- Articolo di:Teo Orlando
Il concerto che la IUC ha ospitato martedì 31 marzo 2026 nell’Aula Magna della Sapienza, affidato a Veronika Eberle e Dénes Várjon, aveva un disegno programmatico di rara intelligenza: due rapsodie di Bartók, alternate a due sonate di Ludwig van Beethoven e di César Franck, con una disposizione quasi a "canone inverso": ossia, la prima rapsodia di Bartók viene posta all'inizio, a introdurre Beethoven, mentre la seconda a metà, come preludio simbolico a Franck. Simbolicamente, costituiscono, le quattro composizioni, una piccola storia del duo per violino e pianoforte fra Vienna, Budapest e Parigi: dalla Rapsodia n. 2 BB 96a SZ 89 di Bartók si passava alla Sonata op. 47 “A Kreutzer” di Beethoven; dopo l’intervallo, era il turmo della Rapsodia n. 1 BB 94a SZ 86 e della Sonata in la maggiore di César Franck.
Les Étoiles. Equinozio in danza di pace
Les Étoiles è un appuntamento fisso organizzato da Daniele Cipriani ed è arrivato alla sua 21° edizione, come ogni anno all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone nella Sala Santa Cecilia, si sono avvicendate il 20 ed il 21 marzo scorso — proprio durante l'equinozio di primavera — stelle sulle punte provenienti da tutto il mondo.
La prima coppia viene da Parigi e proviene dall'Opéra de Paris: è composta da Bleuenn Battistoni e Andrea Sarri, che hanno danzato il pas de deux dal terzo atto de La Bella addormentata di Čajkovskij con la coreografia di Marius Petipa.
Il secondo balletto, Borealis, di Matthew Golding con la musica di Max Richter, vede in scena una coppia non solo artistica ma anche nella vita reale: Matthew Golding ha sposato Lucia Lacarra nel 2023, con cui ha poi fondato la Lucia Lacarra Ballet. I due hanno presentato due coreografie: la prima, intitolata Borealis, è firmata dallo stesso Golding ed è davvero interessante, con una serie di passi quasi postmoderni, molto scivolati e sinuosi. La veste cangiante sul rosso di Lacarra ed il fondale con la proiezione di un bosco erano un pendant perfetto per il loro balletto. Il secondo pezzo, che ha aperto la seconda parte dello spettacolo, si chiama Snow Storm (Tempesta di neve) e ci ha portato in Russia con la musica è di Georgy Sviridov e la coreografia di Yuri Possokhov, valorizzando ancora una volta la coppia Lacarra–Golding.
D'altronde il sottotitolo di Snow Storm è proprio Romance from Snowstorm, e la parte musicale che abbiamo ascoltato era in parte cantata; si distingueva chiaramente una parola in russo che significa "amore", ovvero lyubóv'.
Con rimpianto si nota che avrebbe potuto partecipare, se non ci fosse una censura in corso contro la Russia, la grandissima ballerina russa Svetlana Zakharova, che era stata annunciata come guest star a gennaio.
La fantastica coppia di danzatori in residenza della Daniele Cipriani Entertainment, Sasha Riva e Simone Repele, ha presentato due episodi: uno in bianco, una coreografia sul corteggiamento intitolata The White Pas de Deux, su musica ancora di Čajkovskij, e nella seconda parte DONQ, ovvero Don Chisciotte, nella loro interpretazione. In questa seconda creazione, presentata in prima assoluta e appositamente ideata per Les Étoiles di Roma 2026, Riva e Repele si sono proiettati in una danza tutta in rosso — con un fondale di fumo rosso — sulla musica di Ludwig Minkus e i costumi di Sara Butera. Un richiamo all'estetica cromatica orientale per i costumi, con questo rosso intensissimo e trascinante che ha galvanizzato il pubblico in questo balletto-show dedicato al sogno d'amore di Don Chisciotte.
Tutti questi episodi, come era chiaro fin dall'inizio, sono intrecciati ai paradisi amorosi formati dalle relazioni tra i ballerini — nella maggioranza dei casi delle coppie unite in matrimonio, come Tiler Peck e Roman Mejia, entrambi principal al New York City Ballet; Vadim Muntagirov e Fumi Kaneko, che si sono uniti in matrimonio l'11 febbraio scorso, entrambi danzatori della Royal Opera House di Londra. A questi si aggiunge Sergio Bernal, che ha presentato il suo celeberrimo Rodin e poi Zambra, un misto di flamenco e danza coreografica a sua firma ed in prima assoluta, con la musica di Daniel Jurado.
Il pas de deux da Herman Schmerman di William Forsythe, danzato da Tiler Peck e Roman Mejia con i costumi di Versace e la musica di Thom Willems, è una gag molto umoristica e postmoderna, in grande comunicazione con il pubblico, che culmina in un balletto in cui entrambi indossano una spiritosa gonnellina gialla.
Il Gran Defilé finale è stato interamente dedicato a un appello alla pace da parte dei ballerini, che mostravano bandiere con i colori dell'arcobaleno e che hanno chiesto, sulle note di Imagine di John Lennon, un nuovo mondo fondato sulla concordia e sull'amore, per nutrire ancora il pubblico con quello spirito che danza sulle punte.




