La pianista superstar, per come suona e per come si presenta sul palco, è tornata all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dopo ben 9 anni, l'ultima volta è stata nel 2017: Yuja Wang, cino-americana classe 1987, ha tenuto tre straordinari concerti il 5,6 e 7 marzo nella main Hall di Santa Cecilia sold out per i suoi concerti. A dirigere, il Maestro americano Eric Jacobsen per la prima volta nei concerti dell'Accademia.
Molti sono gli argomenti, e di carattere politico - sociale, sottesi nel nuovo film di Rocco Papaleo titolato Il bene comune: violenza sulle donne, prevaricazione sul lavoro, open source, se ne deduce che il regista vorrebbe una società più giusta soprattutto verso i meno fortunati.
Il 25 febbraio 2026 l'Accademia di Francia a Roma - Villa Medici ha aperto al pubblico due mostre: la prima è dedicata all’opera di Agnès Varda, intitolata Qui e là tra Parigi e Roma, riferendosi alla presenza italiana in particolare di Federico Fellini e Giulietta Masina. L'altra mostra è dedicata al Fotoromanzo che ritrae Nicole Gravier, ripercorrendo gli anni '70 coi suoi clichés stucchevoli e ricnoscibili.
Il programma dei concerti della stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia negli ultimi tre giorni di febbraio, ossia 26, 27 e 28, ha propostoLa creazione, oratorio, di Franz Joseph Haydn, Daniel Harding ha diretto e i solisti, Katharina Konradi, soprano, JoshuaEllicott, tenore, e Michael Nagy, basso, l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia; il Coro è stato preparato in questa occasione da Sam Evans, Il pubblico, che gremiva la sala Santa Cecilia, ha lungamente acclamato Harding e tutti gli esecutori, alla fine del concerto a cui abbiamo assistito, il 28 febbraio.
Quante Violette ci sono al mondo, dimenticate, abusate, straziate, uccise. Questa recensione è anche per loro. Latraviata, Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave, musica di Giuseppe Verdi, è andata in scena il 21 febbraio 2026 al Comunale Nouveau di Bologna. Sono seguite 5 repliche fino al 1° marzo (ho assistito a quest’ultima). La regia e le scene sono opera di Alessandro Talevi, mentre l’Orchestra del Comunale è stata diretta dal Maestro Leonardo Sini.
Il Nipote di Rameau. Diderot, Orlando e l'immutabilità della natura umana
Articolo di:
Marco Ragni
C'è un Silvio Orlando, sul palco de Teatro Fraschini di Pavia dal 21 al 23 ottobre 2011, che sembra un invasato visionario, l'inquieto e biascicante custode di scomode verità. Sta interpretando Jean-François Rameau, debosciato erede del compositore Jean-Philippe, e protagonista, in coppia antitetica col Diderot di Amerigo Fontani, dello spettacolo Il Nipote di Rameau, versione teatrale dell'omonima opera che il filosofo francese scrisse oltre due secoli fa.
Storia d'altri secoli, insomma. Eppure potrebbe essere un pezzo di attualità, ambientato in un qualsiasi ristorante milanese o romano, anziché al Café de la Régence. Questo perché la natura umana, nel suo strano amalgama di vizi e virtù, non è poi così soggetta allo scorrere del tempo o al variare delle latitudini.
Un'ora circa di conversazione - che mette a confronto i limpidi ideali di Diderot con le torbide, ma quanto mai franche e concrete, certezze di Rameau - è più che sufficiente a innescare nello spettatore una serie di riflessioni.
Pensieri sui ruoli sociali imposti e assunti, sull'onestà e sul “fare ciò che conviene”, nella piena convinzione che se “pecunia non olet”, meno ancora puzza il potere. Anche quello che si ottiene di riflesso.
Così, come deve essere, resta saldo il dubbio che questa dissoluta anima cui presta il volto uno straordinario Silvio Orlando, sia in realtà un raffinato pensatore capace di capovolgere le teorie del filosofo, non solo uno spregiudicato opportunista votato alla lusinga per interesse.
E non ci saranno, al calar del sipario, ne vinti ne vincitori. Il duello dialettico, condotto a ritmi dispari, non offre facili soluzioni ma lascia il pubblico con la responsabilità di una scelta di pensiero. La felicità è nell'onesta e nell'altruismo o nell'opportunismo più spregiudicato? Ai postumi l'ardua sentenza...che comunque rimarrà sempre ambigua.