Mantova. Biblioteca Teresiana. La Babele di Giorgio Milani

Articolo di: 
Giulio Migliorini
Kafka - Il Processo

Babele è molteplicità di linguaggi e culture, complessità delle relazioni nel mondo contemporaneo. La mostra è nata per la Biblioteca Teresiana di Mantova, anche in occasione degli 80 anni di Giorgio Milani (27 settembre 2026). L'Artista ha lavorato presso importanti sedi italiane ed estere utilizzando pittura e scultura e avvalendosi di materiali diversi, come l’acciaio, il legno, il calcestruzzo, utilizzandone abilmente le peculiarità per trasmettere la parola e il segno grafico, per portare messaggi nel contemporaneo. Dopo il Vernissage del 26 giugno 2026, la mostra ‘Babele’ sarà ospitata tra le mura della Teresiana fino al 19 settembre 2026.

Il fronte di piazza Dante della Biblioteca Teresiana, accanto al Liceo Classico, guarda negli occhi la statua bronzea del sommo Poeta - opera ottocentesca dal basamento in marmo rosa - con i suoi finestroni ad arco dalle intelaiature importanti, col portale fra le lesene corinzie, coronato dal frontone spezzato e dal trigramma del Salvatore, affiancato dal ritratto dolente di Roberto Ardigò, con la sua lunga barba stanca, con gli occhi che sprofondano nel cranio.

A dialogare con Dante, nell’atrio, anche un’opera di Giorgio Milani, una semisfera bianca completata dalla sua immagine su acciaio specchiante, coperta di lettere in alluminio bianco dal volume sottile, tratteggiata dalle piccole ombre di gambe e piedi tipografici, tra le quali ammiccano le fessure nere del guscio fatto a spicchi, la parte artigianale che risiede appena dietro il concetto della creazione artistica. Il titolo è Rifugio, e l’opera è del 2026. La parola Rifugio è approfondita dai relatori durante la breve conferenza: la Biblioteca secondo la curatrice e direttrice Francesca Ferrari è ‘rifugio contro l’iper-informazione’, e secondo l’assessore Giovanni Buvoli, coordinatore della Giunta Comunale, è il ‘luogo sicuro’ nel tempo dell’informazione impazzita. Il prorettore della sede di Mantova del Politecnico di Milano, Davide del Curto, (parte della mostra è stata costruita con l’aiuto del Politecnico) aggiunge che la Biblioteca è il luogo dal quale ‘si esce meglio di quando si era entrati’ e dove ‘si spegne la connessione’, e ‘si pensa una cosa alla volta’.

Oltre il vetro della porta, che mette nella profonda galleria bagnata dalla luce calda di giugno, sotto alle volte a crociera, assieme al Memoriale della Shoah, troviamo sculture e opere pittoriche dell’artista, siamo di fronte al gioco della materia, alle textures, al sovrapporsi di caratteri tipografici impressi su tele candide (Sindone, 2024, polvere di grafite colorata su carta intelata). Il Memoriale continua nel ricettacolo rettangolare come un letto o un sepolcro, dove i nomi di ebrei mantovani sono posti sulla costa di libri inaccessibili, forse quelli delle loro vite. Accanto, come su altre pagine, aperte, larghe, alte, i caratteri tipografici, e la magia dell’oriente nell’oro dei draghi e nel verde oblioso della giada (Opera aperta fra Oriente e Occidente, 2010, assemblaggio di fregi e caratteri tipografici di legno, pietre dure, cliché di zinco, bronzo e frammenti antichi, cm 240x220). La figura è solenne, e slanciata nei suoi angoli acuti come a raccogliere l’istante dell’apertura di un libro, forse quello dell’infanzia, serrando il gesto nel semplice dittico, che ha la sacralità del Medioevo.

Nel vestibolo delle sale Teresiane troviamo i ritratti di illustri uomini del passato e un busto in gesso che ritrae ancora l’Ardigò, oltre a un importante ritratto del filosofo morto a Mantova nel 1920. Accanto a queste opere, i cilindri delle torri di Gutenberg, a lettere, a gruppi nella loro purezza e compiutezza geometrica, con la luce tattile dei caratteri tipografici inseriti con sapienza compositiva e gusto formale, qualche colore occhieggiante nella geometria delle lettere: opere da attraversare. L’uso degli specchi permette ad alcuni di questi manufatti di raddoppiare, e possiamo vedere il rilievo delle lettere da angolazioni diverse, assaporare lo scavo, l’oscurità e la nobiltà dell’inchiostro, e percepire quasi il profumo del legno. L’esperienza è multisensoriale. L’Artista inserisce i caratteri tipografici nella purezza euclidea dei solidi per ridare loro vita. I caratteri che un tempo generarono conoscenza, diventano ora composizione tipografica.

