Festival Donizetti Opera 2025. L'esotico "furioso" nell’isola di S. Domingo

Articolo di: 
Daniela Puggioni
Il furioso nell’isola di S. Domingo

Il furioso nell’isola di S. Domingo di Gaetano Donizetti, nell’edizione critica di Eleonora Di Cintio, ha riscosso un caldo successo al Teatro Donizetti di Bergamo, Alessandro Palumbo, al suo debutto al festival, ha diretto l’Orchestra Donizetti Opera e il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala, preparato da Salvo Sgrò. Nei ruoli principali hanno debuttato Paolo Bordogna, come Cardenio e Nino Machaidze, come Eleonora, Bruno Taddia è stato Kaidamà e Santiago Ballerini Fernando.

L’articolo si riferisce alla seconda rappresentazione di venerdì 21 novembre; le altre due sono avvenute il 16 e il 29 novembre. Il furioso nell’isola di S. Domingo è stato uno dei tre titoli rari proposti al Festival dedicato a Gaetano Donizetti di quest'anno. Gli altri due sono stati Caterina Cornaro e il dittico formato dagli atti unici Il campanello e Deux hommes et une femme.

Il furioso nell’isola di S. Domingo fu rappresentato per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1833, riscosse un travolgente successo ed ebbe innumerevoli repliche in tutta Italia. La vicenda trae origine da un episodio del primo libro del Don Chisciotte di Cervantes in cui il protagonista incontra nella Sierra Morena Cardenio, folle per amore; da questo episodio furono tratte diverse pièce teatrali e canovacci della Commedia dell’Arte. Da un lavoro teatrale in cinque atti, anonimo, Iacopo Ferretti ricavò il libretto con una efficace sintesi drammatica, riducendo gli atti a due e spostando l’ambientazione in un luogo esotico: S. Domingo. La nuova ambientazione univa l’esotismo al carattere avventuroso della vicenda e introduceva nuovi personaggi: Bartolomeo, custode degli schiavi, la figlia Marcella e lo schiavo nero Kaidamà, un personaggio comico nella tradizione della commedia dell’arte.

Il libretto racconta di Cardenio in preda a una follia rabbiosa che sfoga soprattutto su Kaidamà, ma muove anche a compassione prima Marcella e poi Bartolomeo. Una tempesta provoca il naufragio di una nave sull’isola, arrivano Fernando, fratello di Cardenio, ed Eleonora, moglie del folle, la cui sfrontata infedeltà ne aveva causato la follia, ma che, resasi conto di amare il marito, lo cerca per farsi perdonare. Bartolomeo riesce, in un momento in cui Cardenio è più tranquillo, a farsi raccontare la causa della sua follia, anche Eleonora, non vista, è presente. L’ascolta insieme a Marcella, che l’ha soccorsa, confermando la veridicità del racconto. Arriva Fernando che Cardenio, felice, abbraccia, ma quando vede Eleonora fugge e si butta in mare per suicidarsi, ma viene salvato dal fratello e riacquista la ragione. Nel dialogo drammatico seguente tra i coniugi Cardenio, che ha sottratto le pistole a Kaidamà, le propone di suicidarsi insieme, ma quando si accorge che Eleonora da sola si vuole uccidere, perché si considera colpevole, decide di perdonarla e c’è il lieto fine.

Il furioso nell’isola di S. Domingo è un’opera semiseria che alterna scene comiche a quelle liriche e drammatiche, Donizetti era già un compositore esperto e affermato, pienamente in possesso dei suoi mezzi, aveva già composto L’elisir d’amore e Anna Bolena. Nella musica è inevitabile che affiori l’influenza rossiniana nelle scene buffe, nei crescendo e non mancano anche le autocitazioni come dall’aria di Dulcamara de L’elisir d’amore. L’edizione critica di Eleonora Di Cintio per Casa Ricordi, eseguita in questa occasione a Bergamo, ripristina alcuni tagli effettuati al debutto romano; a causa dell’esiguità dell’orchestra del teatro la Sinfonia era stata tagliata e trasformata in un Preludio, inoltre c’è la versione completa del recitativo secco che segue il duetto fra Cardenio ed Eleonora La mia vittima è qui… Apri il ciglio. I recitativi creati da Donizetti sono molto teatrali e aderiscono alla personalità dei vari personaggi, in particolare la follia di Cardenio è resa con grande efficacia con la declamazione e cambi modali bruschi e dissonanti, drammaticamente molto efficaci.

Nella resa accurata e drammatica dei recitativi si è notato l’accordo tra il regista Manuel Renga e il direttore Alessandro Palumbo, che ha guidato l’Orchestra Donizetti Opera e il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala preparato dal Maestro del Coro Salvo Sgrò che ne hanno validamente assecondato le indicazioni. La direzione è stata fluida e molto teatrale, con una grande attenzione ai colori e i ritmi che denotano gli stati d’animo dei personaggi.

