- Articolo di:Daniela Puggioni
Il Quartetto di Cremona è un ospite abituale e molto amato dai frequentatori dei concerti della IUC-Istituzione Universitaria dei Concerti, che dal 2011, anno del suo primo concerto, ha proposto esecuzioni integrali ma anche esplorazioni musicali inconsuete. Nel concerto dello scorso sabato 9 maggio ha presentato un intrigante programma insieme a Pablo Barragán, famoso clarinettista di notevole virtuosismo.
Bregenzer Festspiele 2025. Œdipe, l'incanto funesto della Sfinge
Il Bregenzer Festpiele 2025 ha presentato una vera rarità: l'Œdipe di George Enescu, su libretto di Edmond Fleg, fondando la storia sull’Edipo Re di Sofocle e per il finale sull’Edipo a Colono sempre di Sofocle. A Bregenz è stato presentato, con la sontuosa regia di Andreas Kriegenburg e la direzione di Hannu Lintu, per tre recite, il 16, il 20 ed il 28 luglio.
Il regista Andreas Kriegenburg non passa mai iunosservato, e me lo ricordo nel 2017 al Salzburger Festspiele in una ambigua quanto drammatica Una Lady Macbeth del distretto di Mzensk (in originale russo: Леди Макбет Мценского уезда, Ledi Makbet Mtsenskogo Uyezda) di Dimitrij Shostakovich (San Pietroburgo, 25 settembre 1906 – Mosca, 9 agosto 1975), di cui il 9 agosto scorso ricorrevano i cinquant'anni dalla morte.
Œdipe di Enescu è l'unica opera di teatro musicale dedicata al "complesso freudiano" per eccellenza, e che ha fatto attribuire ad Harold Bloom una lettura scecspiriana anticipatrice rispetto allo pisicanalista austriaco (The Western Canon, The Books and School of the Ages, Houghton Mifflin Harcourt Publishing Company, New York, 1994).
La gestazione dell'opera fu travagliata per Enescu, compositore rumeno naturalizzato francese (Liveni, 19 agosto 1881 – Parigi, 4 maggio 1955): di lui sono celebri soprattutto le due rapsodie romene, una e due, composte tra 1901 e 1902. Nel 1895 si trasferì a Parigi per continuare i propri studi e conobbe l'ambiente musicale dell'epoca: suonò insieme a Pablo Casals, Fritz Kreisler, Eugène Ysaÿe, Alfred Cortot, Jacques Thibaud, Maurice Ravel e Béla Bartók. E' notevole anche la sua carriera come direttore d'orchestra, le sue sinfonie come le suite per orchestra tra cui spicca il Poema rumeno. Dopo la seconda guerra mondiale si stabiliì definitivamente nella capitale francese dove è sepolto al Père Lachaise. Proprio al Festival Enescu, nella prima edizione, si ebbe la prima nazionale dell'opera Œdipe nel 1958.
Il Festival Enescu a lui dedicato - cui abbiamo partecipato piu' volte - è il festival rumeno più importante in ambito musicale ed inoltre di lunga durata (quasi un mese), detenendo un posto di primaria importanza a livello mondiale per il programma, da sinfonico a lirico fino al balletto e per la partecipazioni di eccellenza: la XVII edizione si terrà dal 24 agosto fino al 21 settembre 2025.
Tornando al nostro Œdipe, fu composto nell'arco di 11 anni, tra il 1920 e terminato il 27 aprile 1931, però bisogna aspettare il 10 marzo 1936 per la sua prima rappresentazione: a Parigi, all'Opéra Garnier; e la prima edizione sarà di Salabert, (Parigi, 1934) con la dedica alla principessa rumena Maria Rosetti Tescanu, detta Maruca, che sposò nel 1937. A lei regalò la villa "Luminiş" a Sinaia, luogo dove il compositore compose l'opera a lei dedicata.
Sia seguendo la tragedia elaborata da Sofocle, sia la regia di Kriegenburg presentata nella Großer Saal della Festspielhaus di Bregenz la matassa di Œdipe si sbroglia à rébours, all'incontrario, come ricorda Huysmans: si parte col primo atto intitolato FEUER, Fuoco, in una rutilante scenografia per il matrimonio di Laio e Giocasta, in cui fa la prima apparizione il cieco Tiresia, l'indovino è in grigio ed accompagnato da un fanciullo. La musica di Enescu, fin dal prologo, così possiamo identificare il primo atto, è funesta: incantatrice come un oppiaceo da cui lo scioglimento prefigura un dramma.
