Mahler a Dobbiaco 2026. L'alba primordiale sul Monte Elmo

Articolo di: 
Giulio Migliorini
Alba sul Monte Elmo

L’appuntamento per salire allo Strudelkopf, in italiano monte Specie, alto 2307 metri, è per il 20 luglio alle ore 7:30. Di là potremo vedere le Tre Cime, se il cielo sarà sgombro di nubi. Il van della guida Martin ci conduce fino al punto di partenza. Il paesaggio è quello della montagna spoglia, dei vasti spazi levigati dalle tenui tinte grigio-verdi della prima mattina, quando il cielo è celeste e il sole ancora invisibile per chi sale le montagne. Il mezzo affronta qualche tornante, il terreno inizia ad essere scosceso.

La passeggiata inizia dolcemente, con una lieve pendenza. I fianchi del sentiero sono ricchi di arbusti contorti di pino mugo, di verdissime conifere piegate a terra. Accanto, qualche esemplare che svetta, migliaia di teneri e brevi aghi uniti in fascetti di cinque sui rami flessibili del cirmolo. Nei prati, le fioriture della mezza estate, il cumino e la valeriana. Tra esse passa qualche mucca che tranquillamente si nutre tra gli arbusti o nell’erba bassa. Si ascolta ad occhi chiusi il suono lontano dei campanacci, si carezza qualche dolce muso bovino, e qualche muggito sorprende chi si attarda ad osservare le farfalle e perde di vista il gruppo che sale veloce verso il rifugio Vallandro. Di fianco a noi si vede brillare al sole uscente dalle cime la Croda Rossa, con le sue profonde fenditure venate di ossido di ferro, rossa anche per il sangue della Grande Guerra.

La struttura, in pietra e legno alla quota di 2040 metri, è il luogo per vedere qualche animale alpino nei pannelli illustrativi e per assaporare un buon caffè a metà strada. Dopo, la salita si fa più frizzante, il sentiero pietroso è più erto, più frastagliato tra esemplari di fiori coloratissimi e ancora di sorprendenti farfalle. Lontana, tra le cime, la profonda valle in un verde quasi nero, avvolta nelle ombre fresche dei monti.

Quando la quota sale, la vegetazione si fa più rada, e sui prati asciutti, tra le pietre assetate e bianche, qualche garofano purpureo, qualche scabiosa rosacea trema nell’aria quasi ferma. Un forte della prima guerra mondiale, con la sua fila di finestrelle quadre, senza tetto, scheletrico si mostra. In alto, la croce sottile segna la vetta. Si tratta della Croce dei Reduci, eretta nel 1981, che commemora i soldati delle due guerre mondiali. Accanto ad essa, il panorama delle Dolomiti con una dettagliata corona di immagini che lo sguardo del viandante scorre, confrontando le nomenclature con le vere cime, in parte annuvolate, trovando il nome e l’altezza di qualche montagna. Sul ciglio del precipizio, gruppetti di stelle alpine, Edelweiss, come le chiamano qui.

La discesa è più semplice, il sentiero più tranquillo. A pranzo, qualche gracchio alpino, nero e dal becco giallo come un merlo ma con le zampe rosse e decisamente più grande, ci fa visita per uno spuntino. La guida Martin ci accompagna a San Candido, pronti ad appoggiare i piedi sulle barre di sicurezza della seggiovia, a sederci sui comodi sedili della tecnologia in movimento per salire sul Monte Baranci a circa 1500 metri. Qui la giovane Michaela narra una leggenda, quella del Gigante Baranci che un tempo aiutò gli antichi abitanti di questi luoghi a costruire il Duomo ed ebbe in cambio un sacco di patate, un vitello arrosto e una botticella di vino. I pusteresi, quando non ebbero più bisogno di lui, lo salutarono. Ed egli, forse con una lacrima, dormì sulla montagna.

Il luogo è ricco di attrazioni per le famiglie, qui c’è un bar ben fornito di posti a sedere in legno di abete (e si può bere un balsamico spritz del bosco), che guarda alle piscine azzurre per i ragazzini, ottenute dalle due impronte dei piedi del Gigante. Da questa altezza si vede il vicino villaggio degli gnomi, dove le piccole casette e costruzioni in legno, dal castello sull’albero, alla cucina, alla chiesa, al bellissimo mulino con l’acqua viva che ne fa girare la ruota, sono luogo di giochi ed esperienze formative per i fanciulli.

Accanto, il lungo percorso ad anello nel bosco, il sentiero circolare del Regno del Gigante con 10 stazioni ludiche, dove si trovano a grandezza naturale oggetti appartenuti al Gigante. Si tratta di riproduzioni raffinate in legno, come il superbo martello, che manda la mente quasi a miti di Nibelunghi, le posate in ordine, l’orecchio nel quale si può parlare, i sorridenti occhiali, dotati di cerniere per chiudere le stanghette. Accanto ad essi, nel sottobosco, qualche raro nontiscordardimé, o Vergissmeinnicht, qualche lampone o piccola fragola gustosa.