Manuel Renga nell’impostazione della regia è partito da una frase di Bartolomeo e ha spiegato:" la pazzia è un albero al quale si possono tagliare i rami ma le radici rimangono sempre. Le radici della pazzia di Cardenio sono rimaste e trent’anni dopo danno nuovo germoglio. L’azione si svolge in una casa di cura dove è ospitato il vecchio Cardenio; attraverso la sua memoria riviviamo i fatti che si sono svolti nell’isola di San Domingo trent’anni prima. Così abbiamo Cardenio giovane e il suo doppio, Cardenio anziano, definiti dai costumi che raccontano due tempi storici precisi, quello del passato e quello del presente ambientato nella sua stanzetta (ho pensato alla Casa di riposo Verdi, non a un manicomio). Ogni oggetto porta a un ricordo, a un evento avvenuto sull’isola, è tutto molto teatrale, gli elementi scenici appaiono e scompaiono, e diventano ponti tra il presente e la memoria. Tuttavia la chiave malinconica nel ricordo del passato è importantissima."

Le scene colorate sono realizzate come una variopinta carta da parati che evoca, nella stanza in cui è ricoverato Cardenio, il ricordo dell’isola caraibica, anche i vivaci costumi come le scene di Aurelio Colombo e le luci di Emanuele Agliati contribuiscono a immergere il pubblico nella narrazione. Il furioso nell’isola di S. Domingo è un’opera semiseria con scene liriche e drammatiche che si alternano a scene buffe che Manuel Renga ha gestito attentamente, senza eccedere nel patetico o nel buffo, ha curato i movimenti scenici delle comparse, Cardenio ed Eleonora anziani e l’infermiera, e del coro, che ha una funzione di commento agli avvenimenti.

Ha guidato acutamente gli interpreti nella resa scenica dei ruoli un esempio è Kaidamà, lo schiavo nero, il ruolo anche se buffo è sgradevole per l’attuale sensibilità, Manuel Renga ha trovato una riuscita soluzione trasformandolo nel clown triste che però fa ridere. Affine alle maschere della Commedia dell’Arte è vicino al bergamasco Arlecchino, affamato, furbo, ma che non riesce a evitare le percosse  dei padroni. Bruno Taddia, che ha anche le physique du rôle adatto alle intenzioni del regista, e da lui guidato, ha interpretato Kaidamà con grande attenzione ai recitativi e disinvoltura vocale e scenica, riscuotendo un notevole successo personale. 

Paolo Bordogna è stato Cardenio, una parte lunga che impegna l’interprete in tutta l’estensione timbrica del baritono, Donizetti la scrisse per il ventiduenne Giorgio Ronconi, che nove anni più tardi fu Nabucco, ma già mostrava quella qualità vocale che delineava il baritono ottocentesco, un timbro che si stava differenziando dal basso. Bordogna possiede una voce calda e una limpida emissione, ha delineato intelligentemente il personaggio senza esagerare nelle scene di follia, ed è stato molto espressivo nel rappresentarne il dolore. Al secondo atto si è interrotto per un malore non specificato, dopo una pausa, incoraggiato anche dal pubblico che lo ha applaudito calorosamente, ha deciso di continuare concludendo con successo lo spettacolo. 

Nino Machaidze si è calata nel ruolo di Eleonora, una parte di soprano lirico, in cui ha dispiegato la sua voce limpida e luminosa, sicura negli acuti, negli abbellimenti e nel fraseggio, che ha usato per delineare efficacemente la psicologia del personaggio. Santiago Ballerini, ha interpretato Fernando, una parte che fu scritta per un tenore rossiniano, Ballerini possiede una valida tecnica belcantista, ha un’emissione vocale duttile, chiara, brillante negli acuti e ha ben delineato il ruolo. 
Valerio Morelli con la sua voce calda di basso baritono ha ben interpretato Bartolomeo e Giulia Mazzola è stata un’efficace Marcella.
Il pubblico, che affollava il teatro in ogni ordine di posto, ha applaudito a scena aperta e a lungo e con vivace entusiasmo alla fine tutti gli interpreti.

Pubblicato in: 
GN5 Anno XVIII 1° dicembre 2025
Scheda
Titolo completo: 

Festival Donizetti Opera 2025

Teatro Donizetti, Bergamo
domenica 16 novembre, ore 15.30
venerdì 21 novembre, ore 20.00
sabato 29 novembre, ore 20.00
(giovedì 13 novembre, ore 17.00 – Anteprima Under30)

IL FURIOSO NELL’ISOLA DI S. DOMINGO
Melodramma in due atti di Iacopo Ferretti
Musica di Gaetano Donizetti
Prima rappresentazione: Roma, Teatro Valle, 2 gennaio 1833
Edizione critica a cura di Eleonora Di Cintio © Casa Ricordi, Milano
con la collaborazione e il contributo della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo

Direttore Alessandro Palumbo
Regia Manuel Renga
Costumi e scene Aurelio Colombo
Lighting design Emanuele Agliati
Assistente alla regia Sara Dho
Assistente alle scene e ai costumi Valeria Vago

Personaggi e interpreti
Cardenio Paolo Bordogna
Eleonora Nino Machaidze
Fernando Santiago Ballerini
Bartolomeo Valerio Morelli
Marcella Giulia Mazzola
Kaidamà Bruno Taddia

Orchestra Donizetti Opera
Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
Maestro del Coro Salvo Sgrò

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti