: 
Daniela Puggioni
Gian Lorenzo Bernini

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica ospiteranno, nelle sale di Palazzo Barberini, fino al 14 giugno 2026 la mostra Bernini e i Barberini, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, l’esposizione si propone di indagare il rapporto speciale tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, poi eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII.

La mostra Bernini e i Barberini è un progetto delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, realizzato con il sostegno della Direzione Generale Musei – Ministero della Cultura, del Main Partner Intesa Sanpaolo. Inoltre ha il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), è anche in collaborazione con la Basilica di Santa Maria Maggiore.

L'esposizione si pone come terza tappa di un percorso che le Gallerie Nazionali di Arte Antica, nella sede di Palazzo Barberini, maestosa e sontuosa reggia dei Barberini, dedicano a questa dinastia e in particolare a Maffeo, colto e formidabile scopritore di talenti, poi asceso al soglio pontificio come Urbano VIII. La prima fu L'immagine sovrana. Urbano VIII e i Barberini, alla fine dei lavori di restauro e risistemazione dell’intero palazzo, fu ultima esposizione della direzione di Flaminia Gennari Santori, a cura della stessa Santori, Maurizia Cicconi e Sebastian Schütze.

L’attuale direttore Thomas Clement Salomon ha affermato:” Secondo atto di un ambizioso progetto triennale dedicato ai protagonisti delle collezioni delle Gallerie Nazionali di Arte Antica e del Seicento, in seguito al successo di «Caravaggio 2025», che ha accolto a Palazzo Barberini oltre quattrocentomila visitatori, la grande mostra «Bernini e i Barberini» intende indagare uno dei rapporti più fecondi e determinanti della cultura artistica del Seicento europeo: quello tra Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) e Maffeo Barberini, divenuto papa con il nome di Urbano VIII nel 1623. L’incontro tra il genio creativo di Bernini e la visione politica, culturale e spirituale di Maffeo diede origine a una stagione artistica di straordinaria intensità, destinata a plasmare in modo duraturo il volto di Roma. “

Tra i talenti scoperti da Maffeo Barberini ci fu Caravaggio, a cui commissionò lo straordinario suo ritratto e il Sacrificio di Isacco, fu riconosciuto dalla storiografia da Cesare D’Onofrio a Francis Haskell e Irving Lavin come il vero scopritore di Bernini. Tomaso Montanari suggerisce nel saggio del catalogo che il rapporto tra Maffeo Barberini e Gian Lorenzo Bernini fu unico, quasi un padre con il figlio prediletto. Lo scopo dei curatori della mostra vuole dimostrare che, dal rapporto privilegiato tra l’artista, Gian Lorenzo Bernini, e il committente, Urbano VIII, capace di orientare scelte formali, iconografiche e politiche, si originò il Barocco in contrasto con l’opinione di chi ne individua l’inizio intorno al 1600 con Carracci e Caravaggio.

La mostra Bernini e i Barberini è articolata in sei sezioni, dagli esordi nella bottega paterna fino alla piena maturità, un percorso in cui fu decisivo Maffeo Barberini che capì l’eccezionale talento. Nella prima sezione Appropriòsselo tutto come suo sono esposte le opere del padre Pietro Bernini, come Adamo, Eva e il serpente proveniente dalla Francia. Ci sono anche prestiti eccezionali di opere come le Quattro Stagioni dalla collezione Aldobrandini, in cui Federico Zeri già vide la partecipazione del giovane figlio Gian Lorenzo e il Putto con drago del J. Paul Getty Museum di Los Angeles.  Una delle conseguenze dell’interessamento e del rapporto esclusivo di Maffeo fu il cambiamento dei soggetti nella scultura, da quelli sensuali tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, come Apollo e Dafne, che coinvolgono lo spettatore a quelli religiosi. In questa sezione sono in mostra il San Lorenzo delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, e il San Sebastiano oggi in Francia vicino al San Sebastiano Barberini che anticipano l’evoluzione dell’immediatezza emotiva e della vitalità della forma, ma non del tutto priva di sensualità.

Maffeo voleva fare di Gian Lorenzo Bernini il nuovo Michelangelo, quindi non solo scultore ma anche architetto e pittore. L’architettura è uno degli argomenti della seconda sezione Non plus ultra: la nuova San Pietro, dedicata al cantiere di San Pietro, Quando nel 1623 fu eletto papa Maffeo Barberini, la nuova San Pietro era conclusa grazie a Paolo V (1605-1621) e al suo architetto Carlo Maderno, che modificò il progetto michelangiolesco, addossando alla croce greca un nuovo corpo di fabbrica longitudinale.  Dopo la la consacrazione della nuova Basilica di San Pietro nel 1626 Urbano VIII dette la sua impronta all’interno. In mostra però non è evidenziato il decisivo ruolo nella soluzione dei diversi problemi architettonici del più esperto Francesco Borromini, architetto che aveva assistito, Carlo Maderno, ma è approfondito nel prezioso catalogo, dove sono analizzati i problemi di statica, fusione e costruzione nell’erezione del Baldacchino di San Pietro, che unisce architettura, scultura e decorazione in un’unica macchina scenica. Sono in mostra disegni, modelli e incisioni che documentano la genesi dell’opera, oltre a studi per il San Longino, scolpito direttamente da Bernini per uno dei piloni della crociera. In esposizione anche il modellino in terracotta della Carità con quattro putti parte del monumento funebre di Urbano VIII e il modello in bronzo per il monumento a Matilde di Canossa 

Al busto da galleria: la celebrazione dei Barberini è dedicata la terza sezione che ripercorre l’attività di Bernini come ritrattista pontificio, sono in esposizione primi busti di Paolo V Borghese, proveniente dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles, e Gregorio XV Ludovisi, affiancati da ritratti in bronzo di entrambi i pontefici una testimonianza di come giovane Bernini abbia fatti suoi i modelli della ritrattistica antica. Non poteva mancare la serie di ritratti dedicata a Urbano VIII, busti in marmo, bronzo e persino porfido e bronzo, provenienti da musei e collezioni internazionali. Ci sono anche i ritratti dei familiari come Camilla Barbadori, madre del pontefice.

