Mahler a Dobbiaco. Gli improvvisi di Francesco Tropea al piano

Articolo di: 
Teo Orlando
Photo by Livia Bidoli

Le settimane mahleriane di Dobbiaco hanno la virtù, sempre più rara nelle manifestazioni dedicate alla musica classica, di non essere né monotematiche, né monomediali: infatti, Gustav Mahler non è l'unico musicista di cui vengono eseguiti brani musicali e il programma non prevede solo concerti dal vivo, ma anche conferenze, convegni, installazioni artistiche, escursioni e tutta una serie di appuntamenti culturali così densi da fare del piccola località altoatesina una vera meta culturale di prestigio. In questo contesto ben si inserisce il concerto tenuto da Francesco Tropea il 19 luglio 2025, che ha rappresentato una rara e preziosa occasione per riflettere su una delle forme più alte e al tempo stesso più apparentemente disadorne di esperienza musicale: quella che con il pianoforte sa unire il rigore della composizione alla libertà dell'invenzione.  

Francesco Tropea, trentunenne di origini cosentine, è stato definito dalla stampa del 2024 come “astro nascente nel cielo dei pianisti internazionali”: ha accumulato esperienza concertistica da solista e in formazioni cameristiche in Austria, Bulgaria, Germania, Italia, Giappone, Spagna, Svizzera, esibendosi in rinomate sale, come la Beethovenhaus di Bonn, e in festival internazionali, come il Festival dei due Mondi di Spoleto. Ha conseguito il Diploma di Vecchio Ordinamento e il Diploma Accademico di II Livello di pianoforte presso il Conservatorio di Musica di Cosenza e ha frequentato i Corsi di Perfezionamento di pianoforte e di musica da camera presso la Scuola di Musica di Fiesole e l’Accademia di Musica di Pinerolo. Successivamente ha conseguito il Master of Arts e completato il Corso Postgraduate di pianoforte in Austria presso il Mozarteum di Salisburgo. Attualmente è iscritto al Master in Improvvisazione pianistica presso l’Hochschule für Musik und Darstellende Kunst di Stoccarda e frequenta altresì i corsi di Dottorato in Musicologia presso il Mozarteum di Salisburgo. A nostro parere, il tratto distintivo che più ci ha colpito della sua poliedrica personalità è l'interesse per l’improvvisazione pianistica: peculiarità che nel settore classico è piuttosto rara e che lo ha portato a molti progetti artistici, come recital solistici di improvvisazione e l’improvvisazione di cadenze nei concerti per pianoforte e orchestra. È anche apparso nel film Beethoven X: Das KI-Projekt, in una scena in cui interpreta Ludwig van Beethoven che fantastica in un duello di improvvisazione pianistica.

Il programma si è aperto con la Sonata in re minore BWV 964 di Johann Sebastian Bach: il grande musicista del barocco tedesco è tra i preferiti da Tropea (che ha anche inciso un disco con le sue sonate). In realtà si tratta di una trascrizione per tastiera della Sonata per violino solo BWV 1003. Tropea però, pur suonandola con un classico pianoforte a coda, si mantiene fedele alla filologia musicale non mescola la memoria storica con il gesto personale, sicché la sonata non suona come innaturalmente romantica. Semmai la interpreta come un laboratorio di forme, dando l'ovvio spazio alla libertà interpretativa, sottolineando la pluralità delle voci e la chiarezza del contrappunto. Per certi versi Tropea ha voluto alludere al fatto che tra Bach e Mahler c'è una maggiore continuità di quanto sia disposti a pensare.

La seconda esecuzione del concerto è stata forse quella più originale. Perché Tropea ha osato affrontare, di fronte a un pubblico esigente e tendenzialmente conservatore (e, duole dirlo, meno numeroso che al concerto del giorno prima con la IX sinfonia di Mahler) una sfida che pochi pianisti contemporanei si azzardano a compiere in pubblico: l'improvvisazione, di cui egli è un cultore, benché non sia, come abbiamo prima sottolineato, un pianista jazz. E non una qualsiasi: un'improvvisazione nello stile di Gustav Mahler, su una tonalità per giunta scelta dal pubblico (in questo caso, si è trattato di mi bemolle minore). La sua somigliava a un poema sinfonico per pianoforte o alle trascrizioni beethoveniane di Liszt: si potevano benissimo percepire fantasmi orchestrali, motivi spezzati, danze popolari, echi liederistici. Notevole la sua capacità di passare dall'elegiaco al grottesco e anche di accennare il tono macabro della marcia funebre.

