- Articolo di:Teo Orlando
Il concerto che la IUC ha ospitato martedì 31 marzo 2026 nell’Aula Magna della Sapienza, affidato a Veronika Eberle e Dénes Várjon, aveva un disegno programmatico di rara intelligenza: due rapsodie di Bartók, alternate a due sonate di Ludwig van Beethoven e di César Franck, con una disposizione quasi a "canone inverso": ossia, la prima rapsodia di Bartók viene posta all'inizio, a introdurre Beethoven, mentre la seconda a metà, come preludio simbolico a Franck. Simbolicamente, costituiscono, le quattro composizioni, una piccola storia del duo per violino e pianoforte fra Vienna, Budapest e Parigi: dalla Rapsodia n. 2 BB 96a SZ 89 di Bartók si passava alla Sonata op. 47 “A Kreutzer” di Beethoven; dopo l’intervallo, era il turmo della Rapsodia n. 1 BB 94a SZ 86 e della Sonata in la maggiore di César Franck.
Ferrara. Prima mondiale moderna per Le Carnaval, Mascarade Royale di Lully
Al Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara è andata in scena con grande successo di pubblico Le Carnaval, Mascarade Royale (1675), in prima mondiale moderna il 14 e 15 febbraio scorsi, su musica di Jean-Baptiste Lully (1632-1687). Dopo oltre tre secoli e mezzo dalla sua creazione e dal trionfo alla corte di Luigi XIV, lo spettacolo, la prima esecuzione mondiale in epoca moderna si è basato sull'edizione critica del 2025 curata da Bernardo Ticci, adattata da Federico Maria Sardelli ed è nato da un’idea di Marcello Corvino, direttore artistico del teatro.Nelle due recite del 14 e 15 febbraio, Sardelli ha diretto l’Orchestra Modo Antiquo, con il Coro I Musici del Gran Principe, diretto da Samuele Lastrucci e con la regia e le scene di Emiliano Pellisari, che ha firmato anche le coreografie insieme a Mariana Porceddu, coreografie eseguite dai danzatori di NoGravity Theatre. Quanto segue si riferisce allo spettacolo del 14 febbraio.
Lorenzo Mattei, professore associato di Storia della Musica all’Università di Bari, prima dello spettacolo ha introdotto il pubblico nel mondo lontano e sconosciuto ai più della corte di Luigi XIV, il Re Sole, per spiegare l’evoluzione del balletto durante il suo regno.
Il balletto codificato da gesti simbolici non era solo un divertimento per il re e i cortigiani, che ne erano anche gli interpreti, ma aveva anche una forte valenza politica nell’affermazione dell’assolutismo monarchico e veniva descritto, esaltato e ricordato anche nei giornali dell’epoca da illustri letterati come Isaac de Benserade. Luigi XIV (1638-1715), che ne era il protagonista, deriva il suo nome di Re Sole proprio dal balletto che interpretò giovanissimo.
Poi con l’avanzare dell’età Luigi XIV, che non poté più danzare, si affermò poi la comedie-ballet, un genere in cui la danza divenne narrativa, grazie a all’ingegnosa, geniale creatività di straordinari artisti. Il genere fu creato da Molière nel 1661 con Les Fâcheux (I seccatori) in cui si avvalse nella parte musicale di Giovanni Battista Lulli (1622-1673), ormai naturalizzato francese nel 1661 come Jean-Baptiste Lully, e per le danze del grande coreografo Pierre Beauchamp (1631-1705), a cui vengono anche attribuite le cinque posizioni fondamentali della danza classica. Lully e Beauchamp divennero gli abituali collaboratori per le successive comedie-ballet, la più famosa è Le Bourgeois Gentilhomme (Il borghese gentiluomo) spassosa satira del borghese che vuole imitare la nobiltà, ovviamente molto apprezzata dal re e dalla corte. In qualche occasione si aggiunse anche Philippe Quinault (1635-1688), che poi divenne per quindici anni il librettista di fiducia di Lully.
