- Articolo di:Teo Orlando
Era grande l'attesa di pubblico e critica per l'esordio in prima assoluta – nella sua versione italiana al Teatro dell'Opera di Roma – di Inferno di Lucia Ronchetti. Attesa che è stata pienamente soddisfatta, da un'opera che arricchisce il panorama del teatro musicale contemporaneo con un capitolo di straordinaria potenza visiva e acustica: e, potremmo aggiungere, con una fruibilità anche per un pubblico non troppo avvezzo a sperimentalismi sonori e ad accordi dissonanti. Dal 19 febbraio al 7 marzo al Teatro Costanzi con Tito Ceccherini sul podio e David Hermann alla regia.
GAM Roma. La preziosità femminile della Finis Hesperia
Un secolo fa, piu' qualche mese, si inaugurava la Galleria d’Arte Moderna di Roma: esattamente il 28 ottobre 1925 nelle sale di Palazzo Caffarelli in Campidoglio, tutt'altro luogo da quello di oggi, che si trova all’interno dell’ex convento delle carmelitane scalze a San Giuseppe Capo le Case con accesso da via Francesco Crispi. Dopo la riunione dei suoi archivi che constano di oltre 3000 opere d'arte, la GAM ha aperto una prima mostra introduttiva ai suoi tesori con GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925 – 2025 per un tempo lunghissimo, dal 20 dicembre 2025 fino all'11 ottobre 2026. La mostra è a cura di Ilaria Miarelli Mariani e Arianna Angelelli con Paola Lagonigro e Ilaria Arcangeli, Antonio Ferrara e Vanda Lisanti.
Offrendo un'ampia prospettiva temporale per visitarla, la Galleria d'Arte Moderna accoglie i suoi visitatori con un tesoro ritrovato sui sui muri: una pittura murale secentesca di Suor Eufrasia della Croce (attribuzione) con la Vergine Maria, Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista in un vano della prima sala. Accanto a sinistra ed in basso, un dipinto murale di due suore attorno ad una fonte sacra e vitale. Si coglie un percorso comune dopo aver osservato lungamente l'olio su tavola di Giulio Aristide Sartorio de Le vergini savie e le vergini stolte (1890-1891) ed il dipinto su carta intitolato Il dubbio (1907-1908) di Giacomo Balla, su un cammino, quello spirituale, che può essere accidentato e condurre verso timorose attese e sentieri oscillanti.
Il vento (1895-1909), un olio su compensato di Ettore Tito, rinvia al valore dell'aria come anima, come flusso, tra due signore, un busto in brozo di singora (1907) di Rodin ed il volto in terracotta di Anna Gemito (1886) da parte del marito Vincenzo, che la perse nel 1906. Una gigantesca quasi formato naturale Ninfa del bosco (Alla fonte, 1862-1907) di Nino Costa è esposta nella stesa sala che accoglie una aranciata Veduta di Ninfa al tramonto (1890) di Sartorio, accanto ad un rosato Lago di Nemi (1909) di Enrico Coleman. Il clima è diffusamente melanconico e fin de siècle, prima dell'annuncio della prima guerra mondiale, il clima di raffinata decadenza ondeggia vaporosamente nella penisola. D'altronde i Romani chiamavano l'Italia Hesperia, ovvero la Terra del Tramonto.
Questa ultima, definitiva sede della GAM dopo peregrinazioni che partono dal 1925 a Palazzo Caffarelli e la riapertura nel 1931 con il nome di Galleria Mussolini, curata da Antonio Muñoz, alla prima Quadriennale nel 1931 a Palazzo delle Esposizioni; dalla rinascita a Palazzo Braschi nel 1952 alla nuova sede a Palazzo delle Esposizioni (dal 1963 al 1972) a cura di Carlo Pietrangeli, consta di spazi tuttora angusti per i possedimenti della Galleria, sebbene curati e progettati con indubbia professionalità. Prorompiamo quindi, a nome nostro, e credo anche dell'affezionato pubblico, in una richesta di un ingrandimento della sede, magari nei palazzi limitrofi per accogliere piu' opere alla volta in esposizione dagli archivi.
Delle 120 opere in esposizione in questa tornata, le donne sono le maestre di vita, supplici, o imperatrici come l'annoiata (oserei dire "scocciata", sic!) Cleopatra (1882) in marmo di Girolamo Masini, fino alla "mascotte" verde-gialla della mostra, la modella algida e cromaticamente ridondante di Amedeo Bocchi che con il dipinto Nel parco (1919) fornisce la vera carta di presentazione della mostra odierna. Una vitalità prorompente dovuta alla gittata di colori, con Niccolina Toppi, moglie dell'artista, seduta nel lussureggiante giardino di Villa Strohl-Fern a Roma (anche lei visibilmente in tedio).Soffermatevi su questo dipinto: dalla scarpina attorno a cui volteggia un fiorellino rosa, fino al cuscino, è un tripudio di verdi, gialli, rosa, viola, che ombreggiano velatamente lo sguardo un pò cipigliato della modella che ha un atteggiamento da altoborghese quale è. Accanto, quasi a sberleffo o a contraltare, una madre col prorio bambino, stanchissima, nella Maternità (1920-1929) di Luigi Trifoglio.
Altre due donne meravigliosamente ritratte sono La Sultana (1913) di Camillo Innocenti e Violette (1913) di Enrico Lionne, due capolavori del Divisionismo: la prima è di una sensualità strabordante, una sinuosa maja desnuda italica e di inizio Novecento, con due occhi come fari espressivi e magnetici. Violette è un'enigma su un divano fiorito di giallo e verde, rosa a sprazzi; lei, con una veste violacea ed un cappello della stessa tonalità, ci impone il suo sguardo mellifluo e meditabondo, con estrema raffinatezza. Forse a ricordarci che l'eleganza esperidea delle italiane è uno dei vanti che permangono in questo primo quarto del XX° secolo.


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