La discesa con il Funbob è un’esperienza adrenalinica. Allacciate le cinture, il passeggero siede solo sopra un bob azzurro che scorre su una rotaia d’alluminio, retta da una massiccia struttura tubolare. Due leve nelle mani, con pomoli neri. Abbassandole si va veloce, alzandole si frena. Il semaforo diventa verde, si scende. La velocità è folle, le curve ad arco o a gomito piegano fuori asse al punto che sembra di schizzar fuori dal mezzo. La pendenza è forte, l’erba del prato è accarezzata dal vento. Attorno la montagna, le cime degli abeti. Si passa sotto un ponte, si raggiunge la valle.

Il 21 luglio partiamo per monte Elmo, alle tre e mezza, avvolti nella notte, nel buio. Vediamo i soli fari della funivia ad irradiare la luce bianca che pende all’inizio della salita. Le cabine scorrono sul cavo di acciaio, tangenti la curva dove si sale a gruppi di sei. La tecnologia ci porta ad altezza vertiginosa, sopra gli abeti nel buio, in alto. Talora qualche croscio di pioggia, come gettata senza altro rumore che un battito sopra l’assonnata lamiera. Si pensa che pioverà, si tocca terra a oltre duemila metri. Ascolto il chiamarsi di voci, vedo gli scarponcini, le giacche trapuntate nel buio. Vedo accendersi torce al magnesio dal perfido odore. Si cammina per strade acciottolate e larghe. Si segue la luce, si vede il bordo netto della montagna sul cielo terso.

Altrove, nella penombra densa come un mare primordiale, cime che spuntano nel candore azzurro delle nubi basse come da una nebbia. Ai lati, la montagna ripida e alta, con le erbe ondeggianti e indistinguibili. Poi l’ultimo tratto, ancora più ripido. Il sentiero diviene seghettato e multiforme, le piante montane coi loro fiori colorati spuntano tra le rocce, il sentiero si fa di terra brillante o di grandi brecce affilate sotto il piede, o di improvvisi gradini rocciosi. Il sentiero che guardando in su verso la cima del monte sembra non dover mai finire. Si sale piano e a volte si cerca un appiglio, si afferra una roccia a terra, si confida in un corrimano di legno e si trova l’aria sotto il palmo e si vacilla. Un altro corrimano dondola, qualche pietruzza scivola. Tra le piante alpine, i fiori della cima, il senecione canuto, le campanule, l’arnica che cura, l’aconito che uccide.

Presso il Crocifisso di legno, sulla cima del monte Elmo, qualcuno si siede sulle panche e scalda una bevanda su una fiamma azzurra. In mezzo alla breve spianata c’è acceso un fuoco di tronchi spaccati. La fiamma si muove nel vento del mattino, ancora aspettiamo l’alba. Ad est, l’Austria. Le nubi si fessurano per lasciare spazio ad una cremosa polvere di sole albicocca. Il bagliore corre orizzontale come una lama, i raggi scendono dalle nubi tangibili come l’oro. Sotto, le montagne che spuntano dalle nubi come da un lago bianco. L’aria è algente. Facciamo gruppo attorno al fuoco che si inclina.

La guida ha due spartani samovar di tè caldo e speziato, che distribuisce col sorriso di chi frequenta il luogo da decenni, racconta la storia delle cime e della Grande Guerra. Lontano all’orizzonte, un’altra croce nera sopra un’altra cima, sottile come un tratto di penna, mentre il colore dell’alba cresce nel cielo come un fuoco appassionato. Ad ovest è ancora notte, bioccoli di nubi, greggi bianche che camminano nelle valli come nebbia assonnata. Sulle cime, rocce spaccate, avvolte di nembi. Nell’alba è una preghiera fatta di luce come quella lacrimosa di chi pensa che non peccherà più.

Scendere mi sembra più semplice e rilassante. Tra le piante ricche di colore sebbene manchi il sole del giorno, tra le numerose bande di camenèrio, il farfaraccio, le campanule, ci muoviamo in discesa, avvolti nella luce tremolante, azzurrina e incerta, nel grigiore della primissima rugiada mattutina. Ci dirigiamo verso il Rifugio Monte Elmo, dove il buffet della colazione ci attende su vassoi ellittici di tronchi tagliati in diagonale. Affettati, torta Sacher che faccio appena in tempo a scorgere, succo di limone con lamponi a bagno, succo di mela, cornetti, confetture profumate e molto altro. Nella sala rotonda qualcuno dorme sopraffatto dalla fatica, sotto l’ombrello di legno e vetro l’ambiente è caldo ed accogliente. Davanti a noi si scorge la funivia della discesa.

