Cortona. Le molteplici maschere di Severini

Articolo di: 
Daniela Puggioni
Severini La danse du Pan-Pan à Monico. Parigi, Centre Pompidou, Musée national d’art moderne - Centre de création industrielle

Gino Severini- Modernità come dialogo. Questo è il titolo della mostra che Cortona, città natale di Gino Severini (1883-1966), ha voluto dedicare all’illustre concittadino in occasione dei sessanta anni dalla sua morte avvenuta a Parigi, seconda patria di elezione. La mostra, a cura di Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva, è ospitata al MAEC- Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona a Palazzo Casali. Il MAEC nelle sue collezioni conserva anche opere donate dalla famiglia Severini e in particolare da Romana Severini Brunori, unico percorso espositivo permanente dedicato all’artista.

In esposizione ci sono 80 opere tra dipinti e disegni prestati da musei italiani ed esteri e da collezioni private, a partire dal Centre Pompidou di Parigi, dall’Estorick Collection di Londra e dal Muséè d’Art moderne et contemporaine di Saint- Étienne, fino al Museo del Novecento di Milano, alla Pinacoteca Vaticana, al MART di Rovereto e soprattutto alle Collezioni Romana Severini e Franchina. Romana Severini inoltre ha sostenuto personalmente, generosamente e con entusiasmo ha contribuito anche a questa esposizione.

Il percorso espositivo non è antologico, ma a tesi seguendo i momenti e gli episodi in cui l’artista ha manifestato il proprio ruolo di mediatore fra culture e rivelato la sua personalità muovendosi nello stesso tempo fra mondi diversi, tra realtà contemporanea a Parigi e le origini toscane La mostra è così articolata in cinque sezioni che corrispondono a tappe significative del suo percorso evolutivo, le curatrici Margherita d’Ayala Valva e Daniela Fonti, che fu autrice del Catalogo Ragionato dell’opera pittorica di Gino Severini (Milano, Mondadori,1988) hanno così voluto mettere l’accento sul ruolo di mediatore di Severini. Lo dicono i titoli delle sezioni: Un ponte tra la Macchia e il Divisionismo, La fondamentale mediazione tra la dinamicità del Futurismo e la geometrizzazione del Cubismo, Il passaggio dal Cubismo al Classicismo, La pittura decorativa in relazione con l’architettura e il tema delle maschere e, infine, Il dialogo tra la Chiesa e la modernità, dalla Svizzera a Cortona.

Le mostre poste in un museo, che non ha uno spazio espositivo distaccato dalle collezioni permanenti, possono presentare criticità, come nel caso della prima sezione in cui le opere sono poste in un corridoio angusto. I dipinti sono degli anni 1903-06 e mostrano l’inizio di un percorso formativo, sono gli anni in cui Severini a sedici anni lasciò Cortona. Si trasferì a Roma, dove attraverso Giacomo Balla (1871 – 1958) aderì alla ricerca luministica del Divisionismo. Un esempio delle diverse influenze sono i ritratti, quello ad olio del padre, in cui si nota l’impronta macchiaiola, mentre quello a pastello della madre dello stesso 1907 è di impronta divisionista e così il suo autoritratto.  

Anche i paesaggi in esposizione seguono questo itinerario come Villa Passerini presso Firenze (veduta di Arcetri) e Scorcio di paesaggio romano. Condivide con Balla, che in questo periodo considera un maestro, l’intonazione “notturna”, di cui è in mostra La costellazione di Orione, affiancata al Notturno in via di Porta Pinciana di Severini. Anche l’attenzione alla questione sociale è ispirata da Balla in esposizione Il cantiere (1908), di Severini qui confrontato con Casa in costruzione (1907-1908), di Umberto Boccioni (1882 -1916), che proprio Roma cominciò a frequentare. Due grandi oli sono in questa sezione, di ambiente domestico Ora di studio di Elisabeth Chaplin (1890 – 1982), (1911) e La Ragazza in blu (1904), in cui Severini mostra di padroneggiare per brillantezza cromatica e geometria il genere del ritratto mondano. Ancora più interessante è il grande pastello La Bohémienne (1905), in cui il soggetto e le cromie cupe ricordano alcune atmosfere di Edgar Degas (1834 – 1917).