È importante ricordare che, nel 1660 per le nozze di Luigi XIV con l’infanta Maria Teresa, il cardinale Mazzarino aveva invitato Francesco Cavalli (1602 – 1676), che aveva portato con sé l’opera Serse e composto l’Ercole amante, ma per entrambe fu Lulli a comporre la musica dei balletti sulla base dell’analisi della partitura. Inoltre nel 1675 Lully aveva risolto brillantemente il problema di adattare la musica alla prosodia francese dell’alessandrino, verso di rigore nella tragedia, e creato la tragédie en musique poi tragédie-lyrique, nel 1675 compose anche Atys. Il canto è declamato e si adatta agli accenti dell’alessandrino affinché la parola domini sulla musica, seguendo la radicata tradizione letteraria francese.
Ritornando a Le Carnaval, Mascarade Royale, per la parte musicale, Federico Maria Sardelli ha diretto l’Orchestra Modo Antiquo, da lui fondata, mentre il Coro I Musici del Gran Principe, è stato diretto da Samuele Lastrucci. Sardelli e Lastrucci nel 2022 hanno fondato l’Istituto Giovanni Battista Lulli per far conoscere al pubblico italiano questo grande artista ingiustamente dimenticato e trascurato. La loro collaborazione è stata preziosa per la riuscita dello spettacolo in armonia con la regia e la coreografia di Emiliano Pellisari, coadiuvato in questo secondo aspetto da Mariana Porceddu.
L’Orchestra Modo Antiquo ha seguito in modo chiaro e puntuale le indicazioni di Sardelli, che ha magistralmente reso i colori strumentali e l’agogica, così importante per l’espressività nel canto e nella resa della teatralità delle scene e dei ritmi delle danze. Il Coro I Musici del Gran Principe è stato l’altro punto di forza nella riuscita musicale dello spettacolo, la direzione Samuele Lastrucci li ha ben guidati nel rendere la tradizione vocale francese così lontana da quella italiana.
Le Carnaval, Mascarade Royale del 1675 è la seconda e ampliata versione della precedente del 1668, è un pasticcio, un mosaico di entrées di precedenti comedie-ballet, che avevano riscosso il favore del Re. Lully, che, nelle sue composizioni aveva anche ampliato l’orchestra aggiungendo fiati e timpani, inizia con la ouverture secondo lo schema da lui creato.
Alla fine dell’ouverture il Carnevale, interpretato dal basso Biagio Pizzuti si presenta esaltando la prosperità del regno frutto della grandezza del Re, che vuole rallegrare. Seguono le diverse Entrées, impreziosite dagli interventi del coro. Nella prima c’è un intenso canto di amore di uno spagnolo da Le Bourgeois Gentilhomme, che canta in quella lingua, intensamente interpretato da Philippe Talbot, Haute-Contre, corrispondente al tenore contraltino, una scena articolata in cui si aggiungono i commenti il basso e poi un duetto poi terzetto di tenori e basso. La rete dell’amore di cui si parla si materializza nella coreografia della danza.
La seconda e terza entrée è sono tratte Monsieur de Porceaugnac, gustosa satira del provinciale che arriva a Parigi, nella seconda c’è il saccente maestro Barbacola con il cappello del buffone, ruolo interpretato da Biagio Pizzuti. Poi compare lo stesso Porceaugnac, interpretato Philippe Talbot, il poverino è accusato di poligamia e rischia la forca, si rivolge a gli avvocati che lo prendono in giro.
Nella successiva entrée Philene et Tircis, tratta da George Dandin ou le Mari confondu, l’atmosfera cambia radicalmente, è di argomento pastorale si parla di vicende amorose prima infelici che poi si risolvono soprani e tenori ne sono interpreti e danzano, la conclusione è di cogliere l’attimo perché il tempo la giovinezza fugge e non torna.
