Museo Ara Pacis. Impressioni in colore da Detroit

Articolo di: 
Daniela Puggioni
Wassily Kandinsky

Il Museo dell’Ara Pacis ospiterà fino 3 maggio 2026, la mostra Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts, l’esposizione è curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi. È promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.

La mostra offre diversi motivi di interesse, le cinquantadue opere scelte dai curatori, in prestito all’Ara Pacis dal Detroit Institute of Arts, sono di notevole qualità artistica oltre a narrare un periodo di straordinario interesse per la ricchezza creativa delle avanguardie che si svilupparono tra la metà dell’ottocento e gli anni venti del XIX secolo.

I curatori hanno anche evidenziato la differenza tra i musei europei e quelli statunitensi che nascono grazie all’iniziativa privata di abbienti imprenditori e filantropi con intenti pedagogici. Un esempio è dato dall’espansione economica di Detroit, dove nel 1896 Henry Ford e Alexander Winton cominciano la loro ascesa nel campo automobilistico. Un modello di come sia l’industria sia la finanza, a cominciare da J. Pierpoint Morgan, fornirono quei mezzi che consentirono ai musei statunitensi di entrare in competizione spesso vincente con i collezionisti europei nell’acquisto delle opere. 

Wilhelm Reinhold Valentiner, storico dell’arte tedesco arrivato negli Stati Uniti nel 1908, è stato una figura chiave, come consulente dal 1921 e direttore dal 1924 al 1945 del Detroit Institute of Arts, trasformandolo in una delle istituzioni più dinamiche del Paese. Grazie anche al periodo che Valentiner trascorse in Germania tra la Prima Guerra mondiale e la Repubblica di Weimar si deve la presenza della straordinaria collezione di artisti espressionisti nelle collezioni dei più facoltosi industriali del Michigan, nonché nel Detroit Institute of Art. Molte delle opere in mostra provengono proprio dagli acquisti di quegli anni o entrarono a far parte della collezione del Museo grazie al lascito di Robert H. Tannahill, uno dei collezionisti di Detroit da guidati da Valentiner.

Queste informazioni sono poste alla fine della mostra mentre a nostro avviso avrebbero dovuto fare da introduzione in quanto l’esposizione ha al centro proprio un panorama delle scelte e la varietà delle opere in esposizione più che un autore o una avanguardia artistica. L’esposizione è articolata in quattro sezioni, l’allestimento è chiaro, le opere sono poste su un fondo grigio perla, l’illuminazione è studiata con cura, la disposizione ariosa e la comoda leggibilità dei cartellini e dei pannelli permette di fruirle comodamente.

La prima sezione è dedicata agli Impressionisti, c’è la pittura più convenzionale come Scena di caffè a Parigi (1877) di Henri Gervaix, contrapposta alla pensosa Donna in poltrona,(1874) che Pierre-Auguste Renoir delinea con rapide pennellate e calibrando i contrasti cromatici. e il Ritratto di donna (1877) di Edgar Degas, due ritratti che illustrano modi differenti di concepire la composizione i colori e la luce.

Il Post-Impressionismo termine coniato nel 1910 dal critico inglese Roger Fry trova in mostra vari esempi nella seconda parte, come La chiesa di Moret dopo la pioggia (1894) di Alfred Sisley, nel quadro non c’è la dissoluzione della forma nella luce e l’edificio mantiene la sua dimensione, mentre ne Il sentiero (1889) di Camille Pissarro si nota una sperimentazione nello studio della luce e del colore affine al Puntinismo di Georges Seurat. Con Paul Cézanne c’è un ritorno alle forme definite, nei Bagnanti (1879-80) e nella Montagna Sainte-Victoire (1904-1906), i colori sono sfumati dalla luce.

Negli anni '90 dell'Ottocento, influenzato da Paul Gauguin e Vincent van Gogh nacque il movimento Nabis dal termine ebraico che significa "profeti" caratterizzato da uno stile simbolista, decorativo, che usava colori piatti e forme semplificate per esprimere emozioni e idee mistiche o esoteriche. Ci sono tra le opere presenti la Rive dell’Oise a Auvers (1890) di Vincent van Gogh, evocata con colori accesi e materici, l’Evocazione di farfalle di Odilon Redon con (c. 1910-1912) e di Pierre Bonnard nella Donna con il cane (1924). Sempre in questa sezione sono esposte due splendidi e poetici dipinti di Renoir: Pierrot bianco (1901–1902), ritratto del figlio Jean e Bagnante seduta (1903-1906).

Alle avanguardie degli anni venti a Parigi è dedicata una terza ampia sezione in cui spiccano sei opere di Pablo Picasso che testimoniano il percorso della sua ricerca dalla Testa di Arlecchino (1905) al Ritratto cubista di Manuel Pallarés (1909) la natura morta con Bottiglia di Anís del Mono (1915), la Donna in poltrona (1923) del periodo neoclassico, la Ragazza che legge (1938) stilisticamente affine a Guernica e infine Donna seduta (1960) in cui c’è un ripensamento degli stili passati. Anche Henri Matisse fu una figura fondamentale per lo stile personalissimo che lo denota e l’influenza che ebbe, lo dimostrano i tre dipinti in esposizione: Papaveri (1919), Finestra (1916), Il caffè (1916). Ci sono anche tre quadri di Amedeo Modigliani tra cui un intenso Ritratto maschile (1916).

Una selezione è dedicata all’avanguardia tedesca che conclude la mostra, le opere furono acquisite dal Detroit Institute of Arts grazie al suo direttore Wilhelm R. Valentiner, in carica tra il 1924 e il 1945, e al sostegno di importanti mecenati. Appartengono ai grandi movimenti d’anteguerra, Die Brücke e il Blaue Reiter, Sotto gli alberi (1911) di Max Pechstei e di Wassily Kandinsky il suo Studio per un dipinto a forma bianca (1913) che  testimonia il passaggio all’astrattismo
Alcune delle opere risalgono ai diversi e devastati dopoguerra tedeschi in cui si rispecchia la drammaticità della Germania sconfitta, la Natura morta, Cactus (1919) di Karl Schmidt-Rottluff e il cupo Autoritratto di Max Beckmann (1945). La Fanciulla con la bambola (1921) e la Veduta di Gerusalemme (1929-1930) di Oskar Kokoschka rappresentano una fase più colorata e meno cupa dopo gli anni viennesi. 

Pubblicato in: 
GN7 Anno XVIII 16 dicembre 2025
Scheda
Titolo completo: 

Museo dell'Ara Pacis
4 dicembre 2025 – 3 maggio 2026
DEGAS – MATISSE – PICASSO – RENOIR – VAN GOGH
IMPRESSIONISMO e oltre 

Capolavori dal Detroit Institute of Arts
A cura di Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi
Museo dell'Ara Pacis
Lungotevere in Augusta (angolovia Tomacelli) - 00186 Roma

Orari 
Tutti i giorni 9.30-19.30
24 e 31 dicembre 9.30-14.00
1° gennaio 2026 11.00-20.00
Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
Giorni di chiusura
1° maggio e 25 dicembre
Biglietto “solo Mostra”: intero € 15,00 - ridotto € 13,00
Prevendita: € 1,00

Per maggiori informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 - 19.00)