Festival Donizetti Opera 2025. La Serenissima in Caterina Cornaro

Articolo di: 
Daniela Puggioni
Caterina Cornaro

Caterina Cornaro, l’ultima grande opera italiana di Gaetano Donizetti, nella nuova edizione critica curata da Eleonora Di Cinti, ha aperto il Festival Donizetti Opera 2025, venerdì 14 novembre al Teatro Donizetti di Bergamo. Il direttore artistico e musicale del Festival, Riccardo Frizza, ha diretto l’Orchestra Donizetti Opera e il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala preparato da Salvo Sgrò. Nei ruoli principali Carmela Remigio è stata Caterina, Enea Scala, Gerardo e Vito Priante, Lusignano. Lo spettacolo è stato replicato sabato 22 e domenica 30 novembre, l’articolo si riferisce alla replica del 22 novembre.

Caterina Cornaro, nella realtà storica Corner, fu scelta come moglie di Lusignano, re di Cipro dalla Serenissima Repubblica di Venezia, dopo la morte del marito e del figlio regnò da sola, ma quando manifestò la volontà di risposarsi, fu costretta ad abdicare e ritirarsi in un esilio dorato ad Asolo. Questa storia affascinò moltissimo e nell’ottocento divenne protagonista di vari romanzi storici, un genere letterario ancora oggi molto popolare. Donizetti pensò allora che potesse essere un soggetto interessante per un melodramma.

Su richiesta dell’impresario Bartolomeo Merelli Caterina Cornaro, tragedia lirica, in un prologo e due atti, fu creata nel 1842 per il Theater am Kärntnertor di Vienna su libretto di Giacomo Sacchero, che aveva sostituito l’indisponibile Salvatore Cammarano. 
Altri però erano stati attratti dal soggetto La reine de Chypre di Halévy su libretto di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges andò in scena nel 1841 all’Académie royale, Opéra, a Parigi. Il libretto fu tradotto in tedesco da Aloys Joseph Büssel e messo in musica Franz Lachner a Monaco di Baviera, il successo spinse gli impresari del Theater am Kärntnertor a programmarlo per il 19 novembre 1842. Da ciò derivò la rinuncia a proporre il melodramma donizettiano, perché non poteva presentare un’opera con lo stesso soggetto.

L’opera poi fu destinata al Teatro San Carlo di Napoli per assolvere a un impegno precedente con il teatro, ma Donizetti cominciava a stare male. Il compositore non poteva muoversi per difendere l’opera dalla peggiore e più ottusa censura della penisola e sovrintendere alla messa in scena. Il risultato fu che il libretto fu stravolto e rese la trama non chiara, i cantanti non furono all’altezza e l’opera cadde, anche perché la raffinata orchestrazione pensata per Vienna non piacque al pubblico. 

Donizetti si mise al lavoro per migliorarla, tra l’altro cambiò il finale eliminando l’aria della protagonista e sostituendola con un breve addio tra Caterina e il marito morente. L’occasione per presentare l’opera con le nuove parti composte e ripristinando il libretto originale si propose nella stagione di Carnevale a Parma, dove andò in scena con un cast migliore, ma non come voleva il compositore. Non tutti i tagli del libretto furono ripristinati, né tutti i cambiamenti, infatti non fu eseguito il nuovo finale perché Marianna Barbieri Nini non volle rinunciare all’aria conclusiva della prima versione. L’opera ebbe successo ma il peggioramento della malattia non permise più a Donizetti di comporre.

Il prezioso lavoro dell’edizione critica per Casa Ricordi di Eleonora Di Cintio si è rivelato complesso per ripristinare per quanto possibile le intenzioni dell’autore, per questo è meritorio e di grande interesse la proposta del Festival di mettere in scena Caterina Cornaro con l’edizione critica. Si è così potuto ascoltare per la prima volta il finale alternativo, scritto da Donizetti e il testo poetico di Giacomo Sacchero originale, precedente agli interventi della censura napoletana in occasione della prima al Teatro di San Carlo del 1844.

La vicenda, nel Prologo, ha inizio a Venezia la cerimonia di nozze tra Caterina e Gerardo è interrotta da Mocenigo, che per ordine del Consiglio dei Dieci intima ad Andrea, padre di Caterina, di ritirare la parola data, pena la morte. Caterina, infatti, deve sposare Lusignano, il deposto re di Cipro, che la Serenissima vuole rimettere sul trono per salvaguardare i propri interessi. Gerardo propone a Caterina di fuggire, ma Mocenigo avverte la donna che, se non farà credere a Gerardo che non lo ama più, questi verrà assassinato da sgherri già in agguato. Caterina obbedisce per salvare l’amato e viene da lui maledetta.

Il primo atto si svolge tempo dopo a Cipro, Lusignano sta male perché Mocenigo lo sta lentamente avvelenando con la complicità di Strozzi, che il re crede fedele. Arriva a Cipro Gerardo, diventato cavaliere di Rodi, Mocenigo cerca di farlo assassinare, ma viene salvato da Lusignano in incognito. Quando Lusignano svela la sua identità, Gerardo spiega perché lo odia, ma il re gli svela l’intrigo di cui è stato vittima e che Caterina non ha mai smesso di amarlo, cosi nasce l’amichevole intesa fra i due.

