- Articolo di:Teo Orlando
Giovanni Bellucci ha inaugurato a Roma la sua stagione concertistica il 9 gennaio 2026. La venue è stata, anche questa volta, la Sala Riario dell’Episcopio di Ostia Antica (che appartiene, non dimentichiamolo, al comune di Roma, checché ne dicano alcuni velleitari secessionisti). Ad attenderlo un vasto pubblico, con alcuni aficionados che seguono il Maestro da anni.
Musica Sacra. La levità di Scelsi a San Teodoro
Entrare nella chiesa ortodossa di San Teodoro al Palatino è un'esperienza magica, rituale, come il concerto che abbiamo ascoltato e osservato ieri, 13 settembre, con musiche di Giacinto Scelsi, Aldo Brizzi e Fausto Sebastiani. Il concerto, tutto corale, è stato interpretato dall'EVO Ensemble diretto da Virginia Guidi, mezzosoprano. All'interno di Sacra contemporanea, questo primo concerto, presentato dal Maestro Gianni Trovalusci, è stato preceduto da un convegno nel pomeriggio, dal titolo Incontro di studio Musica e Spiritualità, con il presidente della Fondazione Isabella Scelsi Gianni Trovalusci e la partecipazione di Aldo Brizzi, Martina Cavazza Preta, Fausto Sebastiani, Tommaso Vigna.
La chiesa di San Teodoro, dove si è tenuto il concerto, si trova al numero 7 della via omonima, mentre la Fondazione dedicata a Giacinto Scelsi (1905-1988) si trova al numero 8, di fronte. La chiesa è stata eretta nel VI secolo presso il Lupercale, la grotta dove la lupa avrebbe allattato i gemelli Romolo e Remo. Costruita sulle rovine degli Horrea Agrippiana (i granai), e dedicata a San Teodoro, è tradizionalmente legata al culto della Lupa capitolina, di cui un'ara antica è conservata e visibile nel cortile della chiesa.
Ricostruita più volte nel corso dei secoli (da Nicola V, Carlo Fontana nel Settecento e altri), la chiesa perse e riacquistò più volte importanza, fino a essere concessa da Giovanni Paolo II nel 2004 al Patriarcato di Costantinopoli, diventando così un luogo di culto ortodosso a Roma. La sua storia riflette le diverse fasi artistiche e religiose della città, dall’epoca bizantina a quella barocca fino al dialogo ecumenico contemporaneo.
In seno ad una chiesa che unisce la tradizione cattolica a quella orientale che ha mantenuto l'ortodossia come sua forma dominante, troviamo, come ispirazione al concerto, sia i testi della tradizione cristiana, sia testi poetici laici dalla forte connotazione spirituale. A fondamento della rassegna è infatti il rapporto Uomo - Trascendenza, in questo particolare versante storico dalle molte fluttuazioni e dalle insopportabili ingiustizie: come ricordava Don Luigi Di Liegro, "Non c'è carità senza giustizia", e mi riferisco alle due guerre in corso sotto i riflettori occidentali, cui rivolgo una preghiera di pace convinta della sua condivisione.
Rivolgere una preghiera è l'assioma di tutta la produzione sacra di Giacinto Scelsi: Hô, OM o Aum, sono il respiro che emana l'anima, un suono o una frequenza primevi che connettono con il profondo sé di ognuno di noi e con il Sé, o inconscio collettivo in termini junghiani, del mondo, che esiste nel momento in cui si realizza di esserci. I Tre canti sacri del 1958, le Three Latin Prayers del 1970, il ciclo Hô del 1960, e le Litanie del 1975, sono intonate da voci femminili e maschili in un continuum guidato da una campanella mistica che suona il Maestro Virginia Guidi (contralto). Lei intonerà il richiamo principale e iniziale che ci situa in una dimensione scomoda, ascoltandola senza vederlo, mentre lei è in fondo alla chiesa: questa circostanza ci costringerà a guardare noi stessi più che lei, riflettendo anche "su" e "la" nostra Ombra, in termini junghiani. L'essere esposti alla propria fragilità conduce verso un cammino interiore che i vocalizzi delle voci guidano con asserzione sensibile e dolcissima, lieve come la musica composta su testo poetico di Sergio Corazzini (1886-1907) che ha condiviso con noi Fausto Sebastiani, autore dello spartito per due voci maschili e due femminili, dal titolo Madrigale Bianco. Annotiamo le voci di Virginia Guidi, che qui canta come contralto; Teresa Vanelli, soprano; Edoardo De Vincentis, tenore e Alessandro Cavazzani, baritono.
La lirica è una sorta di canto e controcanto flessuoso, flebile, che risponde ad una richiesta di un "lieve bacio", malinconico e mortale, un ultimo suggello alle levità della trascendenza, carica di nuvole ventose conducenti verso l'abside di un Cristo benedicente.
Una condivisione autentica di un'iniziazione alla pace interiore e terrena, che il pubblico ha abbracciato applaudendo vigorosamente.


