- Articolo di:Livia Bidoli
Per una unica serata il folletto straordinario greco-russo Teodor Currentzis ha condotto l'Utopia Orchestra a svelare due gioielli all'Auditorium del Parco della Musica Ennio Morricone per la stagione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia: il 3 giugno scorso, insieme alla solista norvegese Vilde Frang che ha poi interpretato anche il Titano di Gustav Mahler, i battenti hanno aperto al ricordo struggente Alla memoria di un angelo di Alban Berg.
Biennale di Venezia 82°. Maresco dirige un'opera ironica sul mondo del cinema
Insomma Franco Maresco ci fa o c’è ? C’è, c’è: è un genio dell’ironia. In questo film, ora in sala, “salvato” da Andrea Occhipinti, mica per niente intitolato Un film fatto per Bene, chi invece c’è solo in parte, è l’omaggiato Carmelo Bene. È un film sullo stesso Maresco – non mancano neppure frammenti inediti di Cinico Tv - e fa piacere che anche i più giovani possano così seguire la sua storia artistica e magari, perché no, le sue orme, continuando a far ridere, anche se amaramente, su quest’Italia “un po' così”, ma che produce geni irriverenti.
Ecco cosa succede in questo lungometraggio: dopo l’ennesimo incidente sul set, le riprese del film di Franco Maresco su Carmelo Bene vengono bruscamente interrotte. Il produttore Andrea Occhipinti, esasperato dai ciak infiniti e dai ripetuti ritardi, blocca tutto. Il regista di Belluscone e La mafia non è più quella di una volta, dal canto suo, accusa la produzione di “filmicidio”, facendo poi perdere le sue tracce. Interviene allora Umberto Cantone, amico di Maresco, che, per cercare di ricucire lo strappo, chiama a testimoni tutti coloro che hanno partecipato all’impresa, in un'indagine che è l'occasione per ripercorrere la personalità e le idee dell’autore più mordace e apocalittico del cinema italiano. E se intanto, lontano da tutto e da tutti, Maresco stesse ultimando il suo film, diventato – come lui stesso dice – “il solo modo per dare forma alla rabbia e all’orrore che provo per questo mondo di merda”?
Ascoltiamolo: “Da tempo mi sono accorto che ogni mio film non è stato altro che una trappola in cui mi andavo a infilare con impietoso autolesionismo. Stavolta però, per la prima volta, ho paura che non ne uscirò bene, diciamo tutto d'un pezzo. Avrei dovuto dare ascolto ai consigli della signorina Filomena, la vecchia maestra che mi faceva il doposcuola alle elementari, la quale mi ripeteva sempre la storiella della gatta e del lardo, ma ormai è tardi per pentirsi. Tra l'altro nel frattempo il lardo è pure finito”.
In concorso alla 82° Mostra del Cinema di Venezia, il film strappa più di una risata grazie allo spirito corrosivo dell’autore: doveva essere un kolossal in costume ispirato alla figura di Carmelo Bene, ma dopo l’interruzione del set e la crisi nei rapporti con la produzione, è diventato decisamente qualcos’altro: un’opera ironica sul mondo del cinema, sui rapporti umani e sugli umani che non smettono mai di sorprenderci e di meravigliarci sia in positivo che in negativo.
Le scene col critico cinematografico Francesco Puma sono esilaranti. Da sottolineare le location pugliesi. In una scena indimenticabile, anche perché di bergmaniana memoria, la Morte, interpretata da Antonio Rezza, se la prende col santo volante, San Giuseppe da Copertino, il quale non pronuncia bene neppure il suo nome, perché non sa giocare a scacchi ...ma così la tiene in scacco.



