- Articolo di:Giulio Migliorini
Al Teatro alla Scala di Milano nel mese di febbraio la stagione d’opera 2025 - 2026 ha raggiunto il suo secondo titolo: Götterdämmerung, terza giornata dell’Anello del Nibelungo in un prologo e tre atti, libretto e musica di Richard Wagner, viene messa in scena per un totale di cinque rappresentazioni tra il 1° e il 17 febbraio, con direzione d’orchestra di Alexander Soddy e Simone Young, regia di David McVicar.
Giulio Regeni. Una storia del presente
È in uscita come evento, solo il 2/3/4 febbraio con Fandango, il necessario e ottimo documentario Giulio Regeni. Tutto il male del mondo sulla sconvolgente storia del ricercatore esperto del mondo arabo. Le parole del regista Simone Manetti ben ci introducono alle precise scelte registiche che fanno di questa opera un modello da seguire: “Il docufilm non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle. Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano.
Il repertorio è utilizzato come una vera e propria macchina del tempo: non come commento o ricostruzione ex post, ma come esperienza del presente, capace di restituire gli eventi mentre accadono. Accanto al repertorio mediatico e giuridico, il film fa uso di un repertorio generico – o found footage – di luoghi, azioni e immagini quotidiane, che costruiscono un affresco visivo e sonoro per immersione, non per spiegazione. La narrazione non procede per rotture o accelerazioni. Non arrivano mai delle ondate. Il film avanza come una marea lenta e costante: ogni sequenza aggiunge un livello, costruisce tensione per accumulo e persistenza."
Giulio Regeni, cresciuto a Fiumicello Villa Vicentina, in provincia di Udine, inizia presto a girare il mondo: frequenta il Collegio del Mondo Unito in New Mexico, dove ottiene il baccalaureato internazionale (equivalente a un nostro diploma di maturità), poi si laurea in Arabic and politics a Leeds, consegue poi il master in “Development studies” e dal 2014 è dottorando a Cambridge. Al Cairo si trasferisce ventisettenne, nel 2015, per condurre una ricerca sui sindacati egiziani, commissionata dall’Università di Cambridge.
Il docufilm procede per stratificazione di avvenimenti. La scomparsa: i genitori di Giulio vengono a sapere della sua scomparsa due giorni dopo e il terzo giorno prendono il volo per Il Cairo. La notizia invece viene data alla stampa addirittura dopo una settimana: si sostiene per motivi di “sicurezza e opportunità”. Il corpo: il 3 febbraio Giulio Regeni viene ritrovato senza vita ai bordi di una strada statale, il suo corpo porta i segni evidenti di orribili torture. Quando la madre andrà a riconoscerlo dichiarerà: “ho visto sul suo volto tutto il male del mondo”.
Gli scellerati depistaggi: le prime piste offerte dagli inquirenti egiziani parlano di un delitto a sfondo sessuale o, addirittura, di un incidente stradale; ma non finiscono qui le assurde montature: il 24 marzo la polizia egiziana annuncia di aver ucciso in un conflitto a fuoco i responsabili della morte di Giulio. Sono cinque egiziani, membri di una banda dedita alle rapine nei confronti di turisti stranieri.
Però, tramite testimonianze, qualcuno è disposto a dire la verità; gli inquirenti italiani fanno luce sul terribile abbaglio preso dai servizi segreti egiziani: avranno rapito e torturato un ricercatore italiano perché sospettato di essere una spia inviata al Cairo dagli inglesi? Oppure perché le sue ricerche sui sindacati possono essere state considerate la prova di sobillare una rivolta contro il governo?
Si cercano le ultime attestazioni di Giulio vivo e, guarda caso, i filmati della stazione della metropolitana in cui il ricercatore stava per salire l'ultima sera – aveva un appuntamento al quale non è mai arrivato - stranamente, sono spariti. Tutta la storia è portata avanti con estrema chiarezza, pur essendo così complessa e articolata, e avvalendosi solo di immagini vere, come il video fatto dall’informatore di Giulio, cioè proprio colui che l’ha denunciato: il sindacalista cerca di incastrarlo e bussa a soldi.
