- Articolo di:Livia Bidoli
Nella piazza romana della Basilica di Massenzio a Roma c'è stato un concerto memorabile lo scorso 9 luglio: il Parco Archeologico del Colosseo con vista sui Fori Imperiali ha accolto un incontro tra musica e cinema all’interno della rassegna estiva Santa Cecilia Classica Estate. Per il suo debutto sul podio dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il compositore francese Alexandre Desplat ha diretto per oltre due ore i suoi maggiori successi, tra cui le colonne sonore di film come The Tree of Life di Terrence Malick, e la musica di due dei suoi premi Oscar: The Grand Budapest Hotel e La forma dell'acqua.
Il festival dell'Operetta a Trieste. Un'antica tradizione antenata del musical
Due titoli, concerti di operetta e musical inseriti nel programma di TriesteEstate. È il Festival dell’Operetta di Trieste che si inaugura il 19 giugno prossimo nel capolugoo giuliano. Una chicca che si svolge tra teatri cittadini e piazze e giardini, a cura dell’Associazione Internazionale dell’Operetta. Nato dalla collaborazione tra Comune di Trieste nell’ambito di TriesteEstate, la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e il Teatro Stabile FVG, il Festival propone quest’anno due produzioni d’operetta. Si parte con Ballo al Savoy il 19 e 20 giugno al Politeama Rossetti, mentre il 9, 11 e 12 luglio sarà la volta de La Bajadera al Teatro Verdi.
Incontriamo Rossana Paoletti, direttrice organizzativa dell’associazione, per conoscere meglio quest'iniziativa rinata da quattro anni grazie all’impegno e attività dell’Associazione Internazionale dell’Operetta.
D: Quest’anno il cartellone accosta due titoli molto diversi, Ballo al Savoy e La Bajadera: perché questa scelta tra modernità jazzistica, atmosfere viennesi ed esotismo orientale? C’è un filo rosso che li unisce?
R: Entrambi i titoli nascono alla fine dell'epoca d'argento dell'operetta, che vedeva Lehár, Kálmán e Abraham tra i maggiori compositori. In particolare Abraham, più estroso e facile all'azzardo, si cimentava nei nuovi generi che arrivano dagli States, la cosidetta musica nera, che contribuirà al grande successo delle sue composizioni. Anche Kálmán, in Bajadera, si lascia coinvolgere dai ritmi moderni, abbandona in parte la sua musica passionale magiara e si fa contagiare dalla moda delle atmosfere esotiche. Puccini aveva cominciato con il Giappone, Lombardo aveva portato l'operetta in Cina e Bajadera parla di principi indiani. Per Kálmán si trattava di chiudere la trilogia, che ha visto già nelle stagioni passate Principessa della csardas e Contessa Mariza. Per Ballo al Savoy è il ritorno di un titolo particolarmente amato, che vede in scena un cast collaudato tutto triestino.
D: Il Festival dell’Operetta è arrivato alla quarta edizione: quale identità culturale si è conquistato oggi e quale ruolo vuole avere a Trieste nel panorama europeo dell’operetta?
R: L'operetta a Trieste ha vissuto un lungo periodo di "stasi", determinato da condizioni economiche che hanno imposto ai teatri italiani notevoli sacrifici. Anche il teatro lirico triestino ha dovuto fare tagli alla propria programmazione e a farne le spese è stato proprio il Festival Internazionale dell'Operetta, una carrellata all’epoca famosa in tutto il mondo, a essere cancellato. Oggi restano attivi, in questo genere, il Festival di Bad Ischl, quello di Mörbish e pochi altri ma attualmente lo stesso Bad Ischl deve ripiegare su allestimenti meno faraoinici di un tempo.
D: È finita un’epoca?
R: Certamente è finita l'epoca in cui in scena sfilavano quantità smisurate di artisti, scene imponenti, balletti sontuosi ma siamo in grado, sia l'Associazione Internazionale dell'Operetta, sia l’Ente lirico triestino, di produrre spettacoli di buona qualità. Viviamo tempi di grande cambiamento nel campo musicale, puntiamo a consolidare un pubblico amante del bel canto che apprezza il divertissement che l'operetta sa regalare.
D: Nel cartellone di quest’anno emerge anche un forte investimento sugli artisti del territorio, accanto a interpreti internazionali. Quanto oggi è importante custodire quella “scuola triestina” dell’operetta nata dal grande Festival Internazionale del dopoguerra?
R: Credo che la scuola triestina sia un nostro punto di forza. In questi ultimi vent'anni abbiamo insistito su produzioni di operette e di spettacoli minori, contribuendo a formare giovani, e oggi meno giovani, artisti locali che hanno una preparazione specifica: sanno cantare, ballare e soprattutto recitare. Nell'operetta, puoi essere il più grande cantante lirico del mondo, ma se non sai recitare, tutte le parti comiche che fanno la differenza nello spettacolo si perdono inevitabilmente. È il grande insegnamento del Festival Internazionale degli anni d'oro (ndr: quelli di Sandro Massimini, Daniela Mazzuccato, Gino Landi solo per citarne alcuni) che metteva in campo schiere di artisti e comici nazionali di eccelsa bravura.
D: L’operetta viene talvolta considerata un genere “di memoria”. Voi invece la proponete come esperienza viva: come si rende contemporaneo un linguaggio nato tra Otto e Novecento senza tradirne l’anima?