A San Candido visitiamo il Museo Dolomythos creato da Michael Wachtler, uno studioso di fossili, di minerali e di antiche forme di vita. Nel museo che si trova nella parte inferiore del suo negozio, il ricercatore ci mostra le scoperte dei pionieri che sondarono le rocce delle Dolomiti, a partire da Déodat de Dolomieu, e i fossili che lui stesso ha trovati in varie parti del mondo, corredati da ricostruzioni a colori delle piante e da plastici degli animali preistorici. Importantissima la sua scoperta del più antico squamato fossile noto, la Megachirella wachtleri, fondamentale per ricostruire l’origine degli squamati, gruppo che comprende lucertole e serpenti.

Le tavole a colori che riproducono le piante preistoriche sono opera del ricercatore, che ha impiegato tutta la vita a raccogliere il materiale esposto nel museo. L’ambiente è vasto e di imprescindibile interesse per chi voglia approfondire la geologia e la paleontologia, non solo delle Dolomiti. Nel museo si trova una sezione dedicata all’oro, con cristalli trovati da Michael Wachtler e amici nel 2008. A pochi passi dal museo, degna di nota è una parete con tarsie marmoree bellissime, realizzata con pietre naturali della zona, con figure di animali preistorici, tra cui le libellule e il famoso e inquietante Dunkleosteus.

Le chiese di San Candido sono di grande bellezza. La Parrocchiale di San Michele è una chiesa romanica, che una placca con dati storici afferma essere stata arricchita da volte gotiche nel 1400 circa e adeguata al gusto barocco a metà del 1700. Sulla facciata lesene candide e statue dorate, sul campanile la classica cupoletta a bulbo; all’interno, ad unica navata, il trionfo del marmo lavorato a specchio, dell’ebanisteria e delle dorature.

La severa Collegiata di San Candido, fondata nell’ottavo secolo e successivamente ricostruita in stile romanico tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, si trova nelle adiacenze. La chiesa presenta un esterno con scabre pietre squadrate ed un campanile voluminoso. Attorno, un cimitero con croci in ferro e lapidi marmoree, dentro un prato che sembra un giardino della vita. L’interno è a tre navate. Qui troviamo la pietra a vista nei pilastri polilobati, nelle lesene, nelle partizioni delle campate con volte a crociera. La pianta presenta tre navate absidate ed un transetto. Il claristorio illumina la navata e slancia la struttura verso il cielo. C’è un crocifisso di grande bellezza, un Cristo Re scolpito con una corona svettante in gigli stilizzati, secondo l’iconografia del Christus Triumphans. Interessante anche la cripta, sotto il presbiterio, alla quale si accede varcando inferriate in ferro battuto, dove si trova la scultura lignea di un patrono. Uscendo dal paese, torniamo a Dobbiaco per il concerto di Strauss e Mahler.

Pubblicato in: 
GN40 Anno XVIII 3 agosto 2026
Scheda
Titolo completo: 

45ª edizione delle Settimane Musicali Gustav Mahler 
Dobbiaco/Toblach dall'11 luglio al 5 settembre 2026
"L'inizio"
Centro Culturale Grand Hotel ed altri luoghi sotto le Dolomiti

Alba sul Monte Elmo - Sesto
Partenza con la cabinovia Helmjet Sesto. 
ogni martedì, precisamente dal 4 agosto al 29 settembre 2026.
Gli orari variano in base al progressivo spostamento dell'alba (solitamente tra le 04:00 e le 05:30 del mattino).

Monte Baranci - Parco per famiglie ‘Regno del Gigante Baranci’ - San Candido
Gli orari di apertura sono quelli della seggiovia. Dal 21 giugno al 30 agosto con orario continuato 09:00 - 18:30. Nelle fasce di periodi spalla (dal 31 agosto all'11 ottobre 2026), l'orario anticipa la chiusura alle 17:30.
Gli orari del Funbob sul Monte Baranci a San Candido variano in base al periodo estivo 2026: dalle 09:00 alle 18:30 (fino al 30 agosto), e con l'apertura serale straordinaria "Funbob by night" ogni mercoledì dalle 16:30 alle 22:00.

Museo DoloMythos - San Candido
Il Museo DoloMythos a San Candido è aperto tutti i giorni dalle 08:00 alle 19:00, ma durante i mesi estivi estende l'orario di apertura fino alle 22:30.

Parrocchiale di San Michele - San Candido
Aperta alle visite nel periodo estivo (da giugno a settembre) dal martedì al sabato dalle ore 14:00 alle ore 19:00.

Duomo - Collegiata dei Santi Candido e Corbiniano - San Candido
Aperto alle visite tutti i giorni dalle 08:00 alle 18:00 (con orario esteso fino alle 19:00 nei mesi estivi). Durante la celebrazione delle sante Messe le visite turistiche sono sospese.