Opera al Circo Massimo. L'eterna primavera della Fortuna

Articolo di: 
Livia Bidoli
Wayne Marshall

Quale composizione migliore per concludere la stagione dell'Opera di Roma al Circo Massimo? I Carmina Burana di Carl Orff, naturalmente! Con Wayne Marshall alla conduzione dell'Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, il Maestro Ciro Visco a guidare il Coro ed il Coro di Voci Bianche condotto da Alberto de Sanctis, il 31 luglio si è conclusa la stagione estiva insieme ai solisti, il soprano Alessandra Marianelli, il baritono Thomas Lehman e il giovane controtenore Ivan Borodulin.

Spettacolo nello spettacolo è stata la narrazione filmica del collettivo italiano soprannominato Anagoor, che ci fa vagamente pensare a qualcosa di proveniente dall'India, ed è ispirato al racconto su una città misteriosa ed immaginaria a firma di Dino Buzzati, Le mura di Anagoor.

Certo è che l'intro per epigrafi rilette e corrette da 1984 di George Orwell, la citazione sulla fortuna dagli stessi Carmina e profezie sul divenire del mondo, hanno messa tema al pubblico, soprattutto quando ha visto i filmati girati da Eva Braun con baffetto finale (Adolf compare solo all'ultimo) e Albert Speer (il cosiddetto "buon nazista", sic!) sul Berghof, le montagne salisburghesi dove Hitler, con i suoi fedelissimi, si rifugiava per le vacanze. Nel sito online del Memoriale per l'Olocausto statunitense potete trovare altre informazioni e filmati originali.

Interpretabile a seconda della lettura e piuttosto controverse, anche le sequenze sulla "tosatura delle pecore", che hanno disturbato anche i miei vicini, turbati da quegli episodi di quasi maltrattamento di animali e dalle scene con il toro bianco - ci torna in memoria quello mitologico che si unì a Pasifae generando il Minotauro - nell'hangar di allevamento.  Annotiamo che Anagoor ha la sua sede nella campagna veneta, nello spazio della Conigliera, ex sede di un allevamento cunicolo trasformato in atelier.

Di sicuro, il pubblico non ha solo ascoltato i Trionfi che giustamente il compositore monachense Carl Orff (1895-1982) ritiene il suo capolavoro: la trilogia sul tema dell'amore composta dai sovracitati Carmina Burana, dai Catulli Carmina e dal Trionfo di Afrodite, concepiti come ludi scenici, ovvero uno spettacolo di canto, danza e teatro. I Carmina Burana hanno avuto la loro prima alla Staatsoper di Francoforte l'8 giugno 1937, ed è da allora che si ripete questo rito divinatorio che rivolge alla Fortuna, al Fato, la sua preghiera piu' solenne.

Tremebonde scene del Moloch in fiamme o ricevente tra le fauci una bimba sono tratte da Cabiria (1914), il film di Giovanni Pastrone che ha ispirato anche l'Aida di LIvermore, appena conclusasi con grande effetto proprio in questa sede. 

Nati dai testi goliardici di clerici vagantes conservati nel Monastero di Benediktbeuern (da qui proviene il termine “burana”) nell'Alta Baviera, nel Codex Latinus 4660 o Codex Buranus del 1230, si trovano tuttora a Monaco nella Staatsbibliothek. I canti sono divisi in tre parti e sono in latino e tedesco. Il prologo, ripreso alla fine, è dedicato alla Fortuna, difatti essi sono dedicati all'amore ed ai rovesci della fortuna (Dea). Vengono eseguiti con tre voci soliste di soprano, tenore e baritono: in questo caso, al posto del tenore, ascoltiamo il controtenore russo Ivan Borodulin. Le voci si sono ben avvantaggiate della presenza di un Coro ben istruito dal Maestro Visco e vigoroso.

Un'altra scena del film di Anagoor riguarda invece una delle piu' feroci sconfitte dell'impero romano in Germania, con Augusto e la testa di Varo tra le mani: dopo la dolorosa sconfitta a Teutoburgo nel 9 d.C., Varo si tolse la vita ed i suoi resti furono crudelmente oltraggiati dalle tribu' germaniche e poi inviati a Roma.

Il leit motiv della caduta susseguente alla vittoria, e che il potere teme sempre la sua rovina, imperscrutabile, è legata anche alle scritte iniziali, che cito: "Il passato non è passato, i vinti vincono, i regni crollano, le vittime diventano tavolta carnefici e il colonizzato colonizza il colonizzatore." Però, aggiungo, come recitano i Carmina, che "il potere piu' di tutto teme la rivolta". Forse, bisognerebbe suggerire all'orecchio del potere, piano piano, per garantirsi aldilà della propria vita mortale, di "operare per l'ascesa dell'intera umanità".

Un grande occhio bendato, quello della Fortuna, che risuona alla fine come il decreto della primavera: Omnia sol temperat (il celebre carme 136), ovvero: "Il sole ritempra ogni cosa". Ergo, anche se orientato al tramonto, il mondo può rinascere ogni volta che il disco di fiamma solcherà l'orizzonte, quindi "hoc est opus", ciò che bisogna indagare è la luce.

Grandissimo successo di pubblico e tutto esaurito per questo finale di stagione esplosivo del Teatro dell'Opera di Roma con la direzione della bacchetta di Wayne Marshall.

Per approfondimenti:

Il film Excalibur di John Boorman del 1981 ha reso famosa O Fortuna: nel film si annovera inoltre anche la Marcia funebre da Die Götterdämmerung, il preludio dal Tristan und Isolde e dal Parsifal, tutti drammi musicali di Richard Wagner -. Le altre celebri sezioni dai Carmina sono: Fortuna Imperatrix Mundi, con il celeberrimo O Fortuna e Fortunae plango vulnera; il Primo Vere; Uf dem Anger ed ovviamente, data l’ubicazione dei Canti, In Taberna, con In taberna quando sumus e la ripresa di O Fortuna.

Pubblicato in: 
GN Speciale 1° agosto 2026
Scheda
Titolo completo: 

TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
IL TEATRO DELL’OPERA AL CIRCO MASSIMO

Carmina Burana
Musica Carl Orff
Direttore Wayne Marshall

Maestro del Coro Ciro Visco
Installazione video Anagoor

Soprano   Alessandra Marianelli
Baritono   Thomas Lehman
Controtenore   Ivan Borodulin

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
con la partecipazione del Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma (maestro Alberto de Sanctis)

CIRCO MASSIMO

RAPPRESENTAZIONE UNICA venerdì 31 luglio, ore 21.30