Il terzo brano proposto erano le Études-Tableaux op. 39 n. 6–9 di Sergeij Rachmaninov, brano decisamente tardo-romantico, spesso banco di prova, insieme a brani di Liszt e Alkan, della tecnica virtuosistica. Tropea è riuscito a eseguire questi studi con grande maestria ma senza enfasi retorica:  il n. 6, in la minore, è stato eseguito con un senso di cupa drammaticità, con accordi martellati e linee spezzate che evocano più l'ossessione che la contemplazione. Il n. 7, in do minore, evocava il passo ieratico di una processione antica, con una costruzione architettonica della tensione. Nel n. 8, in re minore, è emersa la vena più malinconica del compositore russo. Invece, nel n. 9, in re maggiore, Tropea si apriva a sprazzi più luminosi.

Ma è la seconda parte del concerto era quella che più il pubblico attendeva. Tropea si è cimentato, con esiti più che soddisfacenti (anche se forse non ai livelli di uno Schiff o di uno Zimerman), niente meno che con la Sonata in si bemolle maggiore D 960 di Franz Schubert, un vertice assoluto del pianismo ottocentesco, comparabile solo alle ultime sonate di Beethoven e ad alcuni brani di Schumann. Non è un caso che sia stata scelta in questo contesto: come la Sinfonia n. IX era quasi il testamento finale di Mahler, così la Sonata D960, scritta poco prima di morire, a soli 31 anni, rappresenta l'epilogo solenne e insieme tristissimo di una tanto breve quanto intensissima carriera musicale, forse perfino più intensa di quella di Mozart, morto a 35 anni: inconsueta anche la durata, quasi 45 minuti, che rappresenta piuttosto lo standard per una sinfonia che per una sonata per pianoforte.

Da molti critici le sonate per pianoforte di Schubert sono considerate il contraltare delle sonate per pianoforte di Beethoven, che morì solo un anno prima del musicista viennese. Ma mentre Beethoven si era prima formato ideologicamente con i valori della Rivoluzione francese e poi si era alimentato delle disillusioni dell’età napoleonica, senza però perdere la fiducia nei valori umanistici e universali del 1789, 
Schubert invece sperimenta la desolazione seguita alla Restaurazione e al Congresso di Vienna, chiudendosi in sé stesso e quasi rifiutando un contatto dialettico con il mondo. Cercò semmai di trasfigurare la sua solitudine in una nostalgia (Sehnsucht) verso l’indeterminato, così tipica dell’anima romantica e di letterati-filosofi come gli Schlegel, Friedrich Hölderlin e Novalis. Ecco perché Theodor W. Adorno ha potuto scrivere che la musica di Schubert risulta “incomparabilmente molto più triste anche dei pezzi più malinconici di Beethoven”. In Beethoven, l’attività compositiva mira “all’intreccio indissolubile di tutto e parte”. In Schubert invece la tristezza “dipenderebbe allora non solo dall’espressione (che è essa stessa una funzione della complessione musicale), ma dalla liberazione del particolare”. Tuttavia, in Schubert prevale il momento negativo, e non quello positivo, perché il dettaglio liberato si presenta allo stesso tempo come qualcosa di abbandonato, isolato e sofferente.

Il primo tempo della Sonata (Molto moderato), con la sua celebre figura del trillo nel registro grave, presenta una struttura armonica tipica della forma sonata, con un rapporto si bemolle maggiore-fa maggiore mediato però dal fa diesis minore nell’esposizione e dal si minore nella riesposizione. Il tema principale dell’esposizione è in forma ternaria e consente di passare a differenti tonalità, che poi si espandono nei successivi tre movimenti (Andante sostenuto, Scherzo: Allegro vivace con delicatezza, Allegro ma non troppo). Nell'Andante sostenuto si è raggiunto forse il vertice emotivo dell'intero concerto: sembrava quasi meditazione sulla morte, sulla perdita, ma anche sulla consolazione. Il suono si faceva qui rarefatto, come sospeso su un abisso.

La coda è composta di due parti, la prima piuttosto quieta e sommessa, che crea un senso di attesa, mentre la seconda è più animata e riesce a dissolvere la tensione finale in movimenti vibrati e agitati, terminando con ottave in fortissimo, quasi con uno sforzo (lo Streben romantico) irrisolto verso l'infinito. Tropea entra con sicurezza dentro la struttura della sonata, che va eseguita senza empiti di passione, ma seguendo e delibando, per così dire, le sottili variazioni cromatiche che ne fanno quasi un Lied cameristico senza parole.

