- Articolo di:Livia Bidoli
Un'opera di Gioachino Rossini molto particolare, con vari finali, che torna con grande verve al Teatro dell’Opera di Roma dopo ventidue anni: la regia della palermitana, ora di stanza a Roma, Emma Dante, ed il Direttore musicale del Costanzi Michele Mariotti sul podio, al suo debutto per questo melodramma eroico rossiniano. Tancredi è stato accolto con un tutto esaurito in tutte le serate, dal 19 al 29 maggio scorsi.
GNAM Roma. La lirica Bauhaus di Max Peiffer Watenphul
A Roma alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea è in corso la mostra Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus a cura di Gregor H. Lersch, Direttore del Museo Casa di Goethe, sarà visibile fino al 23 agosto 2026. L’esposizione è promossa e organizzata dalla Fondazione Max Peiffer Watenphul ETS, fondata nel 2025 per promuovere la tutela, lo studio e la diffusione dell’opera di Max Peiffer Watenphul e contribuire alla valorizzazione del suo patrimonio culturale. La mostra è anche realizzata in collaborazione con il Museo Casa di Goethe e con il sostegno del Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung di Berlino e il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.
Dopo la retrospettiva dedicata all’artista nel 2023 al Museo Casa di Goethe, questa mostra, nella quale sono esposte 80 opere, vuole approfondire la conoscenza dell’originale e indipendente figura dell’artista tedesco, ripercorrendo l’intera sua ricerca di espressione artistica. L’esposizione è collocata al mezzanino della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea ed è articolata in cinque sezioni, che seguono l’evolversi della biografia e della ricerca espressiva durante tutta la sua vita. Max Peiffer Watenphul nacque a Weferlingen nel settembre del 1896 e poi con la famiglia si trasferì nel 1911 a Hattingen, nella Ruhr, fin dall’infanzia manifestò una forte attrazione per le arti visive, in particolare la pittura, visitò mostre e imparò da autodidatta a disegnare e a dipingere.
Il percorso, arricchito da chiari pannelli esplicativi, inizia con la sala dedicata a Introduzione e biografia, dove sono esposte le prime opere dell’artista: studi, autoritratti e prime sperimentazioni prima del periodo di studio al Bauhaus. Sono presenti dipinti in cui il tema centrale è la famiglia il ritratto della madre e della sorella, il primo olio noto di Peiffer Watenphul, del 1917, “Grace con gatto presentato è in mostra per la prima volta. L’Autoritratto con poesia del 1919, un acquarello e tempera, testimonia la sperimentazione nella ricerca di un proprio linguaggio figurativo.
Il curatore Gregor H. Lersch nel saggio del catalogo scrive che: “già nel periodo antecedente al Bauhaus stava sperimentando nella direzione di un proprio linguaggio figurativo. La ricerca di un linguaggio visivo in grado di esprimere un modernismo figurativo è evidente nelle nature morte del 1915 e del 1916 (Stillleben [Natura morta] e Stillleben mit Schachtel und Leuchter [Natura morta con scatola e candelabro]). Gli oggetti rimangono riconoscibili, ma sono semplificati, dislocati e integrati in un ordine visivo deliberatamente costruito. Si creano così configurazioni di superficie, volume e prospettiva: il dipinto è inteso non tanto come una rappresentazione quanto come un ordine visivo strutturato, di cui anche luce e ombra sono elementi costitutivi.”
Sono anche in esposizione opere che raffigurano luoghi significativi della sua biografia e della sua attività artistica, tra cui Weimar come sede del Bauhaus, Il Parco a Weimar, 1921, la regione industriale della Ruhr, Paesaggio con altoforno, 1937, il Messico negli anni Venti, Osteria in Messico, 1924 e l’Italia, Roma, veduta di Porta del Popolo, 1928.
Dopo essersi laureato in giurisprudenza al termine del praticantato nel 1919 entrò al Bauhaus di Weimar, dove studiò con Johannes Itten e conobbe maestri come Lyonel Feininger, Vasilij Kandinskij e Paul Klee, di cui già prima aveva ammirato le opere. Peiffer Watenphul, infatti, lo avrebbe voluto come maestro, ma l’artista aveva rifiutato, era stata Lily Stumpf, moglie di Klee, ad indirizzarlo al Bauhaus.
La seconda sala Bauhaus e avanguardia tedesca degli anni Venti è dedicata al periodo (1919–1922) trascorso al Bauhaus di Weimar da Peiffer Watenphul e all’influenza dei maestri della scuola, dove come scuola di arte di riforma anche la pittura aveva un ruolo importante. Come sottolinea il curatore Gregor H. Lersch: “Al Bauhaus, in un’epoca di riforme radicali e sperimentazioni collettive, Max Peiffer Watenphul sostenne con coerenza la pittura come mezzo artistico autonomo. La sua opera dimostra quanto la pittura fosse parte integrante della ricerca artistica della scuola e riflette un principio fondamentale formulato dal fondatore Walter Gropius:” non la creazione di uno stile unitario, ma lo sviluppo di un nuovo atteggiamento verso una modernità visiva”.
