- Articolo di:Teo Orlando
Il concerto che la IUC ha ospitato martedì 31 marzo 2026 nell’Aula Magna della Sapienza, affidato a Veronika Eberle e Dénes Várjon, aveva un disegno programmatico di rara intelligenza: due rapsodie di Bartók, alternate a due sonate di Ludwig van Beethoven e di César Franck, con una disposizione quasi a "canone inverso": ossia, la prima rapsodia di Bartók viene posta all'inizio, a introdurre Beethoven, mentre la seconda a metà, come preludio simbolico a Franck. Simbolicamente, costituiscono, le quattro composizioni, una piccola storia del duo per violino e pianoforte fra Vienna, Budapest e Parigi: dalla Rapsodia n. 2 BB 96a SZ 89 di Bartók si passava alla Sonata op. 47 “A Kreutzer” di Beethoven; dopo l’intervallo, era il turmo della Rapsodia n. 1 BB 94a SZ 86 e della Sonata in la maggiore di César Franck.
Mercati di Traiano. Brâncuși e l’Infinito
A Roma i Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali ospiteranno fino al 19 luglio 2026, la mostra Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito, curata da Erwin Kessler, direttore del Museo Nazionale d’Arte della Romania. L’esposizione celebra una delle figure fondatrici della scultura moderna in occasione del 150° anniversario della sua nascita (1876 – 1957). La mostra si svolge nell’ambito del programma bilaterale dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, elaborato e promosso dall’Ambasciata di Romania in Italia e realizzato con il sostegno dei Ministeri della Cultura e dei Ministeri degli Affari Esteri romeni e italiani e sotto l’Alto Patronato dei Presidenti dei due Paesi.
Constantin Brâncuși nacque in una famiglia contadina dell’Oltenia, una zona dove, si praticava l’intaglio ligneo astratto e geometrico per la decorazione dei pilastrini, che servivano a sostenere i porticati. Dopo la scuola elementare la famiglia si trasferì a Craiova, capoluogo dell’Oltenia, là Brâncuși lavorò e studiò per quasi 9 anni consecutivi. Fu borsista alla Scuola delle arti e dei mestieri nel dipartimento dell’intaglio del legno, ma seguì anche corsi di lavorazione dei metalli. Proseguì poi la sua formazione iscrivendosi alla Scuola di Belle Arti di Bucarest, la più prestigiosa della Romania, dove, come in tutte le accademie europee, lo studio era incentrato sulla rappresentazione del corpo umano. L’artigianato e l’intaglio del legno, però, non facevano parte degli insegnamenti dei corsi avanzati.
Sotto l’insegnamento di Ion Georgescu e Vladimir Egel studiò l’arte classica e accademica fino al 1902, realizzando opere che seguivano questo indirizzo. Dopo il diploma e 7 anni di formazione continua in Romania chiese una borsa di studio per l’Italia, ma la sua domanda fu respinta. Il curatore Erwin Kessler, durante la presentazione alla stampa, si è chiesto come si sarebbe evoluta la sua arte se avesse avuto la passibilità di confrontarsi con la scultura a Roma considerata meta ineludibile in quel periodo. Pensa anche che grazie alla sua abilità e curiosità la sua arte avrebbe avuto esiti radicalmente diversi da quelli che realizzò a Parigi a contatto con le avanguardie. Brâncuși arrivò a Parigi nel 1904 e apparve inizialmente come un artista in carriera più che un rivoluzionario di avanguardia, ma l’artista invece di limitarsi a esercitare il suo modernismo accademico si reinventò come radicale e primitivo.
Nella Grande Aula dei Mercati di Traiano è esposta La preghiera, una opera in bronzo del 1907, realizzata per un monumento funerario e proveniente dal Museo Nazionale di Arte della Romania di Bucarest. La Preghiera rappresenta una donna inginocchiata con un solo braccio, per la fruizione di questa scultura che comunica un intenso senso di religiosità la collocazione è ideale per lo spazio e la luce. Inoltre nella scelta dei Mercati di Traiano si è voluto evidenziare il rapporto storico tra Roma e la Romania, che fu la Dacia conquistata da Traiano, in quanto le opere esposte dialogano con i reperti romani del museo. La Preghiera fu esposta per la prima volta a Parigi nel 1910 e influenzò lo sviluppo o della scultura modernista ed espressionista, Modigliani, che ebbe stretti rapporti di amicizia con Brâncuși, e Lehmbruck ne sono un esempio.
