- Articolo di:Giulio Migliorini
Tre rappresentazioni del primo capolavoro operistico di Alban Berg hanno avuto luogo nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il 27 e 30 settembre e il 3 ottobre 2026, nell’allestimento della Royal Opera House di Londra con la regia di Deborah Warner. L’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è stata diretta dal giovane e affermato Thomas Guggeis, direttore tedesco dotato di grande carisma interpretativo e versatilità esecutiva. Ho assistito alla rappresentazione del 3 ottobre alle ore 15:30.
Dynamic. Cimarosa e Cilea in dvd
Due dvd pubblicati da Dynamic: Le astuzie femminili di Domenico Cimarosa diretto dall'esperto barocchista Alessandro De Marchi per la regia di Cesare Scarton; ed il Gloria dimenticato di Francesco Cilea, dramma fosco e sanguigno, nell'allestimento di Antonio Albanese e diretto da Francesco Ciuffo.
Se si esclude Il matrimonio segreto (1792), eccezionalmente bissato integralmente a Vienna dinanzi all’Imperatore Leopoldo II, non c’è dubbio che proprio Le astuzie femminili, andate in scena al napoletano Teatro dei fiorentini nel 1794, siano da considerarsi, grazie anche a regie di Zeffirelli e Ronconi, l’opera più nota di Cimarosa, il cui catalogo teatrale è ancora ben lontano dall’essere totalmente riscoperto (ad esempio penso segnatamente alle mirabili opere serie del decennio 1780-90). Lo riporta in vita, per la prima volta in una registrazione video, il Reate Festival, già artefice di altre significative riscoperte (come L’Empio punito di Melani) e lo affida ad un esperto direttore barocchista come Alessandro de Marchi alla guida della apprezzata Theresia Orchestra ed al navigato regista in residenz Cesare Scarton.
Il libretto di Palomba, rimaneggiamento ed ampliamento di una farsa in un atto di Bertati (Amor rende sagace) per lo stesso Cimarosa andato in scena a Vienna nel 1793, si connota come la tipica commedia con intrecci stravaganti, travestimenti, equivoci e anche il basso buffo napoletano di prammatica. Vi si registra il consueto scontro tra generazioni tra i due giovani innamorati (Bellina e Filandro) e i vecchi (il napoletanissimo Don Giampaolo Lasagna e il notaio Don Romualdo) entrambi truffaldini ed invaghiti della ragazza. Si giunge, con bella musica di un geniale compositore (strepitosi gli assiemi e gli articolati finali d’atto), allo scioglimento finale dopo mille peripezie ed il trionfo dell’astuzia delle donne coalizzate tra loro. Una lezione che Rossini coglierà da par suo.
Ci è voluto un teatro coraggioso come il Lirico di Cagliari per riportare l’ attenzione di pubblico e critica su un’opera dimenticata come Gloria di Francesco Cilea. Nata nel 1907 alla Scala, poco dopo la ben più rivoluzionaria Salome di Strauss e con la sua stessa protagonista femminile, e riveduta e corretta nel 1932 per il San Carlo di Napoli, Gloria è un dramma fosco e sanguigno - ma anche dalle tinte cameristiche nei duetti - che si svolge a Siena durante le lotte tra guelfi e ghibellini.
In questo allestimento la regia di Albanese appare rispettosa della tradizione (cosa oggi in controtendenza), pur trasportando il plot del non eccelso libretto di Colautti in una dimensione senza tempo e senza luogo.
La bacchetta di Ciluffo, che di Cilea aveva già diretto l’Arlesiana, si dimostra qui attenta alle molte sfumature emotive determinate dalla drammatica vicenda che alla fine vede la morte dei due amanti, entrambi suicidi per amore. Una lieta sorpresa il giovane soprano Anastasia Bartoli, figlia d’arte (della Gasdia non della Bartoli), in simbiosi – nomen omen - con Carlo Ventre (un corpulento Lionetto) ed in dinamica antitesi con l’impulsivo Bardo di Franco Vassallo. Da manuale i due grandi duetti del secondo e terzo atto.


