- Articolo di:Giulio Migliorini
‘Dite: non foste mai convalescente/ in un aprile un po’ velato? È vero/ che nulla al mondo, nulla è più soave?’ recitava ‘La passeggiata’ di Gabriele d’Annunzio, ed anche me quest’opera singolare ha beneficato. Pelléas et Mélisande, dramma lirico in cinque atti e dodici quadri di Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck, rappresentato la prima volta il 30 aprile 1902 all’Opéra-Comique di Parigi, va in scena tra il 22 aprile e il 9 maggio 2026 al Teatro alla Scala di Milano per sei rappresentazioni. Assisto alla seconda, domenica 26 aprile alle ore 14:30. L’Orchestra della Scala è diretta da Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci.
Furioso Orlando a Pavia. Le ottave narranti di Accorsi e Savary
Diciamolo: il solo nome di Stefano Accorsi può servire a richiamare l'attenzione del grande pubblico su uno spettacolo. Portando a Pavia il “Furioso Orlando” di Marco Baliani, che vede l'attore bolognese protagonista, con Nina Savary, di una coraggiosa rilettura del poema cavalleresco dell'Ariosto, il Teatro Fraschini ha assicurato l'ennesima serata di successo alla rassegna Altri Percorsi, attirando in sala spettatori di ogni età.
Il sipario si apre su un palco senza attori, in penombra, il silenzio rotto solo dalle voci di Accorsi e della Savary che dipingono a parole il campo di battaglia, gli eserciti rivali, i prodi cavalieri.
Ma è solo un attimo perché, non appena la presenza umana entra in scena, il piano della narrazione si sposta dalle gesta epiche alle vicende personali, amorose e rocambolesche che costellano l'opera.
L'onere interpretativo poggia principalmente sulle spalle di Accorsi che, bravissimo, diventa narratore errante, fondendosi con ogni figura che è chiamato a raccontare, senza mai smettere di esprimersi in ottave, anche quando queste non vengono dal testo originale ma sono eccellenti “falsi d'autore” incastonati nei dialoghi.
Altrettanto degna di nota la presenza di Nina Savary che interviene dall'esterno, contrapponendosi, sempre in ottave, come coscienza femminile. I lampi dell'attrice arrivano puntuali, una delicata sfumatura, ora umoristica ora sentimentale, alle passioni, più carnali che amorose, chiamate in scena dal protagonista e dai suoi alter ego.
Il quasi monologo impressiona per complessità e raffinatezza del testo, parole che Accorsi ha fatto sue al punto che le si potrebbe quasi credere improvvisate.
Mentre si ascolta la narrazione calibrata, le luroci di scena danzano e definiscono, giocando sul legno delle casse e sugli altri elementi essenziali che compongono la scenografia, creando un'atmosfera che mette in cornice gli attori come fossero opere d'arte.