Tra le opere esposte spicca la copia di un tappeto del 1921, eseguito da Peiffer Watenphul, realizzata appositamente a mano per l’esposizione, un esempio significativo di come le teorie del colore e della forma insegnate da Johannes Itten siano state tradotte in una composizione tessile, astratta e ritmica, testimonianza del carattere interdisciplinare dell’insegnamento impartito al Bauhaus.
Sono in mostra opere provenienti dalla collezione privata dell’artista realizzate da Otto Dix, Richard Parrisius e Max Peiffer Watenphul, (1926 ca. matita e acquarello su carta), Alexej von Jawlensky, Testa del ballerino Sacharoff, (1913 ca. olio su cartone), Paul Klee L’hotel dirompente, (1938 disegno a matita morbida su carta giapponese) e Oskar Schlemmer Vista attraverso la finestra, (1925 ca. matita e acquarello su carta velina) artisti con i quali Peiffer Watenphul aveva rapporti di amicizia e di stima reciproca. Rapporti testimoniati da una notevole corrispondenza proveniente dal lascito dell’artista, di cui ci sono esempi in mostra.
Alcune opere di Peiffer Watenphul in esposizione riprendono i temi cari all’artista, che rimase sempre un pittore figurativo, ma con una sensibilità visiva diversa: Madre dell’artista di profilo, (1921 olio su tela montata su cartone), La mia cara sorella Grace, (1921 acquerello e tempera), Giardino sulla Ruhr, (1921 acquarello), Natura morta con limoni, (1921 acquarello).
Il carattere interdisciplinare dell’insegnamento impartito al Bauhaus è testimoniato dalla terza sezione, che è dedicata alla Fotografia, anche se per Peiffer Watenphul è la pittura il mezzo espressivo prediletto le foto esposte con vedute architettoniche di Roma e ritratti realizzati all’inizio degli anni Trenta, provano come l’esperienza del Bauhaus abbia influenzato anche la ricerca fotografica dell’artista.
Peiffer Watenphul insegnò alla Folkwangschule di Essen e ricevette importanti premi, come il Premio Villa Massimo nel 1931, ma all’avvento del nazismo le sue opere sono confiscate ed esposte come “arte degenerata”. Si rifugiò in Italia, soprattutto a Ischia e Venezia, a cui fu molto legato lo testimoniano i celebri “quadri veneziani”. Partecipò poi alle Biennali del 1948 e 1950, partecipazione documentato attraverso diversi materiali d’archivio, tra cui lettere di Giorgio de Chirico e Jean Cocteau..
Le sale successive, Paesaggi e nature morte – La pittura di Max Peiffer Watenphul nel dopoguerra, tra un realismo espressivo e una pittura lirica, in cui sono presenti paesaggi e nature morte appartenenti a diverse fasi della sua produzione, con particolare attenzione ai paesaggi italiani e quella dedicata Venezia sono la testimonianza del legame con l’Italia. Nella prima colpisce la differenza cromatica tra la luminosità dei colori delle nature morte come in Papaveri, (1946 olio su cartone) e Papavero rosso (1947 olio su cartone), mentre nei paesaggi delle diverse località tra cui Ischia Firenze o Capo Sunion, i colori sono meno vividi con tonalità smorte.
A Venezia. dove allacciò rapporti con Filippo de Pisis, Peggy Guggenheim e Zoran Mušič, sviluppò un linguaggio pittorico autonomo per rappresentare le vedute della città con una tecnica pittorica basata sull’utilizzazione delle cartoline come modelli di lavoro, una prassi che si ricollega ai metodi artistici appresi durante il periodo di studio al Bauhaus. Sono innumerevoli le vedute di Venezia in esposizione tra cui: Palazzo Donà Giovanelli (1948 olio su cartone), Campiello a Venezia (1949 olio su tela), Venezia, Santa Maria della Salute (1949 acquarello): tecniche diverse ma la cromia è la stessa dei paesaggi di altre località. Nel 1958 si trasferì a Roma dove morirà nel 1976. Non ci sono opere di questo periodo in cui viaggiò, insegnò tra l’altro a Salisburgo e fu protagonista di varie mostre in Italia, Austria e Germania.
La disposizione in un ambiente chiaro e ben illuminato contribuisce alla fruizione delle opere, la mostra è di grande interesse ed è arricchita da filmati, ma la mancanza di sedute rende poco confortevole la visione. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea fu costruita e poi ampliata nel secolo scorso ed al suo interno ha ascensori, al mezzanino si trova una piattaforma mobile per disabili, ma l’accesso all’edificio presenta i gradini alla fine della rampa d’accesso per i disabili creando scomodità per entrare.
Annotiamo il catalogo bilingue (italiano e inglese) illustra la mostra ed è edito da Electa con il saggio del curatore Gregor H. Lersch, e i testi di Riccardo Salvatori e Michael Semff.