Le opere di piccole dimensioni custodite nelle teche di legno e vetro, assieme ad alcune pubblicazioni dell’artista, sono un passaggio attraverso esperienze, la resa volumetrica di nomi e pensieri. Geniale è la presa di Non c’è rosa senza spine, dove nel rettangolo dell’opera, dentro il perimetro misurato dalle venature levigate delle essenze lignee, rettangoli di legno giustapposti, e sotto alla scritta speculare Rosa, in carattere floreale, si trova come in un giardino chiuso l’eredità del fiore, la sorpresa delle spine fulve, di cui la mente corre al gesto del raccogliere e dell'incollare. Tale atto concentra l’essenziale nel recinto, strappa il fiore allo scorrere del tempo.

L’opera ‘trattenere il desiderio’, è la parola DESIDERIO stretta da un morsetto. I caratteri tipografici sono alti come a significare la forza che stringe, che tiene gli spessori in perfetta adesione. L’opera ‘Baci’, con la ripetizione del quadrato tre volte tripartito, richiama la gioiosa matericità delle labbra che danno un bacio. La materia lignea è scavata con semplicità e grande bellezza, viene alla mente la tipografia come bacio tra la carta e l’inchiostro.

Alcuni importanti pezzi a stampa della Teresiana, spiega la Direttrice delle biblioteche mantovane Francesca Ferrari, sono inseriti nella mostra come capisaldi del dialogo tra l’antico e il contemporaneo, ad esempio le Cronache di Norimberga stampato nel 1493, che troviamo entrando nella prima sala Teresiana. Il libro è aperto in corrispondenza della xilografia della città di Magonza, omaggio a Gutemberg come i gruppi di torri cilindriche del Vestibolo.

Dentro la sala, sulla destra, un gruppo di lettere tipografiche accostate su alte aste, con piccoli basamenti d’acciaio rettangolare: Alfabeti, del 2025. Poi una Babele, una torre conica sopra un basamento elegante in tondini d’acciaio saldati, di cui il Maestro sollevando la parte superiore mi mostra la sezione trasversale. Dentro, la cavità della torre rastremata, la sapienza costruttiva della parte portante, la nobiltà delle venature del legno strutturale. Fuori, i caratteri tipografici in legno scuro inchiostrato, che alla base vengono meno a causa del tempo che deve ancora passare, perché come mi spiega Giorgio Milani, La Babele avanza con il tempo, ‘è sempre in evoluzione e si moltiplica continuamente’. L’Artista parlando della Babele della comunicazione e dell’incertezza delle notizie al tempo dell’AI, si chiede durante la conferenza quali siano i Rifugi ‘sotto i bombardamenti mediatici che stiamo subendo’, e vede moltiplicarsi sui tavoli a specchio dell’allestimento sia i problemi delle Babeli che le soluzioni delle Biblioteche.

All’interno della grande sala, tra le pareti coperte di libri nelle alte scaffalature contrassegnate da lettere e numeri dorati, nell’ambra delle cornici, sotto le volte lunettate, sotto i lampadari di vetro grandiosi, le opere dell’artista poste ad altezza di tavolo costruiscono un gioco prospettico notevole, posate su specchi che ne raddoppiano il volume e ne completano la fruizione. Per questo la mostra di sculture ha carattere quasi fotografico, l’occhio si sofferma in mille modi all’interno degli spazi ricchi di oggetti. A destra, le Babeli Globali, sfere sapientemente tassellate di lettere, dove si notano le geometrie dei ricoprimenti, l’urgenza della costruzione tridimensionale, geometrica, imprevedibile, frutto del pensiero e dell’idea. Si immagina il gesto dell’incassare la forma per ottenere la perfezione della geometria, quasi direi dell’incastonare. Le sfere, nella doppia curvatura dei volumi, rappresentano il mondo, sono fisse sugli specchi nella loro instabilità. Le ombre ellittiche cadono dalle curve sulle superfici, aderendo ai piani con sintesi e forza tridimensionale. Il calibro delle commessure dei caratteri caratterizza ogni sfera, ora largo, ora quasi invisibile.

