- Articolo di:Giulio Migliorini
Al Teatro alla Scala di Milano nel mese di febbraio la stagione d’opera 2025 - 2026 ha raggiunto il suo secondo titolo: Götterdämmerung, terza giornata dell’Anello del Nibelungo in un prologo e tre atti, libretto e musica di Richard Wagner, viene messa in scena per un totale di cinque rappresentazioni tra il 1° e il 17 febbraio, con direzione d’orchestra di Alexander Soddy e Simone Young, regia di David McVicar.
Opera di Roma. Bohème, l'incanto poetico della Ville Lumière
L'allestimento per la Bohème del 2014 alle Terme di Caracalla riprende vita al Teatro Costanzi in una veste riadattata e molto funzionale al chiuso: lo scenario nato in collaborazione con Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia, con regia, scene e luci a cura di Davide Livermore e la direzione di Jader Bignamini (Alessandro Palumbo il prossimo 21 gennaio) è rinata grazie al videomapping di D-Wok. Dal 14 gennaio fino al 25 gennaio il Teatro dell'Opera di Roma celebra la musica di una delle opere più celebri di Puccini con due astri del belacanto, Saimir Pirgu nel ruolo di Rodolfo e Carolina López Moreno in quello di Mimì per il primo cast, e, lo sveliamo subito, straordinario.
Una lettura tutta composta da quadri impressionisti, quella voluta da Livermore per la musica di Puccini ed il libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa che si ispira al romanzo francese Scène de la vie de Bohème di Henri Murger. Nella stesura finale l’opera sarà in quattro atti e quattro quadri. La prima rappresentazione avvenne al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1896, con la direzione di Arturo Toscanini.
La Parigi simbolica e suggestiva che dipingono i quadri impressionisti con i palais della Ville Lumière innevati dai touches de couleur delle proiezioni sembrano i quadri di Ippolito Caffi, donando un effetto straordinariamente invernale alla serata, soprattutto nel terzo atto, che visivamente e scenicamente mi è parso il più coerente con scene da Pissarro tra i tronchi e gli alberi semoventi con effetto 3D, tanto affascinante.
Torniamo però al Primo atto, che si apre con un dialogo tra Marcello, il baritono Nicola Alaimo e Rodolfo, il tenore Saimir Pirgu, che mette in evidenza l’antico conflitto tra arte e realtà. Rodolfo guarda dall’alto della soffitta Parigi e impreca contro il suo caminetto non funzionante, perché né la poesia, né la pittura potranno mai accenderlo. Ecco comparire all’improvviso cibo, legna, sigari: il musicista Schaunard – il bravo Alessio Arduini - è riuscito a trovare un po' di soldi.
È la vigilia di Natale e tutti hanno una gran voglia di festeggiare. L’arrivo del padrone di casa, Benoît, interpretato da Matteo Peirone, che reclama i soldi dell’affitto, non distoglie Schaunard, Colline (William Thomas) e Marcello dall’andare fuori a festeggiare. Rodolfo resta in casa, perché deve terminare un lavoro. Bussano alla porta: è Mimì la dirimpettaia, che non sa accendere il lume che si è spento e che per un malore sviene. Rodolfo si preoccupa e, mentre le offre un po’ di vino, inizia a corteggiarla (l'aria famosa “Che gelida manina”), raccontandole la sua storia. Mimì, a sua volta, gli rivela di essere ricamatrice e povera (“Sì, mi chiamano Mimì”): insomma si innamorano e decidono di andare al Quartiere Latino da Momus per partecipare ai festeggiamenti.
I quadri impressionisti concepiti da Livermore vengono proiettati sulla tavolozza del pittore che poi li rmanda agli schermi rettangolari sul fondale: dai girasoli di Van Gogh – gialli come i fiori che porta Mimì in mano la prima volta che incontra Rodolfo – fino alle varie scene di Parigi (Renoir) e di nuovo a Van Gogh con la Notte stellata.
I personaggi principali sono già tutti in scena dal primo atto. La voce di Nicola Alaimo (Marcello) si distingue per la potenza e per il timbro chiaro; quella di Saimir Pirgu (Rodolfo), dall'innata musicalità, fa scoppiare l'applauso del pubblico e molti "bravò" tonanti su: “Che gelida manina”, ed in duetto con Carolina López Moreno (Mimì) raggiungono l'apice entrambi proprio nei momenti di grande tensione, con grande plauso del pubblico che ha completamente riempito il teatro.
Sia Alessio Arduini (Schaunard), che William Thomas (Colline) e Matteo Peirone (Benoît) si mostrano tutti interpreti all’altezza del loro ruolo. L'importante voce di Mimì trova Carolina López Moreno sempre in forma e struggente nel ruolo. Nel Secondo atto, quando viene introdotto l’altro importante personaggio, Musetta, nel cui ruolo vispo recita e canta Desirée Rancatore, la presenta in maniera divertente, esibendo una forte presenza scenica e l’abilità di giocare con la voce. Musetta ha litigato con Marcello: siamo in presenza dell’altra coppia di La Bohème. Per suscitare la sua rabbia, danza con l’attuale cavalier servente e si comporta come una diva. Divertente quando lamenta un bruciore e al “dove?” degli astanti risponde, dopo una sapiente pausa, “al piè”, mostrando il piede con civetteria.
Il terzo atto presenta una scena sofferente, per i due innamorati che vorrebbero lasciarsi sia per la gravità della malattia di lei, Mimì, sia per l'instabile precarietà del poeta Rodolfo che l'ama nonostante tutto, ricambiato. Sul fondale folate di neve che permangono luccicanti nell'aria. L'opera si conclude con una riconciliazione tra i due, e l'ultimo dialogo cantato tra i due prima della morte di Mimì, adagiata sul divano di velluto rosso, proiettato sul fondale le fa riflesso una fanciulla in fiore di proustiana memoria, in blé carta da zucchero come lei, sprofondata nei tuffi rutilanti di un quadro che sembra di Renoir.
Eccellente direzione attenta del Maestro Jader Bignamini, che ha diretto l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma e altrettanto del plaudito Coro del Teatro dell'Opera di Roma diretto dal Maestro Ciro Visco. Ovazioni a raffica per i cantanti, uno spettacolo magnifico e molto sentito dal pubblico a livello di sentimento.


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