- Articolo di:Giulio Migliorini
‘Dite: non foste mai convalescente/ in un aprile un po’ velato? È vero/ che nulla al mondo, nulla è più soave?’ recitava ‘La passeggiata’ di Gabriele d’Annunzio, ed anche me quest’opera singolare ha beneficato. Pelléas et Mélisande, dramma lirico in cinque atti e dodici quadri di Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck, rappresentato la prima volta il 30 aprile 1902 all’Opéra-Comique di Parigi, va in scena tra il 22 aprile e il 9 maggio 2026 al Teatro alla Scala di Milano per sei rappresentazioni. Assisto alla seconda, domenica 26 aprile alle ore 14:30. L’Orchestra della Scala è diretta da Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci.
Mahler a Dobbiaco. La Nona, dimensione della Trascendenza
Sono cominciate il 12 luglio scorso le Settimane Musicali Gustav Mahler a Dobbiaco – Toblach in tedesco – intitolate, per la 45° edizione, Una festa per i sensi. Proseguiranno fino al 5 agosto 2025 presso il Grand Hotel di Dobbiaco (dove il grande compositore spesso soggiornava) che si trova nella Regione Dolomitica Tre Cime (Drei Zinnen).
Le Settimane Musicali Gustav Mahler sono un'istituzione fin dal 1981, come ci racconta il suo Direttore artistico Josef Lanz in occasione del primo concerto che abbiamo seguito il 18 agosto, alle 18, presso la magnifica cornice lignea dell'Auditorium intitolato al grande compositore austriaco, che ha trascorso le estati dal 1908 al 1910 a Dobbiaco.
Fondate in occasione del 70° anniversario della morte di Mahler, sono diventate un'istituzione internazionale in un luogo unico di pace e silenzio dedicato alla riflessione sulla musica ed alla sua esperienza più compiuta.
Il programma è straordinario come lo è stato il primo concerto del 18 luglio nella Sala Gustav Mahler del Grand Hotel Centro Culturale Gustav Mahler di Dobbiaco con l'Orchestra filarmonica di Jena (Jenaer Philharmonie), diretta da Simon Gaudenz, che ha eseguito l'ultima sinfonia da Mahler composta nella sua interezza, ovvero la Nona. Della sua ultimissima sinfonia, la Decima, esiste solo un movimenrto, l'Adagio. In un tempo tanto distante, l'11 novembre 2011, ho avuto la felice occasione di ascoltarla eseguita da Valery Gergiev con la sua Orchestra del Teatro Marinskij di San Pietroburgo a Santa Cecilia. Da annotare la ricostruzione del 2000 di Rudolph Barshai, spentosi nel 2010 (1924-2010) e fondatore del Quartetto Borodin: qui trovate l'edizione in cd e qui potete anche ascoltarla. Per un approfondimento sulle versioni di Deryk Cooke potete riferirvi qui (in inglese).
Lo stesso viaggio per Dobbiaco è un viaggio piuttosto estenuante tra treni e bus, coi lavori in corso per la costruzione di un ponte che faciliterà i collegamenti tra Bolzano, Brunico, Bressanone e Dobbiaco. Mi piace immaginare che somigli al lunghissimo tragitto che Mahler faceva ad inizio Novecento.
In ogni caso, giungere in questa località dove soggiornava l'imperatore e dove per l'ultimo lustro della sua vita ha composto Gustav Mahler è un'esperienza di assoluta purezza. Limpida l'aria e linda la musica da qualsiasi corruzione. Ed è questo che si esperisce la prima sera del primo concerto con la penultima sinfonia di Gustav Mahler, quella conclusa nella sua interezza, ovvero la Nona sinfonia.
La Filarmonica di Jena ha dato vita ad un concerto indimenticabile, ed ognuna delle parti soliste nell'orchestra è stata ispirata e ha comunicato al pubblico l'assoluta trascendenza sacrale, eppure atea, della Nona Sinfonia. Può sembrare un una dichiarazione ossimorica, chiamare la Nona atea e sacra allo stesso tempo, eppure non lo è; e chi l'ha esperita fra il pubblico nei suoi nessi profondi con il tempo, sa che in questo risiede l'autenticità di quest'ultima sinfonia, se si intende come ultima quella completata, e non la Decima di cui è stato scritto un solo movimento, l'Adagio sovracitato.
Pensare alla concretizzazione della fine di un'epoca, di un secolo, e l'inizio di un altro a pochi lustri da un conflitto imminente e sempre in dormiveglia, è quasi al di là dell'umano. Nietzsche sicuramente avrebbe apprezzato questa nozione di tempo al di là del tempo, secondo la concezione del suo "eterno ritorno", come ha ben descritto Remo Bodei nel suo libro Piramidi di tempo (Il mulino, 2006).
Ci fa da ancella per questo la poesia di Dante Gabriel Rossetti, Sudden Light (1853-54, pubblicata nel 1863), ossia Luce improvvisa:
Sono già stato qui,
Ma quando o come non saprei dire
Conosco l’erba oltre la porta,
il dolce odore pungente
Un suono, come un singhiozzo,
Luci attorno alla baia.
(Trad. mia).
I have been here before,
But when or how I cannot tell:
I know the grass beyond the door,
The sweet keen smell,
The sighing sound, the lights around the shore.
