Innsbrucker Festwochen 2025. L'intrepida Ifigenia in Tauride di Traetta

Articolo di: 
Livia Bidoli
Ifigenia in Tauride

L'opera che abbiamo seguito alla premiere di questa edizione, la 49° delle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, che si è svolta dal 25 luglio al 31 agosto 2025, è stata Ifigenia in Tauride di Tommaso Traetta (compositore italiano, 1727-1779), un'opera seria basata sul mito greco di Ifigenia, con libretto di Marco Coltellini (1771). L'opera è stata presentata in due sole date, il 27 in prima rappresentazione ed il 29 agosto scorso ultima data disponibile. Christophe Rousset e il suo ensemble Les Talens Lyriques, insieme al coro NovoCanto, l'hanno eseguita in entrambe le due date presso il Landestheater di Innsbruck. 

Per recensire l'opera di Tommaso Traetta Ifigenia in Tauride, non si può che partire dal contesto storico-culturale nel quale lavorara Tommaso Traetta, prima alla corte di Parma (dove era attivo dal 1758) e poi chiamato a Vienna per comporre un’opera che celebrasse la pace di Hubertusburg (1763), che chiuse la Guerra dei Sette Anni. L’imperatrice Maria Teresa d’Austria gli commissionò Ifigenia in Tauride per il teatro di corte di Schönbrunn,  dove l'opera fu presentata nel teatro della residenza imperiale estiva il 4 ottobre 1763. Si tratta di un'opera che godette di grande popolarità alla fine del XVIII secolo. Il libretto fu scritto da Marco Coltellini (allora poeta di corte a Vienna), e basato sull'adattamento di versioni precedenti del mito (incluse quelle di Euripide e Guillard, quest'ultimo librettista dell'omonima per Gluck).

L’opera doveva unire il gusto italiano (melodia, virtuosismo controllato) con lo stile drammatico francese (cori, balletti), riflettendo l’apertura culturale viennese e il desiderio di riforma dell’opera seria. La prima fu un successo, applaudita per la sua fusione di pathos ed eleganza, e consolidò Traetta come figura chiave della riforma dell’opera (anticipando Gluck, che presenterà la sua Ifigenia in Tauride solo nel 1779). Soprattutto dopo il successo di opere come Antigona (1765), Traetta iniziò ad essere considerato un pioniere della riforma: Ifigenia fu un passo naturale nella sua evoluzione.

Ora passiamo alla trama: Ifigenia, figlia di Agamennone e Clitennestra, fu salvata dalla dea Diana dal sacrificio (ad Aulide) e trasportata in Tauride, che si riferisce alla penisola di Crimea e alle regioni circostanti, derivante dal nome dei « Tauri », un popolo indigeno che vi risiedeva. Dopo aver ucciso la madre, Oreste ha ricevuto da un oracolo l’ordine di recarsi in Tauride alla ricerca di un’immagine di Pallade custodita nel tempio per placare l’ira delle Furie. Il dramma prende avvio dallo sbarco di Oreste e dell’amico Pilade e si fonda sulle successive peripezie dei due eroi. Oreste viene fatto prigioniero dagli Sciti e destinato dal dispotico re Toante a essere immolato sull’altare della dea. Ridotto in catene, suscita la compassione della sacerdotessa Ifigenia che tenta di salvarlo, anche se solo alla fine riconosce in lui il fratello. L’unico vistoso scarto da Euripide risiede nell’epilogo, dove Coltellini sostituisce l’apparizione della dea Pallade con l’uccisione di Toante per mano di Ifigenia.
La scelta del tirannicidio mira scopertamente a fornire un exemplum politico, come dimostra la perorazione libertaria di Ifigenia e il successivo ammonimento del coro ("Tremino i tiranni").

Di particolare rilievo per l'attualità, nella rappresentazione vista al Landestheater lo scorso 27 agosto, i temi principali del conflitto tra dovere e affetti familiari (Ifigenia tra sacerdozio e amore per il fratello) e la redenzione (Oreste deve espiare il matricidio); nonchè la tirannide rappresentata da Teone, che prima la salva e poi la costringe ad uccidere tutti gli stranieri come sacerdotessa di Atena. 

La musica di Tommaso Traetta per l'"Ifigenia in Tauride" si distingue per la sua alta qualità e varietà espressiva. Spazia infatti dall'aria virtuosistica e brillante di Pilade, "Stelle irate, il caro amico", al toccante cantabile di Ifigenia, "So, che pietà de' miseri", in cui traspare persino un'accennata e elegante allegria.

L'opera incarna perfettamente gli ideali della riforma operistica del periodo, fondendo elementi del dramma musicale francese—come la potente scena onirica delle Furie in "Dormi, Oreste" e l'uso pervasivo e strutturale del coro—con la consolidata tradizione dell'opera seria italiana, evidente nelle tipiche arie di vendetta e nel duetto finale. Quest'ultimo, "Il mio destin non piangere", presenta però un'innovazione: è cantato non dalla coppia di amanti canonica, ma da Ifigenia e dalla sua confidente Dori.

