- Articolo di:Teo Orlando
Era grande l'attesa di pubblico e critica per l'esordio in prima assoluta – nella sua versione italiana al Teatro dell'Opera di Roma – di Inferno di Lucia Ronchetti. Attesa che è stata pienamente soddisfatta, da un'opera che arricchisce il panorama del teatro musicale contemporaneo con un capitolo di straordinaria potenza visiva e acustica: e, potremmo aggiungere, con una fruibilità anche per un pubblico non troppo avvezzo a sperimentalismi sonori e ad accordi dissonanti. Dal 19 febbraio al 7 marzo al Teatro Costanzi con Tito Ceccherini sul podio e David Hermann alla regia.
Opera di Roma. La Bayadère, l’irresistibile seduzione dell’esotismo
Il Teatro Costanzi affollatissimo in ogni ordine di posto è stato la conferma che la vicenda esotica de La Bayadère attrae ancora oggi, la versione coreografica andata in scena è quella creata da Benjamin Pech, da Petipa, per l’Opera di Roma nel 2023. Quello che segue si riferisce alla recita del 5 febbraio scorso, che ha ricevuto l’entusiastico e incandescente consenso del pubblico presente.
La trama del balletto di Petipa narra dell’amore tra la bayadera Nikiya e il guerriero Solor, che le giura fedeltà davanti al fuoco sacro, ma il bramino innamorato della donna lo svela al Rajah, che vuole che Solor sposi sua figlia Gamzatti. Gamzatti cerca di persuadere Nikiya a rinunciare a Solor ma la donna rifiuta. Solor accetta di sposare Gamzatti, alla festa del loro fidanzamento Nikiya è costretta a danzare, il cesto di fiori che le viene dato contiene un serpente che la morde e la uccide. Solor in preda al rimorso ricorre all’oppio e ha la visione di Nikiya nel Regno delle ombre, si sveglia e durante la cerimonia gli dei indignati distruggono il tempio e le anime degli amanti si ricongiungono.
Marius Petipa si ispirò al poema indiano Il riconoscimento di Sakuntala di Kālidāsa, il balletto con la musica di Ludwig Minkus andò in scena per la prima volta nel 1877. La coreografia, che fu rielaborata dallo stesso Petipa nel 1900, fu rivista varie volte, il cambiamento più significativo riguardò il quarto atto, che dopo la rivoluzione non fu più messo in scena. Il pas d’action di Solor e Gamzatti, la danza con i tamburi e quella dell'Idolo d’oro furono spostati alla scena del fidanzamento nel secondo atto. Nel 1941 in URSS Vachtang Čabukiani, grande ballerino e coreografo, diede maggiore spazio alla danza maschile a cominciare dal ruolo di Solor, che lui stesso interpretò, ma non reinserì il quarto atto; questa è la versione che fu conosciuta in occidente.
La scena del Regno delle ombre con il pas de deux di Solor e dell’ombra di Nikija, nel terzo atto de La Bayadère, è la coreografia che ci è giunta senza cambiamenti di rilievo ed è considerata emblematica, come esempio di coreografia del balletto classico prima della collaborazione di Petipa con Čajkovskij, che portò ad una ulteriore evoluzione della concezione coreografica. Il balletto continuò ad essere rappresentato nell’allora URSS al Kirov, ma arrivò in occidente grazie a due mitici artisti, ballerini e coreografi: Natalija Makarova e Rudolf Nureyev, che prima fecero conoscere la scena del Regno delle ombre e poi proposero la coreografia dell’intero balletto. La coreografia di Makarova è più centrata sulla tradizione ottocentesca e la centralità della danza femminile, mentre in quella di Nureyev seguendo la progressiva valorizzazione nel corso del secolo scorso della coreografia è dato rilievo alla danza maschile, .
Nella coreografia di Nureyev è assente il quarto atto con la scena finale del crollo del tempio, la danza dell’idolo d’oro, il pas d’action di Solor e Gamzatti e la danza con i tamburi sono nella scena del fidanzamento del secondo atto. Inoltre Nureyev come ha fatto in altre coreografie ha ampliato e valorizzato la danza maschile. L’esperienza di Benjamin Pech è legata alla coreografia di Nureyev, perché fu il momento in cui entrò come ballerino all’Opéra, ha danzato come fachiro, Idolo d’oro e Solor. La sua coreografia segue, infatti, quella di Nureyev, ma invece di finire con la la scena del Regno delle ombre fa risvegliare Solor da Gamzatti per sottolineare la responsabilità nella sua scelta di anteporre il potere all’amore.
La direzione di Fayçal Karoui è stata attenta alle esigenze della danza e ha curato colori e ritmi della musica di Ludwig Minkus, in particolare sono riuscite le scene contraddistinte dai tempi lenti. Gli assoli del violino di spalla, Vincenzo Bolognese, hanno impreziosito la riuscita musicale. La riuscita visiva dello spettacolo, che riproponeva l'allestimento del 2023, si è avvalsa delle fascinose scene firmate dall’artista Ignasi Monreal, dei ricchi e colorati costumi di Anna Biagiotti e delle luci di Vinicio Cheli.
Il pregevole lavoro con il corpo di ballo degli assistenti alla coreografia, Hervé Courtain e Isabelle Guérin ha dato i suoi frutti, il corpo di ballo ha dato buona prova di sé in tutto lo svolgimento del balletto. Nella scena clou del Regno delle ombre, il susseguirsi degli arabesque, che accentua l’atmosfera ipnotica della scena, e tutta l’impegnativa coreografia che richiede virtuosismo, è stata svolta con precisione ed eleganza da parte del corpo di ballo. Si sono distinte le tre ombre: Marta Marigliani, Flavia Stocchi e Federica Maine.
Simone Agrò, nominato primo ballerino da Eleonora Abbagnato, Direttrice del Corpo di Ballo e della Scuola di Danza, è stato efficace nei virtuosismi richiesti all’Idolo d’oro, l’étoile, Susanna Salvi, si calata nella parte di Gamzatti, di cui ha ben interpretato sia la parte pantomimica che il pas d’action della scena del fidanzamento, flessuosa e imperiosa come richiede la parte.
La coppia ospite ha debuttato al teatro dell’opera e ha visto come Nikiya, Sae Eun Park, e come Solor, Paul Marque. Sae Eun Park, Étoile dell’Opéra di Parigi, si è calata nella parte interpretando con efficacia la dolcezza e la passionalità del ruolo, nel pas de deux con Solor del primo atto, nello scontro con Gamzatti e nella danza e nella morte del secondo atto, meno convincente nel pas de deux della scena del Regno delle ombre. Paul Marque, Étoile dell’Opéra di Parigi, è stato un notevole Solor, flessuoso, agile e leggero nell’elevazione preciso nei passi, intenso nel rendere l’ambiguità del personaggio, a lui sono andate le più intense ovazioni.
Al termine lunghi e intense acclamazioni sono state riservate a tutto il corpo di ballo, agli interpreti principali, al direttore, Fayçal Karoui, e a Benjamin Pech, artefice della coreografia.


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