Nel 1906 Severini arrivò a Parigi per approfondire la conoscenza del Neo-Impressionismo di Seurat e Signac ed entrò nel milieu artistico di Montmartre, con Picasso, Braque e l’avanguardia francese Nel 1910 firma con Boccioni, Carrà, Russolo e Balla Il Manifesto dei pittori futuristi, affascinato dal dinamismo futurista con cui descrive il mondo dei cabaret, che lo aveva sedotto con gli sfavillanti spettacoli di luce e danza. Questo periodo è il tema della successiva sezione dal titolo La mediazione tra la dinamicità del Futurismo e la geometrizzazione del Cubismo, Parigi Milano e Firenze 1910-1915.

Nella sala domina La danse du Pan-Pan à Monico (1959-60/1911) tela monumentale didi 4 metri x 2,80, un prestito eccezionale del Centre Pompidou di Parigi, attualmente in ristrutturazione. Fu esposta una sola altra volta Italia 35 anni fa, dopo che Severini quasi ottantenne, volle dipingerla di nuovo a Roma nel 1950-60, basandosi su antichi cliché a stampa, poiché l’opera del 1911 in Germania era andata dispersa. La danse du Pan-Pan à Monico è una opera in cui il dinamismo e i colori descrivono magistralmente l’atmosfera gioiosa e affollata della sala e la danza sfrenata.

Il dinamismo della pittura futurista e l’interesse per la scomposizione delle immagini del cubismo sono ben rappresentati da diversi dipinti in esposizione tra cui:  Danseuse dans la lumière (Étude de mouvement, 1913) tempera su cartoncino, Ritratto di Danseuse (Ballerina + mare, 13-14) olio e pastello, Madame M.S.(circa 1915), pastello su cartone applicato su tela. Inoltre è efficace il confronto con le opere in esposizione di artisti che frequentava come: Pablo Picasso (1881 -1973), Ardengo Soffici (1879 – 1964), Balla, Boccioni, Carlo Carrà (1881 – 1966).

Nel 1912 Severini riuscì a mediare fra i futuristi del gruppo milanese e quello fiorentino legato alla rivista “Lacerba”, così nacque la mostra della Galleria Gonnelli di Firenze (1913-1914), che comprese opere di Soffici, Severini, Boccioni, Carrà, Balla e Russolo.
Un altro episodio di mediazione di Severini ricordato è quello fra la rivista di Mario BroglioValori Plastici” e Picasso, Braque e gli artisti della galleria “L’ Effort Moderne” di Léonce Rosenberg.

Nella parte Dal Cubismo al Classicismo le curatrici hanno posto l’accento sul percorso di ritorno alla pittura figurativa, con la Maternità di Cortona del 1916 in cui omaggia la moglie Jeanne con il piccolo Antonio, vissuto solo pochi mesi. Questa ricerca originale e autonoma anticipò quel “ritorno all’ordine” che caratterizzerà la pittura dopo la Prima guerra mondiale. Il confronto con Maternità del’19-’20, con Jeanne e la figlia Gina, è diversa per colori vivaci e la composizione, che evoca la tradizione toscana, la finestra aperta sul paesaggio, la tenda e la posizione della donna con in grembo la figlia. In mostra i tracciati e le proiezioni ortogonali della testa di Jeanne, riprodotti nel suo libro, mostrano un artista che è tornato a studiare sui trattati di antropometria e geometria.

Nel portentoso crogiolo di avanguardie nelle diverse arti un ruolo cruciale lo rivestirono i Ballets Russes di Sergej Djaghilev (1872 – 1929), prodigioso talent scout, con cui collaborarono artisti diversi con esiti sorprendenti. Tra i più prolifici fu Igor Stravinskij (1882 – 1971), che affascinato dalla musica di Giovanni Battista Pergolesi (1710 – 1736) rielaborò le sue musiche per il balletto Pulcinella, le scene e i costumi furono disegnati da Picasso. Anche Severini si cimentò come scenografo e costumista, lo dimostrano in mostra i figurini dei costumi per il Pastorello, la Zitella e Isabella realizzati nel 1950-51 per il balletto Scarlattiana su musica di Alfredo Casella (1883 - 1947) e coreografia di Aurél Milloss.

