- Articolo di:Giulio Migliorini
La grande orchestra sassone si esibisce al Filarmonico di Verona davanti al pubblico delle grandi occasioni in una sala gremita. Dopo la Sesta di Mahler, ascolto nella sera di mercoledì 9 settembre alle ore 20:30 un programma ottocentesco, che spazia amorosamente dal classicismo beethoveniano al tardo romanticismo e al simbolismo dell’ultimo quarto del secolo diciannovesimo. Tra il 1805 del quarto concerto beethoveniano e il 1905 della sesta sinfonia di Mahler (perfezionata poi fino al 1907), in due giorni la Sächsische Staatskapelle Dresden porta a Verona una magnifica regata, un centennio di musica e sentimenti.
La fantapittura di Valerio Adami
A Roma, da giovedì 19 gennaio e fino al 26 febbraio 2017, in tre locations: l’Accademia di Ungheria e la Galleria André – in via Giulia –, e la Galleria Mucciaccia –, in Largo della Fontanella di Borghese –, si può visitare la grande mostra antologica di Valerio Adami (Bologna, 1935) a cura di Lea Mattarella.
È intitolata: Metafisiche e Metamorfosi e vi sono esposte sessanta opere dal 1972 ai nostri giorni. Da André e da Mucciaccia i dipinti di Adami sono accompagnati dai disegni preparatori, mentre all’Accademia di Ungheria vi sono i dipinti dei pittori ungheresi Csaba Fürjesi e di Ervin Hervé-Lóránth a fare da corredo. Si tratta di un doveroso omaggio ad un artista italiano, tra i più importanti del secondo ‘900, noto di più all’estero che in patria.
Adami è nato a Bologna nel 1935, ma vive da molti anni tra Parigi e Montecarlo. Le sue opere fanno parte delle collezioni dei più importanti musei del contemporaneo come: il Musée d’Art Moderne de la ville de Paris, il Musée National d’Art Moderne, il Centre Georges Pompidou, il Museo d’Arte Moderna di Palazzo Reale a Milano, il Museum of Modern Art di Pittsburg, la Mc. Crory Corporation di New York. Valerio Adami ha partecipato a rassegne internazionali quali Documenta di Kassel e alla Biennale di Venezia nel 1968, 1978, 1995 e 2011.
La pittura di Adami – intensa e comunicatrice, segnata da punti di alienazione e di onirismo – trova origine nell’esperienza della pop-art degli anni ’60: penso alle strips dipinte di Roy Lichtenstein e ai quadri-manifesto di Tom Wesselmann, come pure – in Italia – al fumetto dipinto di Altan. Del pop e del fumetto Adami conserva il disegno a linee nere nette e marcate e la colorazione violenta e omogenea, ma trasforma la figurazione in senso surrealista e frammenta la superficie del quadro in sezioni ben definite e chiuse all’interno delle quali distribuisce il colore.
Per questo le sue immagini – su tele di grande formato – non si sviluppano in modo banalmente leggibile e orizzontale, ma sono deformate da elementi simbolici e concettuali che vengono esplicitati dai titoli. La ricerca cromatica – portata avanti con le fluorescenze e le luminosità dell’acrilico – si sviluppa in maniera autonoma rispetto al disegno e passa al di sopra di bordi e linee generando una seconda serie di forme.
Elemento importante dell’estetica di Adami è stato la partecipazione della musica alla composizione pittorica in funzione di anticipazione prima del disegno e poi del colore. La musica colta del ‘900 europeo, ma anche quella indiana, con le sue sequenze e campionature, scandiscono il ritmo della creazione pittorica e vi inseriscono momenti di astrazione e di ricomposizione. Adami ricorda spesso che incontrò il compositore Luciano Berio nel 1956: insieme crearono la rivista Incontri Musicali. Fu grazie a Berio che Adami conobbe Bruno Maderna e Cathy Berberian.
Il contenuto dei dipinti di Adami è spesso fantastico e ironico: in interni spersonalizzati e in paesaggi surreali si dispongono oggetti e corpi, a volte sdoppiati e ricostruiti, a volte banalmente schematizzati, vengono così assunti come simboli, spesso sessuali, di un immaginario ultra-moderno. Con Adami si naviga in un mondo futuribile, che si appropria di elementi del nostro passato e del nostro presente e ce li ripropone alterati e sospesi in una narrazione parallela.

