- Articolo di:Giulio Migliorini
‘Dite: non foste mai convalescente/ in un aprile un po’ velato? È vero/ che nulla al mondo, nulla è più soave?’ recitava ‘La passeggiata’ di Gabriele d’Annunzio, ed anche me quest’opera singolare ha beneficato. Pelléas et Mélisande, dramma lirico in cinque atti e dodici quadri di Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck, rappresentato la prima volta il 30 aprile 1902 all’Opéra-Comique di Parigi, va in scena tra il 22 aprile e il 9 maggio 2026 al Teatro alla Scala di Milano per sei rappresentazioni. Assisto alla seconda, domenica 26 aprile alle ore 14:30. L’Orchestra della Scala è diretta da Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci.
Locked – In trappola. Quando Sir Philip Anthony Hopkins ti fa prigioniero!
In uscita nelle sale il 20 agosto, Locked – In trappola è un thriller adrenalinico che fa della propria cornice opprimente e claustrofobica il principale motivo d'interesse. Ambientato a Vancouver, Canada, il lungometraggio diretto da David Yarovesky (cineasta espressosi finora soprattutto nell'horror, vedi The Hive, L'angelo del male – Brightburn e Nightbooks - Racconti di paura) si ispira in realtà a un thriller argentino di successo, 4x4, diretto nel 2019 da Mariano Cohn.
Nel traslare tale idea in una metropoli nordamericana raffigurata in balia di violenze continue, criminalità, arbitrio e sopraffazione, l'autore del remake si è potuto però avvalere, quale bonus, di una coppia di antagonisti a dir poco eccezionale: come protagonista il lanciatissimo e gagliardo Bill Skarsgård, mentre nelle vesti del villain di turno vi è addirittura Sir Anthony Hopkins, il cui sguardo spiritato può far tornare in mente qui certe sue indimenticabili interpretazioni del killer antropofago Hannibal Lecter.
I confini tra Bene e Male sono comunque in Locked più labili di quanto si possa immaginare. Lo stesso protagonista Eddie Barrish a.k.a. Bill Skarsgård è in realtà un ladruncolo abituato a vivere di espedienti, che con la propria condotta di vita ha messo più volte in difficoltà la propria famiglia, creando problemi sia alla ex moglie che all'amata figlioletta. Si ha però l'impressione sin dall'inizio che non farebbe fisicamente del male a nessuno. Mentre è in giro, anzi, a caccia di soldi facili, lo si osserva persino dare da bere a un cane assetato. Una piccola scorta d'acqua, quella da lui ceduta alla bestiola sofferente, che gli sarebbe sorprendentemente tornata utile più avanti, quando nel tentativo di scassinare una macchina e cercarvi dentro qualsiasi cosa si possa rivendere finirà per restarvi prigioniero a lungo, senza viveri, preso in trappola da una mente più cinica e astuta.
Il SUV in questione, cosparso da strani simboli e dai vetri oscurati, è infatti l'originale strumento di vendetta del buon vecchio William a.k.a. Anthony Hopkins, anziano medico gallese la cui unica figlia è stata malamente trucidata durante un tentativo di rapina, da cui il desiderio del vecchio di rifarsi sadicamente su qualsiasi delinquente gli capiti a tiro. Neanche fosse un Batman inacidito. E sembrerebbe quindi che al povero Eddie tocchi il ruolo del capro espiatorio.
Il SUV di William ribattezzato Dolus è del resto una letale trappola per incauti criminali. La portiera viene trovata inopinatamente aperta, proprio come esca. Ma una volta entrato, qualsiasi malintenzionato vi si ritrova sigillato dentro a causa di vetri antiproiettile e possibili vie di fuga chiuse ad arte: l'automobile diventa così oggetto di torture psicologiche e sadici giochi! Con una punta di preferenza, da parte nostra, per l'originale supplizio rappresentato dallo jodel tirolese sparato a palla dall'autoradio.
Senza esporre dettagliatamente i passi successivi, per non spoilerare troppo, possiamo perciò dire che Locked alterna in modo piuttosto godibile lampi di dark humour e soluzioni estremamente crude, finanche splatter, come dimostra la scena in cui altri due malviventi vanno incontro a una gran brutta fine. L'idea da film a basso costo di un uomo fatto prigioniero in un luogo ristretto, in questo caso l'auto, può ricordare tutta una serie di titoli a partire da da Buried – Sepolto di Rodrigo Cortés; mentre l'immagine dell'auto ultramoderna e iper-accessorata pronta a trasformarsi in ostacolo insormontabile, addirittura in un incubo, per chi vi resta chiuso dentro o magari anche fuori, rimanda semmai a Monolith (2017) di Ivan Silvestrini; ma in meglio, sia chiaro, viste le trovate ben più pacchiane da noi riscontrate in quell'altro titolo.
Pur non andando mai oltre l'estetica di un onesto, ben congegnato B-Movie, Locked ha quindi il merito di affidare una morale aperta e volutamente ambigua sul giustizialismo a un meccanismo narrativo sempre più soffocante, al cui interno i due protagonisti (col secondo relegato per gran parte del film a subdola e capziosa voce fuori campo) finiscono per giganteggiare.



