- Articolo di:Daniela Puggioni
Il 7 agosto scorso Dido and Æneas, opera in tre atti di Henry Purcell, su libretto di Nahum Tate ha inaugurato, al Teatro Caio Melisso, l’80° stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto. Lo spettacolo del 7 agosto di cui scriviamo ha ottenuto una entusiastica accoglienza. L’opera, ha avuto un’anteprima giovedì 6 agosto alle ore 20.30 e sono previste repliche sabato 8 agosto alle 18.00 e domenica 9 agosto alle 17.00. Domenica 27 settembre alle 17.00 e lunedì 28 settembre alle 20.30 sarà ripresa al Teatro Comunale di Todi.
Musica Sacra. La levità di Scelsi a San Teodoro
Entrare nella chiesa ortodossa di San Teodoro al Palatino è un'esperienza magica, rituale, come il concerto che abbiamo ascoltato e osservato ieri, 13 settembre, con musiche di Giacinto Scelsi, Aldo Brizzi e Fausto Sebastiani. Il concerto, tutto corale, è stato interpretato dall'EVO Ensemble diretto da Virginia Guidi, mezzosoprano. All'interno di Sacra contemporanea, questo primo concerto, presentato dal Maestro Gianni Trovalusci, è stato preceduto da un convegno nel pomeriggio, dal titolo Incontro di studio Musica e Spiritualità, con il presidente della Fondazione Isabella Scelsi Gianni Trovalusci e la partecipazione di Aldo Brizzi, Martina Cavazza Preta, Fausto Sebastiani, Tommaso Vigna.
La chiesa di San Teodoro, dove si è tenuto il concerto, si trova al numero 7 della via omonima, mentre la Fondazione dedicata a Giacinto Scelsi (1905-1988) si trova al numero 8, di fronte. La chiesa è stata eretta nel VI secolo presso il Lupercale, la grotta dove la lupa avrebbe allattato i gemelli Romolo e Remo. Costruita sulle rovine degli Horrea Agrippiana (i granai), e dedicata a San Teodoro, è tradizionalmente legata al culto della Lupa capitolina, di cui un'ara antica è conservata e visibile nel cortile della chiesa.
Ricostruita più volte nel corso dei secoli (da Nicola V, Carlo Fontana nel Settecento e altri), la chiesa perse e riacquistò più volte importanza, fino a essere concessa da Giovanni Paolo II nel 2004 al Patriarcato di Costantinopoli, diventando così un luogo di culto ortodosso a Roma. La sua storia riflette le diverse fasi artistiche e religiose della città, dall’epoca bizantina a quella barocca fino al dialogo ecumenico contemporaneo.
In seno ad una chiesa che unisce la tradizione cattolica a quella orientale che ha mantenuto l'ortodossia come sua forma dominante, troviamo, come ispirazione al concerto, sia i testi della tradizione cristiana, sia testi poetici laici dalla forte connotazione spirituale. A fondamento della rassegna è infatti il rapporto Uomo - Trascendenza, in questo particolare versante storico dalle molte fluttuazioni e dalle insopportabili ingiustizie: come ricordava Don Luigi Di Liegro, "Non c'è carità senza giustizia", e mi riferisco alle due guerre in corso sotto i riflettori occidentali, cui rivolgo una preghiera di pace convinta della sua condivisione.
Rivolgere una preghiera è l'assioma di tutta la produzione sacra di Giacinto Scelsi: Hô, OM o Aum, sono il respiro che emana l'anima, un suono o una frequenza primevi che connettono con il profondo sé di ognuno di noi e con il Sé, o inconscio collettivo in termini junghiani, del mondo, che esiste nel momento in cui si realizza di esserci. I Tre canti sacri del 1958, le Three Latin Prayers del 1970, il ciclo Hô del 1960, e le Litanie del 1975, sono intonate da voci femminili e maschili in un continuum guidato da una campanella mistica che suona il Maestro Virginia Guidi (contralto). Lei intonerà il richiamo principale e iniziale che ci situa in una dimensione scomoda, ascoltandola senza vederlo, mentre lei è in fondo alla chiesa: questa circostanza ci costringerà a guardare noi stessi più che lei, riflettendo anche "su" e "la" nostra Ombra, in termini junghiani. L'essere esposti alla propria fragilità conduce verso un cammino interiore che i vocalizzi delle voci guidano con asserzione sensibile e dolcissima, lieve come la musica composta su testo poetico di Sergio Corazzini (1886-1907) che ha condiviso con noi Fausto Sebastiani, autore dello spartito per due voci maschili e due femminili, dal titolo Madrigale Bianco. Annotiamo le voci di Virginia Guidi, che qui canta come contralto; Teresa Vanelli, soprano; Edoardo De Vincentis, tenore e Alessandro Cavazzani, baritono.
La lirica è una sorta di canto e controcanto flessuoso, flebile, che risponde ad una richiesta di un "lieve bacio", malinconico e mortale, un ultimo suggello alle levità della trascendenza, carica di nuvole ventose conducenti verso l'abside di un Cristo benedicente.
Una condivisione autentica di un'iniziazione alla pace interiore e terrena, che il pubblico ha abbracciato applaudendo vigorosamente.