La Pittura Decorativa: Il Dialogo con l’Architettura e il Tema delle Maschere è l’argomento della successiva sezione. In esposizione sul tema l’Arlecchino con il mandolino (Arlequin jouant du violon, 1921) e il Suonatore di strada (Bohémien jouant del l’accordéon,1919). Nell’accostamento fra la maschera, la danza e la musica ci sono le premesse per il ciclo di affreschi realizzati per i Sitwell nel castello di Montegufoni, a partire dalla primavera del 1921, come esempi in mostra L’équilibriste (Maschere e rovine,1928-1929) e La leçon de musique (1928 – 1929)

Nella descrizione delle fasi della vita artistica dell'artista le curatrici hanno evidenziato che nel 1923 Severini riscoprì in sé la fede cristiana, enfatizzando l’impegno nelle opere religiose ma omettendo quelle civili durante il fascismo. Il motivo è stato probabilmente per rimarcare il legame con la Toscana e particolarmente Cortona, in quanto fu promotore della conoscenza tecnica e della pittura murale tra gli artisti. In prima persona dal ‘25 al ‘47, fu impegnato come decoratore di alcune chiese svizzere di cui sono esposti studi e bozzetti.
Nella decorazione fu pittore murale e in alcuni casi mosaicista, nelle chiese di Semsales (1924-26), La Roche (1927-28), Tavnnes (1931), Friburo (1933.34,1957), Losanna (1933-36), Sion (1947). Se nella prima Semsales la tecnica cubista sconcertò i fedeli, negli esempi in mostra il suo linguaggio cubista dialoga, si ispira e rielabora originalmente fonti bizantine, svizzere, toscane pre-giottesche.
Nel percorso espositivo si inserisce un interessante ciclo di video esclusivi delle pitture murali realizzate da Severini in numerose chiese nella Svizzera romanda; è una webserie realizzata dalla SUPSI in collaborazione con il Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive di Locarno

Dopo la seconda guerra mondiale, ritornò a Cortona ogni estate, continuando il suo percorso di studio sui Primitivi locali che era stato preceduto da scritti come Giotto e il nostro tempo (1942). La definizione Primitiva era stata data all’arte extra europea, a quella preclassica occidentale e a quella italiana prima del Rinascimento. Severini conoscendo il vivo interesse per l’arte primitiva di Picasso gli inviò riproduzioni di bronzetti etruschi conservati nelle sale dell’Accademia Etrusca. L’artista realizzò per sua città d’origine la Via Crucis rappresentata da vari studi e bozzetti in mostra tra cui spicca quello per il mosaico che realizzò per la facciata di San Marco a Cortona. 
In esposizione per evidenziare le fonti di ispirazione, oltre ad alcuni bronzetti etruschi, sono presenti il San Francesco di Margarito D’Arezzo, e opere di anonimo: il Mosaico con la Vergine orante e la tavola tempera e oro, Madonna con Bambino in trono e angeli, proveniente da Firenze, Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello.

A differenza del museo accessibile con l’ascensore, l’interessante esposizione permanente delle opere del Maestro, non è agibile per chi abbia problemi di deambulazione per le due ripide rampe di scale…peccato. Speriamo che visto l’impegno proclamato da Comune e Regione si possa provvedere.
La mostra è promossa dal Comune di Cortona e MAEC con la co-produzione del Ministero della Cultura e la collaborazione con l’Accademia Etrusca, il patrocinio e il contributo della Regione Toscana, il contributo della Fondazione CR Firenze e dal sostegno della Banca Popolare di Cortona.

Pubblicato in: 
GN37 Anno XVIII 14 luglio 2026
Scheda
Titolo completo: 

Cortona. Gino Severini. Modernità come dialogo

05 luglio – 1 novembre 2026 

MAEC Piazza Signorelli, 9 Cortona (AR) 
Info:+39 0575 630415 info@cortonamaec.org 

BIGLIETTI SINGOLI Intero: € 12 Ridotto: € 8* 
Ridotto Famiglia: € 20 Valido per gruppi di 4 persone: due adulti (19+) e due giovani (0–18) 
CUMULATIVO MAEC + AREA ARCHEOLOGICA DEL SODO Intero: € 15 
Ridotto: € 10 GIOVANI / UNDER 19 0–6 anni: omaggio 7–18 anni: € 3