Nicola Sani. Spazio alla musica elettronica

Articolo di: 
Aksana Miron
Nicola Sani

Il ferrarese Nicola Sani ha alle spalle non solo una intensa attività internazionale di ricerca e nella composizione elettronica, ma ha anche rivestito incarichi importanti nelle massime istituzioni musicali italiane. Dal 2015 dirige le attività dell’Accademia chigiana di Siena inventando il Chigiana Festival Internazionale che ogni anno ha un focus sulla contemporaneità. Una ottima occasione per approfondire con lui le vicende della musica elettronica in una approfondita intervista.

Uno sguardo sulla musica contemporanea prima di cominciare. Un elemento molto valorizzato nella musica contemporanea è la spazialità. Basterebbe ad esempio citare Gruppen (1957) di Karl-Heinz Stockhausen per tre orchestre diversamente collocate e con diversi direttori, ma se andiamo indietro nel tempo vengono in mente i cori battenti di Giovanni Gabrieli resi possibili dalla collocazione l’una davanti all’altra delle diverse cantorie nella basilica di San Marco a Venezia. Si intende infatti come musica spaziale quella parte della elettroacustica che colloca fonti sonore in luoghi diversi. Il suono non è più unidirezionale, ma si sposta intorno allo spettatore. Il pubblico così non si trova più ad ascoltare un concerto dove il suono lo investe solo frontalmente, ma è immerso in uno spazio sonoro a 360 gradi.

Questo genere di composizioni spesso viene rappresentata in ambienti creati appositamente o modificati per l'occasione. La fonte sonora (eseguita da strumenti o altoparlanti) si colloca in luoghi diversi o appare in movimento. 
Esempi di questa prassi si trovano sia nel passato storico sia nel Novecento in cui frequenti sono le opere di musica spaziale, dalla Quarta Sinfonia di Ives, al Poème electronique di Varèse, Scontri di Gorecki che coinvolge 52 percussioni o l’originale Quartetto d’archi con elicotteri (1995) di Stockhausen, per non dire di molte opere di Nono.  
A questo principio di musica spaziale si è ispirato il concerto Hay que soñar  tenuto al Parco della Musica diretto da Tonino Battista. In programma pagine di Nono e Sani. Del compositore veneziano Nono si è ascoltato Hay que caminar soñando (1989) in cui due violini solisti suonano dapprima ai lati del pubblico, poi in fronte ma sempre distanziati, infine uno dinanzi all’altro al centro della scena.  

Diverso l’organico strumentale dei due pezzi di Nicola Sani: Black area in reds del 2011 e Lied (You have been lied to) del 2001. Il primo, liberamente ispirato a un dipinto di Mark Rothko, impegna un quartetto d’archi ma anche clarinetto, pianoforte e percussioni che sembrano evocare una terza dimensione sonora. Nel secondo l’elettronica interviene come filtro della realtà e insieme ai suoni delle percussioni troviamo altri suoni presi dalla realtà concreta o amplificata.

Di seguito l'intervista a Nicola Sani.

Come è nata la musica elettronica?
“Nasce dalle sperimentazioni prima della Seconda guerra mondiale. La ricerca sul suono era già preconizzata da compositori come Busoni, con la sua suddivisione dell’ottava in 32 intervalli, o Debussy con l’invenzione di nuovi colori nell’orchestra. La ricerca spinge a superare i limiti dello strumento musicale per riprodurre tutti i suoni dello spettro udibile oltre i limiti della tonalità. Tutto è cominciato con Varèse, grande esploratore della materia sonora. I primi strumenti elettronici sono stati pionieristici come il Theremin o le Onde Martenotper creare suono continuo che attraversasse senza soluzione di continuità tutto il campo udibile.  

Un importante contributo venne anche dai futuristi con l’intonarumori di Luigi Russolo, le cui sonorità preludono alle future sonorità elettroniche. Era importante rendere autonomo il suono attraverso gli altoparlanti, spostando l’emissione dallo strumento a una sorgente che si potesse muovere nello spazio. La nascita della radiofonia è stata importante. Ha consentito di scrivere e riprodurre musica pensata per altoparlanti e non per strumenti. Il nastro magnetico è stato la prima fonte esterna agli strumenti musicali."

Quali le tappe del suo sviluppo in Europa?
“In Europa si sono formati tre centri di produzione radiofonica: Radio France con Pierre Schaeffer e Pierre Henry che creano la musique concrète (fenomeni naturali trattati elettronicamente); Radio Colonia WDR (suono creato con oscillatori) con Stockhausen, Pousseur e Kagel con un approccio più analitico ed infine Milano col centro di fonologia della Rai, dove lavorarono  Maderna, che ne fu l’iniziatore, Nono e Berio al servizio di un’esperienza più libera senza prese di posizione. Qui nacquero i primi lavori per nastro di Maderna in cui prevale una tendenza espressiva.
Dagli anni 60 si crea direttamente il suono e non si compone con il suono. Il compositore crea il proprio suono prescindendo dai suoni preesistenti. I criteri compositivi sono già all’interno della costruzione del suono, l’attenzione si sposta sulla microstruttura più che sulla macrostruttura della composizione. Poi si passa al digitale e ad un uso sempre più massiccio dell’informatica nella generazione del suono e con l’evoluzione tecnologica si passa da analogico a digitale. Negli Anni 70 al Centro Pompidou di Parigi nasce l’Ircam con Boulez. La computer music si evolve in America e si arriva alla musica in tempo reale come il Live Electronics.

Il pubblico di oggi come la percepisce?
“Il pubblico ha acquisito familiarità. Ascoltare altoparlanti è del tutto naturale: è importante far capire il linguaggio contemporaneo. Lo strumentista torna ad essere protagonista. Il Prometeo di Nono, eseguito recentemente a Venezia per il centenario della nascita del compositore, richiede un ascolto complesso ma ha registrato per quattro sere il tutto esaurito. L’attenzione è stata totale: oggi risuona più attuale e meglio compresa.”

La musica elettronica può avere ancora ulteriori sviluppi?
“Sì, soprattutto per i rapporti con tempo e spazio. Lo studio del rapporto con lo spazio è ancora solo all’inizio anche perché non disponiamo di spazi adatti alla musica elettronica. Possiamo ancora lavorare sullo spazio timbrico. Oggi per musica elettronica non si pensa più a Stockhausen, ma a Sakamoto, Alva Noto o ai Pansonic. È una musica non commerciale ma vicina all’area pop.” 

Pubblicato in: 
GN32 Anno XVII 23 giugno 2025