- Articolo di:Giulio Migliorini
In piazza Castello a Torino, il Teatro Regio (opera ultima del grande architetto Carlo Mollino) è celato dietro un paramento murario storico che fronteggia il Castello del Valentino, la svettante superba chiesa di san Lorenzo, i verdi tigli del parco. Al Regio è andata in scena per sei recite dal 31 marzo al 12 aprile Dialogues des Carmélites, Opera in tre atti e dodici quadri di Francis Poulenc (i dialoghi sono di Georges Bernanos, e traggono spunto da una novella di Gertrud von Le Fort, die Letzte am Schafott, L’ultima al patibolo, del 1931. La prima esecuzione in italiano avvenne al Teatro alla Scala di Milano il 26 gennaio 1957, mentre quella in francese si tenne all’Opéra di Parigi il 21 giugno dello stesso anno), con la regia di Robert Carsen ripresa da Christophe Gayral, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino diretta da Yves Abel. Ho assistito all’ultima recita, il 12 aprile alle ore 15:00.
Dune. Un'epopea per il nuovo millennio
E' disponibile su piattaforma e per l'home video l'atteso Dune, prima parte della saga cinematografica con cui Denis Villeneuve adatta i romanzi con cui Frank Herbert ha cambiato la fantascienza moderna.
Non è la prima volta che il cinema si interessa al mondo di Dune, molti ricordano il film cult anni Ottanta di David Lynch, ancora oggi molto interessante, e qualcuno ha presente anche l'interessante miniserie di inizio Millennio, con vecchie glorie e allora debuttanti, come James McAvoy.
Il Dune del nuovo Millennio è sontuoso, ricorda ed omaggia David Lynch in alcune scene, parte in maniera lenta e poi prende man mano ritmo, costruendo una storia di giochi di potere e di scontri di civiltà, eterna ed attualissima, intorno al pianeta di Arrakis, desertico ma dove c'è una spezia che dà il potere.
Metafora delle lotte tra potenze, romanzo di formazione, affresco che ha ispirato opere che spaziano da Star Wars a Game of Thrones e a cui il film si rifà non poco: Dune è questo e molto altro, senza cedere a facili mode politicamente corrette, rispettando il testo originale e rivolgendosi ad un pubblico variegato e di più età.
Il cast è efficace, Timothée Chalamet è sempre più bravo oltre che accattivante nella pare del giovane Paul Atreides, ottima Rebecca Ferguson nei panni di Jessica, madre di Paul, tra gli altri si distinguono la veterana Charlotte Rampling come Gaius Helena Mohiam, Stellan Skarsgård nel ruolo del perfido barone Harkonnen, l'affascinante Jason Momoa che è il fido Duncan Idaho e Javier Bardem nella parte del predone Stilgar.
Tutto questo in attesa della seconda parte, visto che il film termina in maniera aperta, dopo aver portato nelle sabbie di Dune, un qualcosa che resta comunque negli occhi e nell'immaginario.