È singolare che nelle classificazioni da manuale spesso Schubert sia classificato come autore del "classicismo viennese" piuttosto che come autore "romantico". Ma come – qualcuno potrebbe dire –, il compositore del Quartetto per archi D810 (La morte e la fanciulla/Der Tod und das Mädchen), che sembra la quintessenza del romanticismo (non solo in musica), non sarebbe più un compositore "romantico". Niente paura: ci ha pensato il suo "collega" Robert Schumann, altro vertice del romanticismo musicale, a includerlo pleno iure nella collezione di saggi nota come La musica romantica. Scrive infatti Schumann: "Se la fecondità è una caratteristica principale del genio, Franz Schubert appartiene ai geni più grandi; egli forse avrebbe messo in musica a poco a poco tutta la letteratura tedesca; e quando Telemann richiede «che un vero compositore dovrebbe poter mettere in musica il passaporto», avrebbe trovato il suo uomo in Schubert. [...] Vi fu un tempo in cui io non parlavo volentieri di Schubert: soltanto di notte potevo raccontare di lui agli alberi ed alle stelle. Chi non fantastica una volta nella vita! Io non pensavo che a lui, rapito da questo nuovo spirito, la cui ricchezza mi sembrava infinita ed incommensurabile, sordo a tutto ciò che gli poteva testimoniare contro. [...] Così Schubert rimarrà sempre il prediletto della gioventù, perché dimostra di possedere ciò ch’essa vuole: un cuore riboccante, pensieri arditi, azione decisa; poi racconta ciò che essa ama di più: delle storie romantiche ed avventure di cavalieri, di fanciulle. Egli mischia a tutto ciò spirito e umorismo, ma non tanto da offuscare il delicato accordo fondamentale. Inoltre mette le ali alla fantasia dell’esecutore come nessun altro compositore, all’infuori di Beethoven, e volentieri ci si lascia allettare da ciò che vi è di facilmente imitabile in parecchie sue caratteristiche, si vorrebbero sviluppare migliaia di pensieri ch’egli ha soltanto leggermente accennato.  [...] Queste sonate possono essere effettivamente gli ultimi suoi lavori. S’egli le abbia scritte nel suo letto di malato o no, non son riuscito a sapere: dalla musica stessa sembra di poter concludere per la prima ipotesi, perché con la triste parola “ultimissime” la fantasia è tutta riempita dal pensiero della vicina dipartita. Comunque, queste sonate mi sembrano spiccatamente differenti dalle altre sue, specialmente per una molto più grande semplicità d’intenzione, per una volontaria rinuncia a brillanti novità in cui egli altra volta si compiaceva, per lo sviluppo di certe generali idee musicali, mentre altra volta sovrapponeva periodo su periodo. Come se ciò non potesse aver mai fine, non fosse mai in imbarazzo per proseguire, corre avanti di pagina in pagina sempre musicale e ricco di canto, interrotto qua e là da singoli sentimenti violenti, ma che presto si calmano nuovamente".

Il pubblico, non numerosissimo, applaude comunque in modo così convinto ed entusiasta che il pianista concede un bis da Chopin e un'ulteriore improvvisazione, suggerita dalla giornalista Livia Bidoli, sulle note do-sol-mi. Conferma dell'alto livello concesso da Tropea, sia per la scelta del programma, sia per la potenza espressiva, di cui attendiamo comunque una maggiore maturazione. Notevole è stata la sua capacità di pensare attraverso il suono, di costruire ponti tra forme e vissuti, tra autori e pubblico.
 

Pubblicato in: 
GN38 Anno XVII 5 agosto 2025
Scheda
Titolo completo: 

Settimane Musicali Gustav Mahler a Dobbiaco

12 luglio - 5 agosto 2025

Direttore artistico Josef Lanz

EUREGIO Kulturzentrum Toblach Dolomiten
41 Via Dolomiti
Dobbiaco, Trentino-Alto Adige, 39034 Italy (Karte)

Gustav Mahler Research Centre Innsbruck / Toblach

Concerto del 19 luglio 2025, Kulturzentrum Grand Hotel, Sala Gustav Mahler

Francesco Tropea, pianoforte

Programma
Johann Sebastian Bach: Sonata in re minore, BWV 964
Francesco Tropea: Improvvisazione su Mahler
Sergeij Rachmaninov: Études-Tableaux, op. 39 n. 6–9
Franz Schubert: Sonata in si bemolle maggiore, D 960