Il secondo atto, titola WASSER, Acqua, ed i colori permeanti di Andreas Grüter alle luci ed i costumi di Tanja Hofmann sono un azzurro carta da zucchero, le vesti oblunghe del protagonista, eccezionale basso-baritono francese Paul Gay, preparato anche nello Sprachgesangdi questa partitura espressionista e pieno di virate lancinanti verso tenebrosi glissando. L'eburneo bianco per lo sfondo ed il celestino per le vesti della madre adottiva Merope sono luttuosi, per la partenza di Edipo che viene avvertito del destino funesto di dover uccidere suo padre e sposare sua madre. Il Tiresia ieratico di Ante Jerkunica ricompare, come un profeta delle maledizioni, Edipo però non sa che il padre biologico non è Polibo di Corinto, bensì Laio di Tebe, che incontra per strada senza riconscerlo e, per difendersi, lo uccide ad un crocevia.
In questo atto compare il mostro vampirico dalle grandi ali sollevate da due schiavi che è la Sfinge interpretata dalla gorgonica Anna Danik, finnico mezzosoprano e che rivela la questione principale ad Edipo ponendogli l'enigma che poi lui risolverà:
Chi è piu' forte del Fato? L'uomo, risponde Edipo.
La Sfinge è sconfitta, lasciandolo con un altro quesito fino alla fine:
Ti dirà l'avvenire
se la Sfinge morendo
piange la sua sconfitta
o ride del suo trionfo.
Il terzo atto titola ASCHE, Cenere, ed è tutto in grigio e nero. La peste ha colpito Tebe dopo vent'anni di equilibrato regno di Edipo e Giocasta che lo ha sposato e gli ha dato quattro figli. Tiresia torna con le sue rivelazioni sulla cecità del re, che scopre che la maledizione degli dei si è avverata e che lui ha ucciso Laio e sposato Giocasta, sua madre. Lei si uccide, lui si acceca.
Il quarto atto, l'epilogo, è, di tutti, quello che finalmente si mostra catartico e titola: HOLZ, Legno: un ritorno alla Natura, con Edipo ed Antigone nel bosco ad esperire gli ultimi momenti prima della fine di lui. Solo Creonte lo disturberà e verrà mandato via da Teseo, che accoglie Edipo con la figlia Antigone ad Atene.
Gli episodi sono posti in un ordine alchemico al contrario: dal primo, Rosso, poi al secondo, Bianco, fino al terzo in Nero, ossia Rubedo, Albedo, Nigredo, che sono, nella sequenza giusta, l'abbandonarsi alla melanconia (Nigredo, depressione, diremmo oggi) interiore; il matrimonio alchemico tra Yin e Yang, anima e animus, principio femminile e maschile da integrare (Albedo); Rubedo, l'opera in rosso, ovvero il compimento cinetico dell'integrazione degli opposti, coniunctio oppositorium nel gergo di Carl Gustav Jung. L'episodio ultimo del quarto atto è la catarsi, la purificazione nel verde della foresta per Edipo, giunto alla fine della sua vita.
Un plauso a tutti i cantanti, financo ai ruoli muti degli schiavi dela Sfinge ed agli accompagnatori di Tiresia: Tuomas Pursio (Créon), Mihails Čuļpajevs (Le Berger), Nika Guliashvili (Le Grand Prêtre), Vazgen Gazaryan (Phorbas / Le Veilleur), Nikita Ivasechko (Thésée), Michael Heim (Laïos), Marina Prudenskaya (Jocaste), Iris Candelaria (Antigone), Tone Kummervold (Mérope).
Teatro pieno e lunghi applausi all'intero cast, nonchè al regista Kriegenburg, al Maestro Lintu, al Coro ed ai Wiener Symponiker insieme al Coro Filarmonico di Praga.
In questo percorso nodoso, sia a livello concettuale, sia scenico, sia musicale, abbiamo ritrovato una coerenza sottile e complessa: il Maestro Hannu Lintu è sempre stato accorto nella direzione e nei vari stili che si compenetravano nell'andamento avanguardista della composizione di Enescu. L'Orchestra dei Wiener Symphoniker, insieme al Coro Prager Philharmonischer diretto da Lukáš Vasilek, hanno interpretato con grande costanza ed attenzione la partitura difficoltosa e ricca di andamenti inaspettati. Il regista Andreas Kriegenburg, insieme al suo complesso team ha reso l'opera macabra di Enescu un vero viaggio dentro i nostri confini interiori, ponendo la domanda della Sfinge a tutti noi: l'uomo è veramente l'arbitro del suo destino?