Nel secondo atto avviene l’incontro tra Gerardo e Caterina, che gli svela il ricatto di cui è stata vittima. Il re è in pericolo e Gerardo vuole aiutarlo, ma Mocenigo intervenuto annuncia che è tardi. Allora Caterina afferma che solleverà il popolo, Mocenigo minaccia di accusarla di adulterio, ma interviene Lusignano a difenderla. Dopo la battaglia vittoriosa per i Ciprioti, nel finale alternativo, arriva Lusignano morente che annuncia a Caterina la morte di Gerardo in battaglia, le affida il governo dell’isola e muore.

Francesco Micheli, il regista, e il dramaturg, Alberto Mattioli, hanno immaginato una trama che si svolge parallela a quella dell’opera: Caterina è una donna in ospedale che aspetta l’esito della malattia del marito e immagina la storia di Caterina. Ci sfugge il motivo per cui proponendo per la prima volta un’opera nella sua integrità con il nuovo finale immaginato dall’autore si debba complicare la trama, in nome del nuovo dogma di cercare paralleli tra il passato e l’oggi. Quale sarebbe il problema per lo spettatore odierno? Romanzi storici ne scrivono con successo anche storici di professione, film e fiction di ambientazione storica imperversano trionfalmente. Qual è la difficoltà?
Nel nuovo allestimento, in coproduzione con il Teatro Real di Madrid, Francesco Micheli si è avvalso della collaborazione delle scene di Matteo Paoletti Franzato, dei costumi di Alessio Rosati, belli quelli evocativi storici dei protagonisti, del lighting design di Alessandro Andreoli, e del visual design di Matteo Castiglioni.

Riccardo Frizza ha diretto l’Orchestra Donizetti Opera, che ha ben risposto nel rendere i vari aspetti della interpretazione del maestro, teatrale nel rendere le intenzioni del compositore, ma ci è parsa eccessivamente veloce, dando poco respiro alla frase musicale nei momenti di maggiore concitazione. La Banda di Palcoscenico del Politecnico delle Arti di Bergamo si è ben distinta nel suo compito. Il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala è stato ben preparato dal Maestro del Coro Salvo Sgrò, ma è stato penalizzato dalla regia nei movimenti scenici, che facevano pensare a quelli dei burattini.

Il cast di ottimo livello ha presentato nel ruolo della protagonista Carmela Remigio, che possiede temperamento drammatico e presenza scenica adatta al personaggio, una tecnica affinata che le permette di sviscerare la parte in tutti i suoi aspetti e un affascinante timbro sopranile che sa ben adoperare per rendere il ruolo. Il discorso si potrebbe replicare anche per i due protagonisti maschili, Enea Scala è stato Gerardo, ne ha reso l’impeto giovanile e il cocente dolore, calibrando la limpida, squillante e sicura voce tenorile nel rendere la veemenza del personaggio con l’uso intelligente della tecnica. Vito Priante ha reso validamente la nobiltà di Lusignano con il suo caldo timbro baritonale e una presenza scenica di peso che lo rendono ideale per i ruoli del baritono nobile.
Il timbro cupo di basso profondo di Riccardo Fassi ha ben delineato Mocenigo anche scenicamente, Fulvio Valenti ha dato il suo caldo timbro da basso - baritono ad Andrea Cornaro, padre della protagonista, Francesco Lucii, tenore, ha ben reso il doppio ruolo di Strozzi e di Un cavaliere del re, e così anche Vittoria Vimercati, mezzosoprano, come Matilde. Meritorio per tutti l’impegno con cui hanno seguito le indicazioni non facili della regia.
Il folto pubblico presente ha acclamato il trio protagonista e il direttore, e festosamente applaudito gli altri interpreti.

Pubblicato in: 
GN5 Anno XVIII 1° dicembre 2025
Scheda
Titolo completo: 

Festival Donizetti Opera 2025
Teatro Donizetti, Bergamo
venerdì 14 novembre, ore 20.00
sabato 22 novembre, ore 20.00
domenica 30 novembre, ore 15.30
(martedì 11 novembre, ore 17.00 - Anteprima Under30)

CATERINA CORNARO
Tragedia lirica in un prologo e due atti di Giacomo Sacchero
Musica di Gaetano Donizetti
Prima rappresentazione moderna secondo la volontà del compositore
Edizione critica a cura di Eleonora Di Cintio © Casa Ricordi, Milano
con la collaborazione e il contributo della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo

Direttore Riccardo Frizza
Regia Francesco Micheli
Scene Matteo Paoletti Franzato
Costumi Alessio Rosati
Lighting design Alessandro Andreoli
Dramaturg Alberto Mattioli
Visual Design Matteo Castiglioni
Assistente alla regia Paola Brunello
Assistente ai costumi Stefania Coretti

Personaggi e interpreti
Caterina Cornaro Carmela Remigio
Andrea Cornaro Fulvio Valenti
Gerardo Enea Scala
Lusignano Vito Priante
Strozzi Francesco Lucii
Mocenigo Riccardo Fassi
Un cavaliere del re Francesco Lucii
Matilde Vittoria Vimercati

Orchestra Donizetti Opera
Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
Maestro del Coro Salvo Sgrò

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti
in coproduzione con il Teatro Real di Madrid