Ruota tutta intorno al concetto di Erinnerung e di Nostalgia, il dipanarsi dei quattro movimenti della Nona Sinfonia: sia in senso romantico e quindi sublime, sia nel senso del melanconico voltarsi indietro ripercorrendo l'intera propria vita, i momenti bui ed il dramma della perdita delle due prime figlie. La Nona venne scritta nella Casetta di composizione, in mezzo al bosco, che Mahler si era fatto costruire con nun recinto per difendersi dai "disturbatori" eventuali.
Inoltre io ho citato la poesia di Rossetti perchè è unita al dramma mahleriano del come approcciarsi e dipingere la morte, la Trauermarsch che sentiamo sempre insinuarsi in ogni sua composizione, spesso in modo graffiante e grottesco, da farci ricordare le marcette di Shostakovich. Rossetti seppellì Sudden Light con la moglie Elizabeth Siddal, morta suicida, e la disseppellì anni dopo. Il procedimento di Mahler dipana lo stesso metodo nella musica, intensificandolo nell'ultimo movimento della Nona, l'Adagio, (nel link trovate Claudio Abbado con la Gustav Mahler Jugendorchester che la esegue a Santa Cecilia a Roma, il 6 febbraio 2015, un concerto che ho seguito).
Chiaramente questo processo è presente anche in altre sue composizioni scritte nel soggiorno a Dobbiaco (e non solo): Das Lied von der Erde (La Canzone della Terra) e l'unico movimento della Decima. Mahler aveva scelto di affittare prima una villa privata vicina al Grand Hotel e poi in quella che chiamarono Villa Mahler o Mahler Stube (oggi è un piccolo museo dedicato al compositore), cenando spesso al Grand Hotel Toblach, dove incontrava altri ospiti.
Nella Casetta di Mahler siamo stati accompagnati il 20 luglio in una mattina tra sole e riverbero: lì ci attendeva una graziosa e talentuosa arpista, Isabel Goller che, in collaborazione con la Südtirol Filarmonica di Bolzano, ha tenuto un lungo concerto per arpa con brani di Einaudi (Tra due alberi); una Fantasia in do minore di Louis Spohr; un tango di Astor Piazzolla (La muerte del ángel); la serenata Ständchen da Schwanengesang D957 di Schubert; un altro brano celebre di Einaudi, Nuvole bianche, e per ultimo Gerschwin, Bidin' the Time, con scrosci di applausi di un pubblico seduto o disteso tra le nuvole accese di bianco tra le Dolomiti.
Per tornare al concerto del 18 luglio, e all'ultimo e struggente movimento della Nona Sinfonia, l'Adagio (Molto lento e ancora ritenuto), questo appare il testamento spirituale per il Mondo, ove l'impulso sacrale rimane attraversato dalla consapevolezza o dalla premonizione per uno sfaldamento che sta per avverarsi. Chronos viene raffigurato come una gigantica quanto crudele falciatrice di anime: salvezza solo per chi si protenderà, durante il tormento, verso la dimesione della trascendenza.
Del resto, come ebbe a rilevare Arnold Schönberg in una commemorazione di Mahler tenuta a Praga il 12 marzo 1912, "la Nona sinfonia è davvero straordinaria. In essa l'autore non parla più come soggetto. Sembra quasi che in quest'opera ci sia un altro autore, nascosto, che ha usato Mahler soltanto come portavoce. Quest'opera non è più in tono soggettivo. È come se riportasse constatazioni obiettive, quasi senza sentimento, di una bellezza che saprà notare soltanto colui che è in grado di rinunciare al calore animale e si trova a proprio agio nella freschezza dello spirito. Come nel caso di Beethoven e Bruckner, sapremo molto poco del messaggio della sua Decima, di cui, come in Beethoven, rimangono soltanto abbozzi. Sembra che la Nona sia un limite; chi vuole superarlo deve andarsene. Sembra quasi che nella Decima possa venirci detto qualcosa che ancora non possiamo sapere, per la quale non siamo ancora maturi. Coloro che hanno scritto una Nona si trovavano troppo vicini all'aldilà. Forse sarebbero risolti gli enigmi di questo mondo se uno di quelli che sanno scrivesse la Decima. Ma questo non deve essere. Dobbiamo continuare a rimanere in un'oscurità illuminata soltanto saltuariamente dalla luce del genio. Dobbiamo ancora lottare e combattere, bramare e desiderare, e ancora dovrà esserci negato di vedere questa luce, fintanto che ci resta vicina. Dobbiamo rimanere ciechi fino a quando non avremo acquisito occhi, occhi che vedono il futuro, occhi che oltrepassano il sensibile, che è soltanto un simbolo, per penetrare nel soprasensibile. La nostra anima deve essere quest'occhio. Noi abbiamo un compito: conquistarci un'anima immortale. Ci è stata promessa. La possediamo già nel futuro, dobbiamo fare in modo che questo futuro diventi il nostro preseme, dobbiamo cercare di vivere solamente in questo futuro, e non in un presente che è soltanto un simbolo e perciò è inadeguato, come ogni simbolo.È questa l'essenza del genio: essere questo futuro".
E così, l'incipit della serata, con l'Enigma mahleriano di Andrea Lorenz Scartazzini, cui la Nona è seguita senza soluzione di continuità, ci riconduce, come un nastro di Möbius musicale, su tre note che suonano l'epitaffio, che però ci pare morbidamente sinuoso, come recita Rainer Maria Rilke nei Sonetti ad Orfeo:
Solo nel doppio regno le voci si fanno eterne e dolci.
(Tratto da Die Sonette an Orpheus, Erster Teil (1922) Testo orig. Erst in dem Doppelbereich/werden die Stimmen/ewig und mild. Trad. mia).