A rendere giustizia a questa partitura meritevole di riscoperta è Christophe Rousset alla guida de Les Talens Lyriques, ensemble già paladino di Traetta grazie all'acclamata registrazione dell'Antigona. L'interpretazione di Rousset è un motore ritmico inesauribile, che trasforma l'orchestra in protagonista dell'azione drammatica. Sotto la sua direzione, l'ensemble restituisce un suono smagliante, con archi precisi e un prezioso contributo dei fiati barocchi. Eccellente anche l'apporto del coro NovoCanto e di Valerie Montanari al cembalo, che sostiene con maestria i lunghi recitativi.

Nel cast spicca in modo particolare il soprano spagnolo Rocío Pérez nel ruolo di Ifigenia. Al suo debutto alle Festwochen, ha entusiasmato il pubblico unendo una sicura tecnica a un'intensità espressiva che ha reso magistralmente le profonde contraddizioni del personaggio: da vittima designata a potenziale carnefice. La Pérez ha evitato con successo un'interpretazione monocorde, restituendo invece l'infinita gamma di sfumature tragiche che il ruolo richiede.

Accanto a lei, il soprano Suzanne Jerosme (finalista al Concorso Cesti 2016) offre un'esibizione trionfale nel ruolo di Pilade. Se da un lato la scelta di affidare la parte a una voce femminile attenua l'intensità ambigua e quasi omoerotica del legame con Oreste (presente in Euripide, Coltellini e Gluck), dall'altro la Jerosme conquista il pubblico a partire dalla sua travolgente aria d'entrata, "Stelle irate, il caro amico". La sua padronanza tecnica è strabiliante, con colorature rapide e precise e una proiezione vocale piena e sicura che illumina ogni suo intervento.
Completa il trio dei soprani la danese Karolina Bengtsson, che delinea con sobrietà ed efficacia il personaggio, meno sfaccettato, della confidente Dori.

Dall'altro lato, quello maschile, la performance del controtenore polacco Rafał Tomkiewicz (Oreste) si rivela più contrastante. Anche lui finalista del Cesti del 2018, se da un lato è apprezzabile il suo timbro gradevole, i bei legati e una certa espressività, dall'altro non convince appieno nel rendere l'angoscia tormentata del personaggio. La dizione non sufficientemente incisiva smorza infatti l'impatto dei suoi cruciali recitativi.

Al contrario, il tenore australiano Alasdair Kent (Toante) non ha rivali. Le impervie agilità della sua parte non costituiscono per lui nessuna difficoltà, e unendo una spigliata presenza scenica a una voce di ferro, definisce con massima efficacia l'arroganza del crudele re della Tauride.

La regia è affidata a Nicola Raab, che offre una lettura psicologica dell'opera, concentrandosi sulle ambiguità dei personaggi (come il rapporto tra Ifigenia e Toante) e sull'atemporalità del mito. Tuttavia, questa riflessione rimane in gran parte aperta, senza fornire risposte conclusive, come evidenziato dal finale controverso in cui Ifigenia, invece di abbracciare il fratello, se ne va da sola, sminuendo la morale finale. La regia non si distingue per bellezza o originalità, ma per il suo approccio introspettivo.

Madeleine Boyd si è occupata delle scene e dei costumi: si tratta di un impianto scenico rotante funzionale, anche se non innovativo, che cambia ambientazione. Interessante la fiancata corrotta di una nave con le iniziali di Atena (ΑΘΗ) in alto; il vuoto evocativo del tempio, con il simulacro della dea sospeso in una rete metallica. L'interno intimo e ricco di oggetti antichi su due piani sottolineano un nessun dove, dove compaiono valigie e oggetti vecchi, un luogo abbandonato. I costumi, appartenenti a epoche diverse (dall'antica Grecia alla modernità), sottolineano visivamente il tema dell'atemporalità della vicenda.

Una serata con un Landestheater pieno di pubblico e molto interessato: applausi lunghi e sentiti hanno confermato il successo di questa terza opera alle Innsbrucker Festwochen 2025.

Pubblicato in: 
GN42 Anno XVII 1° settembre 2025
Scheda
Titolo completo: 

Innsbrucker Festwochen der Alten Musik
49° edizione
25 luglio al 31 agosto 2025

Premiere del 27 agosto 2025

Ifigenia in Tauride 
opera in 3 atti
musica di Tommaso Traetta
Libretto di Marco Coltellini
Prima assoluta: Vienna, 1763
In italiano con sottotitoli in tedesco ed inglese

Direttore Christophe Rousset
Regista Nicola Raab
Scene e costumi Madeleine Boyd

Ensemble Les Talens Lyriques

Coro NovoCanto

CAST

Ifigenia Rocío Pérez - soprano
Oreste Rafał Tomkiewicz - controtenore
Toante Alasdiar Kent - tenore
PIlade Suzanne Jerosme - soprano
Dori Karolina Bengtsson - soprano