Opera di Roma in Ara Coeli. Stabat Mater, una Lama di Luce

Articolo di: 
Livia Bidoli
Stabat Mater

Lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi – dal testo del poema latino attribuito a Jacopone da Todi - inserito tra due brani del compositore contemporaneo Giacinto Scelsi, ha condotto il Teatro dell'Opera di Roma in coproduzione con Grand Théâtre de Genève, Opera Ballet Vlaanderen e De Nationale Opera a mettere in scena nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli uno spettacolo unico e dal valore spirituale inusitato. Il più celebre Stabat Mater è stato diretto da Michele Mariotti con la regia, scene, costumi e luci di Romeo Castellucci. Lo spettacolo si è svolto dal 28 al 31 ottobre assicurando al pubblico il numero di 100 posti prenotabili gratutamente online.

Entriamo nella Basilica dell'Ara Coeli dopo 120 scalini, ci facciamo aiutare per cercare il posto perché il palco è messo di traverso rispetto all'abside. Sotto il palco perpendicolare alla chiesa si trovano i posti a sedere. Il palco stesso disegna una gigantesca croce nella stessa chiesa, con il suo apice nell'altare.

Sotto l'altare dell'Ara Coeli sono situati gli scranni per l'orchestra: i musicisti appaiono in tuta mimetica sul palcoscenico con gli strumenti dipinti di verde, si avviano a passi mesti e lenti verso l'abside.
L'ubicazione dell'orchestra e questo palcoscenico oblungo hanno anche la forma di un catafalco. In seguito sei soldati vengono a posizionare un meccanismo con luci arancioni che farà azionare tre lunghissime lance, all'inizio puntate verso il soffitto.

Il primo brano è una composizione di Giacinto Scelsi (1905-1988), dal titolo Quattro pezzi per orchestra (ciascuno su una nota sola, 1959): l'Orchestra è situata sotto l'altare. Una chiesa come un teatro di guerra, dal cui centro le note si dipanano come da una profondità abissale. Le lance puntano ovunque, sovrastano le nostre teste: si dirigono descrivendo varie traiettorie, a destra, a sinistra, ad un certo punto si incrociano a formulare una croce a stella, molto simile ad una croce di Sant'Andrea, croce decussata. Di nuovo le lance si levano sopra di noi, minatorie. Sembrano annunciare che siamo tutti colpevoli o responsabili di ciò che sta avvenendo nel mondo, come nella foto dedicata alla Chiesa della Sacra Famiglia bombardata a Gaza, che compare nel programma del libretto (crediti: Terre Sainte Magazine, luglio 2025; al link potete vedere la foto).

L'agitarsi di queste lance sul pubblico mi dà da pensare: coloro che ingenuamente si credono al di fuori e salvi sono alla mercé della violenza dell'aggressione come tutti gli altri. Esattamente come qualsiasi guerra dichiarata contro l'umano sono impietosamente guidate verso tutte le direzioni e le vittime possono essere chiunque, così come il puntatore delle lance è inconsapevole (come i droni) di quale sia il suo obiettivo. 

Romeo Castellucci ha evidentemente creato un progetto per far riflettere le nostre coscienze di fronte alla menzogna che le guerre riguardino soltanto le nazioni principali coinvolte nel conflitto.
È chiarissimo dal principio che ognuno di noi è coinvolto e che questo Stabat Mater, nella sua totalità di parola, suono, immagine, - ricorda il Wort-Ton-Drama wagneriano, l'opera d'arte totale - che apre con Scelsi, con al suo centro l'oratorio di Pergolesi, e chiude con le Three Latin Prayers di Scelsi, in particolare l'Alleluja conclusiva, è una messa in scena liturgica per coloro che come Gesù Cristo sembrano vinti ed in realtà sono i veri vincitori, sebbene siano le vittime.

Lo Stabat Mater  in do minore che Giovanni Battista Pergolesi ha composto all'età di 26 anni poco prima di morire, è di una bellezza estatica e dolorante: "Di una semplicità soverchiante, come tutti i capolavori", come asserisce il M° Mariotti, che ha prediletto note corte, mancanza di vibrato e quell'"urgenza" che lo stesso Pergolesi aveva di concludere il suo ultimo oratorio, la si intende con tutti i sensi durante l'esecuzione, che l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, invisibile dietro il palco, interpreta con grande trasporto e degli archi eccezionali. 

I bambini che compaiono sulla scena, in numero di 13 come gli apostoli compreso Giuda, ognuno con una forma in resina del Cristo dei Mercanti in braccio, amputato di mani e piedi, sono il motore di tutto l'impianto, insieme alle due voci del soprano Emőke Baráth e del mezzosoprano Silvia Mingardo, che vengono "partorite" sulla scena.
Il Cristo dei Mercanti è una scultura in pietra calcarea di proprietà della Worshipful Company of Mercers (Mercanti) e raffigura una figura di Cristo distesa a grandezza naturale dopo la crocifissione. È stata scoperta sotto il pavimento della cappella originale dei Mercanti a Cheapside a Londra (Mercers' Hall), durante gli scavi del sito nel 1954, in seguito ai danni causati dai bombardamenti durante il Blitz (attacco a Londra della Germania nazista dal 7 settembre 1940 all'11 maggio 1941). L'autore della scultura è sconosciuto, ma si ritiene che la figura sia stata scolpita nel tardo Medioevo.

