- Articolo di:Giulio Migliorini
‘Dite: non foste mai convalescente/ in un aprile un po’ velato? È vero/ che nulla al mondo, nulla è più soave?’ recitava ‘La passeggiata’ di Gabriele d’Annunzio, ed anche me quest’opera singolare ha beneficato. Pelléas et Mélisande, dramma lirico in cinque atti e dodici quadri di Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck, rappresentato la prima volta il 30 aprile 1902 all’Opéra-Comique di Parigi, va in scena tra il 22 aprile e il 9 maggio 2026 al Teatro alla Scala di Milano per sei rappresentazioni. Assisto alla seconda, domenica 26 aprile alle ore 14:30. L’Orchestra della Scala è diretta da Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci.
Da Vinci. Schubert, il canto del cigno tra viola e chitarra
Per la Da Vinci Classics un cd di un duo particolare: Simone Gramaglia alla viola e Luigi Attademo alla chitarra per una kermesse romantica schubertiana intitolata Songs without Words (Canzoni senza parole). Il Gramaglia-Attademo Duo offre una panoramica su Franz Schubert (1797-1828) che ben immerge nel clou romantico e struggente di un compositore così intimo, eppure tanto rifulgente per le modalità espressive manifesto della sua epoca, il primo e pieno Romanticismo.
Fa un certo effetto ascoltare Schubert senza la voce drammatica e struggente di Ian Bostridge dal vivo - Fischer-Diskau è innominabile, per sempre rimarrà impresso nella nostra memoria d'orecchio: dal Winterreise fino allo Schwanengesang, con cui inizia il cd dell'Attademo Duo con cinque lieder dalla splendida raccolta D957, ovvero Il Canto del cigno che tanto collega l'autore a ciò che si stava spegnendo in lui, la vita, composto da Schubert proprio nell'anno della morte, il 1828.
La raccolta di Lieder di Schubert intitolata Schwanengesang è ben più allucinatoria e disperata della Winterreise, che si situa ancora in un territorio in cui la ricerca del Wanderer dà il la. E le Lyrical Ballads (1798) di Wordsworth e Coleridge, echeggiate nel Wanderer protagonista del viaggio metaforico dovuto al rifiuto d'amore.
Presente nella raccolta anche il suo più celebre quartetto di Der Tod und das Mädchen D531 (La morte e la fanciulla, 1817) a rappresentare il topos romantico per antonomasia: la morte di una giovane fanciulla, celebri i quadri di Grien, Hering, Schiele e tanti altri, a ritrarre qualcosa che ci attrae e ripulge, il cosiddetto sublime, terrifico ed affascinante fenomeno legato a paura e desiderio che, come soleva asserire Kierkegaard, sono direttamente proporzionali, l'uno fa crescere l'altro e viceversa.
D'altronde l'uomo è l'unico nemico di sé stesso, ed in questa Quest (ricerca) musicale, che incontra anche la "bella mugnaia", il tema agreste di Die Schöne Müllerin con il D795, Morgengruß n.8, il saluto del mattino, ci accoglie con grazia. In tutto questa promenade, che esalta con eleganza le due "voci soliste" della viola e della chitarra, ci imbattiamo in un terreno di versi, l'aria Pensa, che questo istante, registrato come D76 (1813) che fa cardine su un testo del 1760 di Pietro Metastasio, che vogliamo citare:
Pensa che questo istante
Del tuo destin decide;
Ch’oggi rinasce Alcide
Per la futura età.
Pensa che adulto sei,
Che sei di Giove un figlio,
Che merto e non consiglio
La scelta tua sarà.
In tutta questa catena di lieder ed arie virtuose cme coloro che le interpretano, ci preme però sottolineare la perfetta piacevolezza nell'ascolto dell'eccelsa esecuzione della Sonata in la minore per arpeggione e pianoforte D. 821 che è un capolavoro anche di trascrizione da parte di Luigi Attademo, che ha tradotto le parti per pianoforte adattandole alla chitarra. L'arpeggione è uno strumento ad arco di carattere ibrido delle dimensioni di un violoncello ma a sei corde e utilizzate con la medesima accordatura della chitarra della quale ne assume anche l’aspetto. Inventato nel 1823 da Johann Georg Staufer, apprezzato liutaio nella Vienna dell’epoca, il nuovo strumento non ebbe però uno sviluppo; nonostante nel 1824 Schubert, su commissione del promotore dell’arpeggione Vinzenz Schuster, lo strumento poi cadde purtroppo in disuso.
Il virtuoso della viola Simone Gramaglia, è componente di una delle formazioni per quartetto d’archi più in vista di oggi, il Quartetto di Cremona. GRamaglia suona una viola Torazzi del 1680 di proprietà di Kulturfonds Peter Eckes, ricordando anche che è stato il primo violista italiano a suonare a lungo la viola “Paganini” di Stradivari messa a disposizione della Nippon Music Foundation.
Luigi Attademo è virtuoso della chitarra, premio al “Concours International d’Exécution Musicale (CIEM)” di Ginevra (1995), influenzato dalla scuola del chitarrista-compositore Angelo Gilardino, con il quale ha eseguito in prima assoluta numerose opere per chitarra sola e per chitarra e orchestra. Il suo pregevole strumento è una Chitarra Antonio Torres 1868 restaurata nel 1903 da M. Ramirez.
Il duo Gramaglia – Attademo è attivo dal 2012, e ci propone una inusuale, quanto preziosa rilettura tra viola e chitarra, che in questo cd si impone con grazia e ci prende per mano, ripercorrendo quel percorso accidentato tra sentimenti contrapposti che il compositore di riferimento, Schubert, è Maestro.