C’erano stati segnali pericolosi, ma nessuno, purtroppo, li ha palesati allo studioso: nessuno ha avuto la prontezza o l’onestà di metterlo in guardia. Ovviamente la vicenda di Giulio Regeni ha avuto, e continua ad avere, un’importante eco internazionale, innanzitutto a causa dei paesi coinvolti: l’Italia, essendo Giulio un libero cittadino italiano; l’Egitto, paese chiave per la stabilità del Mediterraneo e di cui il nostro Paese è il principale partner commerciale europeo; il Regno Unito, in cui Giulio stava conseguendo un dottorato e che, attraverso l'Università di Cambridge, gli ha commissionato la ricerca sui sindacati al Cairo. E soprattutto perdura la forza d’animo e la determinazione dei suoi genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni che, dal giorno del ritrovamento del suo corpo, hanno intrapreso una coraggiosa battaglia per ottenere verità e giustizia con l’aiuto dell’avvocata Alessandra Ballerini, specializzata in diritti umani, che è diventata la loro principale alleata: la sua dedizione rappresenta l'impegno nel perseguire la verità anche di fronte ai muri alzati da regimi autoritari e alla colpevole inerzia dei nostri governi. Meraviglia che Renzi abbia fatto l’unica decente scelta grave e necessaria: ritirare l’ambasciatore italiano in Egitto.
I genitori di Giulio non si sono mai arresi e dedicano la loro vita a tenere viva un'inchiesta che le autorità egiziane, e non solo, hanno cercato in ogni modo di boicottare. Paola e Claudio hanno incontrato decine di politici, in Italia e in Europa, ottenendo in cambio promesse che, a loro avviso, sono state sistematicamente disattese.
Un siparietto che strapperà una risata nella tragedia: quello dell’influencer egiziana, una bella donna in carne, che, con aria seccata, esplicita la noia che si prova a continuare a sentir parlare di questo fatto di cui “non se ne può più”, “che se ne facessero una ragione”, inconsapevolmente sottolineando quanto valga la vita nei paesi non democratici.
Grazie anche alla tenacia dell’avvocata Alessandra si istituisce in Italia un Tribunale che condanna i responsabili in contumacia. Il processo, iniziato nella primavera del 2024 presso il Tribunale penale di Roma, si è celebrato nonostante l'assenza dei quattro imputati che, a causa dell'ostruzionismo della autorità egiziane, non sono mai stati raggiunti dalla notifica della loro incriminazione. A sfilare sul banco dei testimoni si sono alternati alcuni degli uomini più importanti delle istituzioni italiane che, all'epoca dei fatti, ricoprivano ruoli di governo. Dopo 27 udienze, 40 testimoni e 17 mesi di processo, il 21 ottobre 2025 il processo è stato sospeso a causa di un'eccezione avanzata dalle difese degli imputati. La sentenza è comunque prevista per il 2026.
Il “Popolo giallo”- come tutti dovrebbero sapere - è un movimento di migliaia di persone della società civile, artisti, cittadini comuni e giornalisti che hanno sostenuto e continuano a sostenere la battaglia di Paola e Claudio. Ogni anno, il 25 gennaio, a Fiumicello Villa Vicentina, il piccolo comune in provincia di Udine dove abita la famiglia di Giulio Regeni, si riuniscono da tutta Italia migliaia di persone per commemorarlo e quest’anno vi sarà proiettato in anteprima nazionale, per il decimo anniversario della scomparsa, questo docufilm Giulio Regeni - Tutto il male del mondo, che non solo ci rende partecipi della tragica vicenda nella sua complessità, ma è un grande stimolo a preservare la Democrazia. Il docufilm è assolutamente da vedere: fatevi coraggio e non mancate la visione di questo documentario ben realizzato, quindi opera cinematograficamente valida, con un montaggio eccezionale, e che organizza sistematicamente la vicenda, mostrandone particolari interessanti.


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