Le performance delle due cantanti, il soprano Emőke Baráth ed il mezzosoprano Silvia Mingardo sono state superlative e commoventi. La stessa svestizione si presenta come un processo alchemico dal nero della nigredo al bianco dell'albedo fino al rosso della rubedo alchemica ovvero l'opus. L'umano è al centro della sua evoluzione spirituale e materica.

La disposizione dei bambini, vestiti con tutine cerulee, e della bambina bionda con il mantello blu cobalto, testimoniano in absentia: nonostante siano le prime vittime delle guerre piu' atroci, sono gli emblemi dell'innocenza che ci salverà.
La Palestina, che ha contato almeno 60000 bambini trucidati nel genocidio a Gaza dal 2023 al 2025, - il Lancet stima il 40% di morti in piu' di quelli contati - è il luogo da cui proviene la cristianità: ed è il punto dolente di frapposizione tra Oriente e Occidente.
Nel momento in cui manca la giustizia in Palestina la giustizia è assente da tutto il mondo Cristiano, come testimonia Monsignor Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, proprio poco dopo che la chiesa della Sacra Famiglia fu colpita da un raid il 17 luglio scorso. 
Lo Stabat Mater (letteralmente "Stava la madre" di fronte al crocifisso del figlio morto), che è il simbolo del massacro e della tortura perpetrati con ferocia gratuita, è foriero di un nuovo dolore, plurime sofferenze, su vittime innocenti come i bambini. E sono le donne a compatire questo dolore, ed a seppellire i morti.

Le Three Latin Prayers (1970) di Giacinto Scelsi, a chiosa si dispone nella piena tradizione cristiana delle litanie: Ave Maria, Pater Noster e Alleluja, a ricomporre il viaggio della Chiesa da Bisanzio a Roma, da oriente a occidente, ma soprattutto riacquistando un allure celestiale che fa aprire la porta dell'Ara Coeli nel momento stesso della crocifissione. Simbolo della liturgia cristiana per eccellenza, il crocifisso è un archetipo, rende possibile varcare le porte delle coscienze affinché la giustizia non sembri solo un fuoco fatuo. Soprattutto se colui che è crocifisso è inginocchiato voltando le spalle al pubblico ed irriconoscibile, un Everyman (ognuno di noi). Sotto una pioggia battente, le luci calde della Roma notturna hanno inondato di calore le luci fredde dello spettacolo.

Al termine, nonostante i plurimi applausi, nessuno è uscito sul palco a ricevere gli applausi del pubblico, significativamente e coerentemente con quanto messo in scena, travolto da tanta autentica rappresentazione della realtà, finalmente, senza i filtri della menzogna (cfr. Castellucci).

Citiamo, a chiosa dell'articolo, i primi versi della cantata Stabat Mater:

Stava la Madre, addolorata
ai piedi della croce,
dalla quale pendeva il Figlio.

Lei, la cui anima lamentosa,
piena di tristezza e dolore
fu trafitta da una spada.

(Orig. latino: Stabat mater dolorosa/ iuxta crucem lacrimosa,/dum pendebat filius.Cuius animam gementem/ contristatam et dolentem/pertransivit gladius.)

Pubblicato in: 
GN1 Anno XVIII 3 novembre 2025
Scheda
Titolo completo: 

TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

VOLTI DEL POTERE - STAGIONE 2024/2025 
Stabat Mater

Giacinto Scelsi
Quattro pezzi per orchestra (ciascuno su una nota sola, 1959)

Stabat Mater (1736)
Oratorio per soprano e contralto
di Giovanni Battista Pergolesi

Giacinto Scelsi
Three Latin Prayers (1970)

Direttore Michele Mariotti
Regia, scene, costumi e luci Romeo Castellucci

Drammaturgia Christian Longchamp
Collaboratrice artistica Maxi Menja Lehmann
Collaboratrice alle scene Paola Villani
Collaboratrice ai costumi Clara Rosina Straßer
Collaboratore alle luci Benedikt Zehm
Coordinatore dei movimenti Aurélien Dougé

Soprano Emőke Baráth
Mezzosoprano Sara Mingardo

Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
Con la partecipazione del Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma (Maestro Alberto De Sanctis)

Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
In coproduzione con Grand Théâtre de Genève, Vlaamse Opera, De Nationale Opera

BASILICA DI SANTA MARIA IN ARA COELI
Prima rappresentazione martedì 28 ottobre, ore 20
Repliche
mercoledì 29 ottobre, ore 20
giovedì 30 ottobre, ore 20
venerdì 31 ottobre, ore 20

L’ingresso alla Basilica è consentito esclusivamente dall’entrata principale, situata in cima alla scalinata ai piedi di Piazza d’Aracoeli.

I titolari di un abbonamento All Inclusive 2024–25 hanno usufruito del diritto di prelazione e hanno già riservato il proprio posto.

Sono disponibili per il pubblico altri 100 posti per ciascuna replica in programma il 29, 30 e 31 ottobre.
Per assistere alla rappresentazione è necessario prenotare un ticket gratuito su TicketOne, disponibile a partire dalle ore 12 di lunedì 27 ottobre.