Per il curatore Massimo Ferrari, che ha partecipato alla breve conferenza introduttiva, i caratteri tipografici sono sequenze di parole che non riusciamo ancora a leggere perché non le comprendiamo ancora (citazione di Henry Miller, che scriveva ‘Confusione è una parola inventata per indicare un ordine che non si capisce’). Le Babeli, continua Ferrari, esprimono la ‘continua incapacità del nostro mondo di dialogare’, esse, accanto ai mappamondi di Vincenzo Maria Coronelli, nelle sale, raccontano un mondo di lingue che ancora non riescono a parlarsi.

Sui tavoli di sinistra, altre Babeli e Mini Babeli. Nella costruzione di questi edifici spigolosi, per aggiunta di lettere, accostamento e sovrapposizione, si coglie la bellezza del dettaglio, la levigatezza e l’imprevedibile dei volumi. La Babele insanguinata mi fa pensare al sangue che sprizza dal desiderio di sapere, al sangue sparso dagli uomini che hanno studiato senza paura, mentre il Potere li voleva ignoranti e li ostacolava. Si tratta di 'La Babele dei popoli che sfocia nel sangue dei conflitti', 2008, assemblaggio di caratteri tipografici di legno e smalto.

La seconda Teresiana è la sala dedicata ai Poetari, opere plastiche con la forma di libri aperti, nati da esperienze letterarie. Qui, sulla destra, il Libro bianco (2026, assemblaggio di caratteri in acciaio su struttura metallica) è offerto inclinato alla lettura, con le lettere bianche che coprono le pagine, raccolte per gravità alla base della piega centrale, e altre lettere cadute a terra. Vi è poi un libro dai caratteri bruciati (Libro poetarlo carbonizzato, 2013) - riferimento a momenti difficili della storia. Altri Poetari aperti hanno i caratteri tipografici in vista, come fogli tridimensionali che sembra attendano una pressione tipografica. Ognuno di questi dittici è dedicato ad un‘opera letteraria. I titoli sono in italiano.

Nel Processo di Kafka (2005, assemblaggio di caratteri di legno su cassetto tipografico) la mente ricongiunge le lettere rosse che danno il nome dell’autore e dell’opera. La stampa, in questi manufatti di tipografia, avviene nella testa di chi osserva, essa è la ricostruzione del significato e il ricordo dell’esperienza artistica. Altrove c’è il verde, c’è la complessità della linea inclinata, del carattere corsivo, sembra di tornare all’infanzia, ai sussidiari, agli esercizi di scrittura (Hölderin, Hyperion, 2005, assemblaggio di caratteri tipografici di legno su struttura metallica). È appassionante rilevare come l’unità delle fughe dei caratteri si spezzi sulle curve delle pagine aperte, presso la piega centrale di alcuni Poetari, dove le spaccature cuneiformi narrano dell’impossibilità di coesistere per la forma perpendicolare e quella curva.

Le opere tridimensionali dell’artista sono legate a doppio filo con i libri a stampa qui raccolti. Accanto ai Poetari, si trovano altri libri antichi, tra cui quello di calligrafia recentemente acquisito dalla Biblioteca, stampato a Roma nel 1550 da Antonio Baldo di Asola, che la curatrice Ferrari spiega essere stato parte della biblioteca dei Gonzaga. Negli scaffali, tra i libri, a guisa di tarsie posano frontespizi di opere letterarie in legno, che Massimo Ferrari descrive come ‘libretti fatti da Giorgio con dei caratteri tipografici’.

Uscendo, percorro la scala elicoidale e attraverso la galleria, scorgo le indicazioni d’entrata per i ragazzi del Classico che hanno l’esame, penetro nella piazza e nella calura di inizio estate. Ringrazio Giorgio Milani per il suo impegno ad eternare la poesia e il libro, salvando dalla piattezza il nostro passaggio nel quotidiano.

Pubblicato in: 
GN36 Anno XVIII 7 luglio 2026
Scheda
Titolo completo: 

GIORGIO MILANI - BABELE
Biblioteca Teresiana, Mantova 

dal 27 giugno al 19 settembre 2026
a cura di 
Francesca Ferrari, Massimo Ferrari, Claudia Tinazzi 
con Annalucia D'Erchia, Daniela Mori
progetto di allestimento 
Massimo Ferrari, Claudia Tinazzi, 
Daniela Mori, Annalucia D'Erchia
fotografie 
Fausto Mazza
E'nt Graphic S.r.l.
allestimento tecnico 
Guglielmettilnterior GSF 
di Schiavi Srl 
Centro Design Piacenza
Comunicazione CLP1968
Catalogo Letteraventidue Edizioni

Si ringrazia 
Betta Casella, Gianluca Schiavi,
Roberto Guglielmetti, Marco Vegezzi