La mostra prosegue in alcuni ambienti adiacenti alla Grande Aula, dove però l’illuminazione non sufficiente rende scomoda la lettura dei pannelli esplicativi, in questi ambienti sono esposte una decina di sculture (in bronzo, pietra, marmo) e un disegno di nudo femminile, oltre a una serie di pilastrini intagliati nel legno di quercia, con forme di rombi o cubi sovrapposti o con varie torsioni, realizzati da anonimi artigiani per decorare i porticati delle loro abitazioni in Oltenia. Questa scelta espositiva sottolinea le due formazioni divergenti ma complementari: la prima, rumena, arcaica e simbolica, caratterizzata da una espressione geometrica e sintetica legata alla tradizione contadina dell’intaglio di Gorsh sua terra di origine, la scultura a taglio diretto; la seconda, classica, in argilla o in pietra.
La pratica tradizionale dell’intaglio, l’uso della “taille directe” del legno da parte degli artigiani locali influenzò il suo metodo di lavoro nell’inventare, scoprire e sviluppare la forma dell’opera direttamente dal blocco di legno o di pietra, l’opera finale così conserva ancora il segno del lavoro dell’artista. Un metodo di lavoro profondamente diverso dallo scultore del XIX secolo, che usualmente è solo l’ideatore e affida l’esecuzione materiale ad altri sulla base di disegni e progetti. Brâncuși rafforzò così l’aura di autenticità intuitiva peculiare dell’avanguardia, un metodo e una visione estetica che trasmise anche ad Amedeo Modigliani, suo caro amico e collaboratore italiano negli anni a Montmartre.
Nella prima sala sono esposti alcuni pilastrini intagliati nel legno di quercia da anonimi artigiani per decorare i porticati delle loro abitazioni in Oltenia, tra le forme tradizionali, la colonna modulare dalle scanalature a spirale (torsade), fu il punto di partenza per la Colonna infinita di Brâncuși, visibile in un fotomontaggio dove sono presenti simboli allusivi di idee esoterico-filosofiche dell’Infinito senza un centro, né un inizio, né una fine. Nello stesso ambiente la Sedia della serie del Tavolo del silenzio, che insieme alla Colonna infinita e alla Porta del Bacio, di cui in mostra c’è il modello di gesso, sono parte del complesso monumentale di Târgu-Jiu, dedicato alla memoria dei soldati caduti in difesa della città dall’invasione dell’esercito tedesco nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale. Complesso che rischiò di essere demolito, quando Brâncuși fu accusato di essere esponente del “formalismo borghese cosmopolita”, il complesso si salvò ma cadde in rovina. La riabilitazione dell’artista nel 1964 ne consentì la conservazione.
Nel percorso successivo sono esposti il disegno, inchiostro a penna su carta, del Nudo femminile, proveniente dal Museo Nazionale d’Arte della Romania, del Museo d’Arte Nazionale di Craiova è il Frammento di torso, mezza Coscia (1909–1910), ispirata alla scultura in marmo, ideato come frammento di una Venere antica. Dal Museo Nazionale d’Arte della Romania provengono La Danaide, un grezzo non finito in pietra di Vratsa e l’astratto Prometeo (Testa di bambino) in gesso. Sono in esposizione anche altre due interessanti opere in bronzo: la Testa di bambino del Museo Nazionale d’Arte della Romania e particolarmente Mademoiselle Pogany, nella versione del 1912, proveniente dal Museo d’Arte Nazionale di Craiova. Margit Pogany, modella e artista ungherese, posò alcune volte per lo scultore mentre era a Parigi per studiare tra il 1910 e il 1911. Poco dopo il suo ritorno in Ungheria, Brâncuși scolpì a memoria un ritratto in marmo di Mademoiselle Pogany, per poi ricavarne uno stampo in gesso da cui fuse altre quattro versioni, tra cui questa in bronzo. Il soggetto si discosta significativamente dalla ritrattistica convenzionale ed è rappresentato attraverso forme altamente stilizzate e semplificate con grandi occhi a mandorla sovrastano il volto ovale.
Questa opera è profondamente significativa del percorso artistico di Brâncuși, che come sottolineato dal curatore Erwin Kessler nella presentazione, nell’’esposizione da lui ideata ricostruisce il percorso che condusse Brâncuși dalla figurazione simbolica e realista a una sintesi modernista basata sulla semplificazione estrema e sull’archetipo astratto. L’interesse per il mito, l’arcaicità e il frammento classico si intrecciano con una progressiva tensione verso forme pure così Brâncuși fuse due tradizioni apparentemente opposte: quella arcaica romena e quella classica romana, in una visione radicalmente nuova della scultura, anticipando una concezione moderna dello spazio, del tempo e della forma come espressioni essenziali dell’infinito.
L’organizzazione è a cura della Sovrintendenza Capitolina con l’Ambasciata di Romania nella Repubblica Italiana e il Museo Nazionale d’Arte della Romania, si avvale del partenariato con il Museo d’Arte Nazionale di Craiova e il Museo Distrettuale Gorj “Alexandru Ștefulescu”, oltre al supporto tecnico di Civita Mostre e Musei Spa e Zètema Progetto Cultura.