La quarta sezione, Palazzo Barberini: un capolavoro corale è dedicata a Palazzo Barberini, sede della mostra. Bernini, Borromini e Pietro Berrettini da Cortona collaborarono alla creazione del palazzo, che fonde la tipologia del palazzo urbano con quella della villa suburbana. Ancora una volta il catalogo è uno strumento prezioso per illustrare e spiegare i diversi contributi degli artisti. Un esempio sono le due scale di accesso, quadrata quella a nord, a chiocciola quella a sud, sono genericamente indicate come di Bernini, la prima e di Borromini, la seconda, ma i documenti attestano che lavorarono insieme a entrambe. In questa sezione i disegni non sono ben visibili  sono anche in esposizione il modello in terracotta dell’Elefante reggiobelisco di Bernini, che è davanti a Santa Maria sopra Minerva e che è stato recentemente danneggiato e l’affresco del Putto dormiente di Guido Reni, il pittore più amato dalla famiglia e profondamente stimato da Bernini.

Nella sezione Apes Urbanae»: volti della Roma barberiniana è visibile un’antologia di busti della Roma di Urbano VIII: cardinali, intellettuali, cortigiani e figure eccentriche che ruotavano intorno al pontefice. Accanto ai ritratti di Bernini, sono esposti capolavori di Alessandro Algardi, François Duquesnoy e Giuliano Finelli. Di Reni c’è la Maddalena penitente della collezione delle Gallerie Nazionali di Arte Antica a Palazzo Barberini e di Bernini c’è il Ritratto di Sisinio Poli, gesso nero, rosso e bianco su carta vergata, colpisce la vivezza del viso del giovane che introduce al tema della pittura della sezione successiva: La libertà di Bernini, il potere di Urbano VIII.

Urbano VIII non riuscì a convincere Bernini a diventare anche il pittore ufficiale e dipingere la Loggia delle benedizioni, il saggio di Tomaso Montanari, presente in catalogo, è una guida acuta e preziosa per indagare il rapporto tra Bernini e Urbano VIII, come già accennato, suggerisce che fu quasi come tra padre e figlio. Inoltre le opere attribuite a Bernini mostrano che la pittura fu l’arte in cui si sentì libero di esprimersi senza la pressione della committenza. Montanari si sofferma su gli autoritratti l’Autoritratto in età matura della Galleria Borghese e l’Autoritratto malinconico, di un collezionista privato, in cui l’artista si ritrae liberamente.

Il ritratto pittorico di Urbano VIII attribuito a Bernini, in esposizione, mostra un’immagine meno ufficiale e più intima del loro rapporto in cui si fondono protezione, controllo, complicità e tensione. E quale differenza dai busti precedenti quello di Costanza Bonarelli del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, unico ritratto scultoreo realizzato dall’artista senza committente, ma per sé, è un ritratto inquietante perché rivela il profondo coinvolgimento emotivo di Bernini in una relazione amorosa molto complessa. Quando un artista crea un’opera per sé, la libertà che la ispira è rivelatrice e ha un’intensità umana, che le opere realizzate per esigenti committenti non possono avere.

Abbiamo citato più volte il catalogo che, come detto giustamente dai curatori, è parte integrante della mostra perché approfondisce gli argomenti dell’esposizione, ampliando anche l’analisi, come il ruolo di Bernini nel teatro e nella musica, di cui Roma fu un centro importante, su tutti il Sant’Alessio di Stefano Landi su libretto di Giulio Rospigliosi, il futuro papa Clemente IX, che debuttò il 23 febbraio 1632 proprio a Palazzo Barberini. 

Pubblicato in: 
GN17 Anno XVIII 23 febbraio 2026
Scheda
Titolo completo: 

Palazzo Barberini
Bernini e i Barberini

dal 12 febbraio al 14 giugno 2026

A cura di:    Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi
Prodotta da:    Gallerie Nazionali di Arte Antica 
Con il patrocinio di:    Fabbrica di San Pietro in Vaticano

Main Partner:    Intesa Sanpaolo
Sponsor Tecnico: Coopculture
Mobility Partner: ATAC
Media Partner:Urban Vision Group
Radio Partner:    Dimensione Suono Soft

Catalogo:    Allemandi euro 39

Orari di apertura:    Martedì – Domenica: 10:00 – 19:00
Lunedì riservato scuole: 9:00 – 14:00

Biglietti:    Intero: €16,00
Ridotto (18 – 25 anni e convenzioni) €10,00
Congiunto Museo: €20,00
Congiunto Museo ridotto 18 – 25 anni: €12,00
Gratuito: Under 18; Scolaresche; Accompagnatore gruppo; Accompagnatore scolaresca; Studenti e docenti di Architettura, Lettere (indirizzo archeologico o storico-artistico), Conservazione dei Beni Culturali e Scienze della Formazione, Accademie di Belle Arti; dipendenti del Ministero della Cultura; Membri ICOM; Guide e interpreti turistici in servizio; Giornalisti con tesserino dell’ordine; Portatori di handicap con accompagnatore; Personale docente della scuola, di ruolo o con contratto a termine, dietro esibizione di idonea attestazione sul modello predisposto dal Miur.