L’entrées Les Italiens, et Les Egyptiens, è dedicata alle maschere della commedia dell’arte e quella de Le Mufti, sono entrambe tratte dal Le Bourgeois Gentilhomme, il Mufti fu allora interpretato Lully, che, tra i vari talenti che possedeva, fu anche un travolgente attore comico; in quella parte fece talmente ridere il Re da conquistare il suo favore. L’entrata del corteo dei turchi è stata dedicato alla danza, poi l’esilarante entrata del Mufti che con il suo buffo e irridente linguaggio si fa beffe dell’ingenuo Jourdain.
Nella successiva entrée Les Nouveaux Mariés (gli sposi novelli) si torna ad una atmosfera pastorale con un duetto di voci femminili a cui si aggiunge il basso Alexandre Baldo in un terzetto. L’ottava entrée con musicisti boemi, baschi ed egiziani èdedicata alle diverse influenze culturali che si intrecciano a corte e dedicato all’amore.
Nelle ultime due entrées, La Galanterie e La réunion du Carnaval è esaltata la Galanterie ovvero le asfissianti regole dell’etichetta di corte, che regolavano abbigliamento e comportamento, un insieme di buone maniere e gentilezza, eleganza nella seduzione e raffinatezza nella cultura letteraria, concetto ribadito nel finale dal Carnevale.
La seducente coreografia di Emiliano Pellisari e Mariana Porceddu ha evocato acutamente la magnificenza barocca della corte, un mondo autoreferenziale e lontanissimo dal pubblico odierno. La coreografia è stata costruita sull’illusione degli specchi, i ballerini si muovevano a terra, ma gli specchi hanno rimandato al pubblico eleganti immagini di danzatori volteggianti nell’aria. I danzatori di NoGravity Theatre hanno interpretato le diverse coreografie unendo la flessuosa eleganza alla aderenza dei movimenti alla musica. I costumi di Daniela Piazza, la concept art di Nora Bujdoso e le luci realizzate da Pellizzari e Gregory Zencher hanno contribuito alla seducente riuscita dello spettacolo.Inoltre nella regia Pellisari ha dedicato attenzione ai cantanti che, non solo hanno dato vita ai diversi personaggi, ma anche danzato con grazia e mostrato una notevole presenza scenica.
A Philippe Talbot, tenore contraltino sono state affidate parti buffe, come Monsieur de Porceaugnac, e parti amorose come l’aria spagnola, parti diverse in cui si è ben disimpegnato dando il risalto al personaggio e al testo. Talbot ha una emissione chiara e sicura, morbida e seducente nel canto amoroso. Cyril Auvity, tenore baritonale, si è ben disimpegnato nei diversi ruoli mostrando un timbro caldo e luminoso e anche ironia nell’espressione quando richiesto dal testo. Biagio Pizzuti ha una bronzea voce di basso, morbida e duttile, a cui unisce una notevole disinvoltura scenica, quando appare come Carnevale, ma anche da buffo come Barbacola, ironico come avvocato che si fa beffe di Porceaugnac. Alexandre Baldo altro basso, ha una voce calda ed espressiva che sa ben impiegare nei diversi ruoli. Valeria La Grotta, soprano, ha un timbro che nella parte più acuta è a volte aspro, ma nell’insieme ha dato buona prova di sé, Giuseppina Bridelli, mezzo soprano, ha una voce morbida che sa ben impiegare anche nel declamato francese.
Il pubblico si è entusiasmato, ha applaudito a scena aperta e lungamente ha acclamato tutti gli interpreti alla conclusione dello spettacolo.
Lo spettacolo del 14 febbraio di Le Carnaval, Mascarade Royale è stato trasmesso in streaming ed è visibileLo spettacolo del 14 febbraio di Le Carnaval, Mascarade Royale è stato trasmesso in streaming ed è visibile.