R: Gli adattamenti di Andrea Binetti, artista e regista di lunga esperienza, sono costruiti sugli artisti che mettiamo in campo, sfruttano le loro caratteristiche e peculiarità. Sono testi vivi, capaci di svecchiare la polvere degli spartiti originali. E osserviamo che stanno portando a teatro giovani, che solo qualche anno fa non avrebbero calcato le platee della piccola lirica. Il fascino della musica resta immutato, solo la comicità si fa più attuale.
D: Andrea Binetti firma adattamenti e regie di entrambi i titoli. Quanto conta oggi reinterpretare questi lavori per renderli più accessibili al pubblico contemporaneo?
R: Binetti è l'interprete più autentico di quello che fu lo spirito di Massimini. Ma lo fa con il gusto di oggi, di chi vive e lavora in teatro, ne conosce le dinamiche più profonde e si tiene aggiornato con le tendenze. La sua forza sono l'energia e la passione che riversa nel suo lavoro e che traspare fortissimamente.
D: Operetta non è soltanto evasione...Sia Paul Abraham sia Emmerich Kálmán furono artisti costretti all’esilio dalle persecuzioni antiebraiche. In un tempo attraversato da nuove tensioni internazionali, quanto è importante raccontare anche questa dimensione storica attraverso il teatro musicale?
R: È terribile quello che successe in quegli anni Trenta in Europa: Berlino era una fucina culturale importante, Vienna era stata la capitale di un mondo fascinoso e pur si portava dietro ancora una scia del suo passato. Il nazismo distrusse tutto, compositori, cantanti, librettisti, molti di questi ebrei, furono costretti a scappare, andando ad arricchire il mondo della musica e del cinema americano. Oggi sembra che dell'olocausto, della fuga di questi personaggi per la salvezza, delle tante vittime nei campi di sterminio (basta ricordare Fritz Löhner-Beda, librettista di Ballo al Savoy, che morì a Buchenwald) ce ne siamo dimenticati, infliggendo ad altri quello che è stato drammaticamente inflitto a quei tempi, nel biasimo generale di un mondo contemporaneo che non riesce a fermare le nuove guerre.
D: Il Festival sembra dialogare sempre di più con il musical contemporaneo, come mostrano eventi come Bulli e botte o Tutti insieme appassionatamente: è una strategia per avvicinare nuovo pubblico o vede davvero un ponte artistico tra operetta e musical?
R: A Trieste il musical va alla grande grazie alla programmazione del Politeama Rossetti. In un festival che si rispetti è impossibile non ospitare titoli ed eventi che si rifanno a questo genere, naturale erede dell'operetta. Lo faremo anche attraverso concerti, non certamente con produzioni che sono economicamente fuori dalla nostra portata.
D: Nel programma c’è anche un tema attuale come quello della violenza giovanile…
R: Il conflitto violento tra i giovani è sempre esistito, ma ai miei tempi restava confinato nelle periferie povere. Ed è un po' quello che racconta ad esempio West Side Story, degli scontri tra giovani di diverse immigrazioni. È un conflitto che oggi però dilaga ovunque, non è arginabile, come vediamo dalle continue notizie di cronaca, rischia di coinvolgere fasce sempre più ampie di ragazzi, spesso minorenni. Credo che anche la musica a modo suo debba fare il punto. Noi lo facciamo con quei brani di musical che parlano di questo fenomeno, con i nostri interpreti di musical.
D: Trieste ha una tradizione operettistica unica in Italia. Che cosa rischieremmo di perdere, culturalmente, se questo patrimonio non venisse continuamente rilanciato?
R: Noi ascoltiamo Mozart, che è il fondatore del genere attraverso il Singspiel, poi ancora i grandi Bach, Beethoven, ma anche tanto altro, perché dovremmo abbandonare un genere che ha riscosso sempre tanto successo? È sì un genere molto popolare – alcuni detrattori lo definiscono nazional-popolare – ma la musica dei tre che abbiamo citato, Lehár, Kálmán e Abraham, è musica con la M maiuscola: perché dovremmo privarcene?
D: Se dovesse convincere un giovane che non ha mai visto un’operetta a entrare in teatro quest'estate, quale spettacolo del Festival gli consiglierebbe e perché?
R: Alla fine della nostra rappresentazione di Vedova allegra ad Aosta a gennaio del 2024, il giovane tecnico alla consolle luci del Teatro Splendor esordì dicendo: “è la prima volta che un’operetta mi piace, questa è proprio pop!”. Crediamo sia un’affermazione che meglio di altro rappresenta la capacità che l’Associazione ha avuto in questi anni di rinverdire un genere musicale per un pubblico anche giovane. Quale era la novità che il giovane aveva visto in quella rappresentazione? La commistione di colori e luci, il grande movimento in scena, non solo degli artisti, ma anche di immagini e di tutto ciò che dell’uso del digitale vi apportava. Ed è questa l’innovatività di cui oggi beneficia tutto lo spettacolo in genere, ma che finora nessuno aveva avuto il coraggio di sperimentare in un genere classico come l’operetta, ottenendo un prodotto nuovo, fresco, apprezzabile anche dal pubblico che ama la tecnologia. Sia Bajadera sia Ballo al Savoy saranno allestiti con questi presupposti "pop" e quindi l'invito è per entrambi.
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